L'Italia da amare di Camus, con i volti degli artisti nelle strade, รจ svanita?
ร appena uscito nelle edizioni Contrasto, a cura di Goffredo Fofi e Vittorio Giacopini, un volume di scritti dedicati ad Albert Camus. Molte le firme di collaboratori della rivista "Lo straniero", ma ci sono in apertura anche due saggi di Nicola Chiaromonte e di Jean Paul Sartre. La raccolta si conclude con un breve e singolare scritto di Piergiorgio Bellocchio, L'Italia di Camus, che risale, se non sbaglio, al 1994.
Bellocchio inizia cosรฌ: ยซOgni volta che in questi ultimi tempi sentivo blaterare di disunire l'Italia, la mia reazione era quella di chi subisce un'offesa profonda (โฆ) Ma che cosa reagiva immediatamente in me? Qual era il punto sensibile? Quale idea o sentimento del mio Paese? Devo rispondere: Dante, Machiavelli, San Francesco, Michelangelo, Leopardi, Manzoni, Verdi โฆ Non Garibaldi, Mazzini, Cavour. La lingua, l'arte, la cultura, ben prima e al di sopra della politica. Solo chi non ha amato i versi di Dante, le chiese romaniche, i corpi e i volti che i nostri artisti hanno fissato negli affreschi (โฆ) solo chi non sente tutto questo come patrimonio fondamentale dell'anima, puรฒ concepire di dividerlo e disperderloยป.
E Camus? Nei suoi taccuini lo scrittore nato e cresciuto in Algeria, un mediterraneo, non nordico, mostra di essere affascinato dal rapporto ยซmiracolosamente armonico tra i tesori d'arte , il paesaggio, gli abitantiยป. ร colpito da certi volti, da certi sorrisi, perchรฉ ยซi volti dei primitivi fiorentini sono gli stessi che si incontrano per strada ogni giornoยป. Siamo nel 1937. Tornato in Italia nel '55, Camus annota: ยซOra bisogna cambiare vita (โฆ) Mi pento qui degli anni neri e stupidi che ho vissuto a Parigiยป. I luoghi che piรน sente il bisogno di rivedere sono Arezzo, Gubbio, Siena, Assisi (ma ยซsenza turisti e senza Vespeยป) e ยซmangiare ancora i cocomeri per le strade calde di Veronaยป.
Le conclusioni di Bellocchio possiamo immaginarle. Sono desolate. I volti degli italiani non somigliano piรน a quelli che troviamo in Giotto, Masaccio, Caravaggio. L'Italia amata da Camus, l'Italia che potevamo amare, รจ sparita.
Bellocchio inizia cosรฌ: ยซOgni volta che in questi ultimi tempi sentivo blaterare di disunire l'Italia, la mia reazione era quella di chi subisce un'offesa profonda (โฆ) Ma che cosa reagiva immediatamente in me? Qual era il punto sensibile? Quale idea o sentimento del mio Paese? Devo rispondere: Dante, Machiavelli, San Francesco, Michelangelo, Leopardi, Manzoni, Verdi โฆ Non Garibaldi, Mazzini, Cavour. La lingua, l'arte, la cultura, ben prima e al di sopra della politica. Solo chi non ha amato i versi di Dante, le chiese romaniche, i corpi e i volti che i nostri artisti hanno fissato negli affreschi (โฆ) solo chi non sente tutto questo come patrimonio fondamentale dell'anima, puรฒ concepire di dividerlo e disperderloยป.
E Camus? Nei suoi taccuini lo scrittore nato e cresciuto in Algeria, un mediterraneo, non nordico, mostra di essere affascinato dal rapporto ยซmiracolosamente armonico tra i tesori d'arte , il paesaggio, gli abitantiยป. ร colpito da certi volti, da certi sorrisi, perchรฉ ยซi volti dei primitivi fiorentini sono gli stessi che si incontrano per strada ogni giornoยป. Siamo nel 1937. Tornato in Italia nel '55, Camus annota: ยซOra bisogna cambiare vita (โฆ) Mi pento qui degli anni neri e stupidi che ho vissuto a Parigiยป. I luoghi che piรน sente il bisogno di rivedere sono Arezzo, Gubbio, Siena, Assisi (ma ยซsenza turisti e senza Vespeยป) e ยซmangiare ancora i cocomeri per le strade calde di Veronaยป.
Le conclusioni di Bellocchio possiamo immaginarle. Sono desolate. I volti degli italiani non somigliano piรน a quelli che troviamo in Giotto, Masaccio, Caravaggio. L'Italia amata da Camus, l'Italia che potevamo amare, รจ sparita.
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