L'Italia fra il 1945 e il 1969: “Dalla guerra alla luna”, il passo è breve
martedì 28 giugno 2022

Due fidanzati si muovono per le strade di Milano su una curiosa bici-coppia. È il 1947, si sono appena lasciati la Guerra alle spalle e vanno incontro al domani. Con il sorriso. Un carico di speranze. E di sogni. Perché il futuro li attende, è loro. Possono finalmente immaginare una vita insieme e arrivare lontano. Di questi giovani sognatori abbiamo perso le tracce, ma ci piace pensare che abbiano fatto tanta strada. Lo scatto che li ha colti in quel momento e così li restituisce a noi, in un viaggio senza tempo, dà il volto a una mostra che racconta, attraverso gli Sguardi dall’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, quel grande periodo del nostro Paese, fra il 1945 e il 1969: Dalla guerra alla luna. L’Italia del boom e il magico sviluppo che determina, al punto di arrivare sul satellite più luminoso e simbolico. Il nostro faro nella notte. La luna. Quella su cui si tornerà ad approdare ad agosto (senza equipaggio) e nel 2025 con quattro astronauti in una nuova e stupefacente missione della Nasa. Quella che abbiamo ammirato pochi giorni fa, quasi toccandola magicamente con un dito: la grande luna, delle fragole o delle rose che dir si voglia. Come a ricordarci di quello che può fare l’Uomo quando insegue un sogno.

Un uomo e una donna in sella a una 'bici-coppia' a Milano, novembre 1947

Un uomo e una donna in sella a una "bici-coppia" a Milano, novembre 1947 - Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

Scorrendo le immagini della mostra che inaugura le neonate Gallerie d’Italia di Torino, il nuovo gioiello di Intesa Sanpaolo in Piazza San Carlo, dedicato in particolare alla fotografia, i visi sognanti non mancano. L’esposizione (aperta fino al 4 settembre, catalogo Skira), curata da Giovanna Calvenzi e Aldo Grasso, propone attraverso 80 scatti un ritratto dell’Italia che rinasce dalle macerie del secondo conflitto mondiale: il piano Marshall con cui l’America l’aiuta a ripartire, il boom degli anni ’60 e l’avvento della televisione, la motorizzazione di massa e i sogni legati alla conquista della luna. Passi fondamentali per capire anche l’Italia di oggi. Nel 1945 l’Italia è un Paese in ginocchio: esce da vent’anni di fascismo e da cinque di guerra. È un Paese letteralmente «a terra»: bisogna ricostruire il tessuto sociale, l’economia, ma anche le istituzioni politiche dopo la dittatura e il vuoto di potere, creatosi con l’armistizio, durato due anni. Vediamo le baracche (per abbatterle passeranno molti anni) che costellano le periferie delle grandi città, e le prime case popolari, costruite grazie al progetto Ina Casa. C’è palpabile l’euforia di quegli anni, con la nascita di nuovi giornali e il desiderio che accomuna tutti di ripartire. Nell’aprile del 1948 le elezioni politiche avevano sancito la vittoria della Democrazia Cristiana di De Gasperi e nel quadro politico nato dalle urne si opera negli anni successivi per la ricostruzione economica che avviene grazie a diversi fattori, tra cui gli aiuti internazionali dell’Onu e il piano Marshall, un grande progetto economico e finanziario messo in atto dagli Stati Uniti per sostenere la ripresa europea.

Tra gli anni ’50 e ’60 avviene la grande trasformazione del nostro Paese: prima del boom economico l’Italia era un Paese prevalentemente agricolo e in condizioni decisamente arretrate, come testimoniano le immagini di mondine al lavoro, di greggi di pecore che attraversano le strade, di barrocci tirati da cavalli. È il periodo della costruzione dell’Autostrada del Sole e della motorizzazione di massa, che si realizza prima con la Vespa e poi con la Topolino (forse amaranto come nella canzone di Paolo Conte) e con la Cinquecento. Sono gli anni delle Olimpiadi di Roma, del Concilio Vaticano II, dei primi consumi di massa: le case si affollano di elettrodomestici, dal frigorifero alla lavatrice, dalla cucina economica al tostapane.

Il miracolo economico non interessò tutto il Paese nello stesso modo. Lo storico divario tra il Nord e il Sud, non fu mai colmato e costrinse a una gigantesca migrazione interna dalle campagne meridionali alle città del Nord che cambiò profondamente il volto dell’Italia.Nella mostra, alle immagini del lavoro in fabbrica si alternano quelle dei concorsi di bellezza. Ci sono le gare sportive e quelle canore, la costruzione dei ponti e dei grattacieli, la realizzazione della metropolitana di Milano. Senza dimenticare le tragedie, quelle naturali, come l’alluvione del Polesine e di Firenze, e quelle causate dall’uomo, come il Vajont. Catastrofi che misero il Paese di fronte alle contraddizioni di una grande trasformazione che non aveva fatto i conti con il suo fragilissimo territorio.

La televisione, nata nel 1954, è l’elettrodomestico più desiderato di quegli anni, quello che più di tutti favorisce la diffusione di consumi di massa e l’unificazione culturale del Paese, a cominciare da quando il giovedì sera l’Italia si fermava per seguire Lascia o raddoppia?. Idealmente, oltre a segnare l’arco cronologico rappresentato dal quarto di secolo che copre il periodo dalla fine della guerra allo sbarco sulla luna, la mostra indica anche l’evoluzione dei media nella società italiana: un arco che inizia con la signora che ascolta la radio mentre sferruzza, passa per le canzoni del Cantagiro, con la spensieratezza di Gianni Morandi e il fascino di Dalida, i"voli" di Domenico Modugno al Festival di Sanremo, per chiudere con la magica serata del luglio 1969, quando tutto il Paese assiste in tv a un’avventura capace di illudere che il mondo sarebbe cambiato: «Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’Umanità», come lo definì Neil Armstrong camminando per la prima volta sul nostro satellite in quell’estate del 1969.

Oggi, guardando la luna, non possiamo non pensare a quel momento e a quegli anni. Non possiamo non ricordare i passi dell’Umanità e del Paese, fatti in poco più di un ventennio. Non possiamo non sognare anche noi, mentre nuovi venti di guerra ci toccano da vicino, la pandemia ci ha costretti a rimodulare le nostre vite, le crisi economiche si ripetono, in un mondo così connesso e globalizzato che un giorno si è scoperto piccolo e fragile. Puntiamo di nuovo alla luna allora, torniamo a sognare. Come quei ragazzi in sella alla bici-coppia.

Una foto e 980 parole.

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