Guidare gli altri, dire agli altri quello che devono fare, agire al loro posto, decidere per delega le norme della vita sociale e quindi quella di un'enorme quantitร di individui: se la politica รจ ovviamente questo, ci sarebbe da tremare di fronte alla decisione di dedicarsi a una tale attivitร , o meglio superattivitร , carica di responsabilitร tali che รจ perfino difficile immaginarle. Per dedicarsi alla politica e assumersi impegni che finiscono presto per non lasciare posto ad altro, รจ necessario uno specifico talento, una passione ininterrotta e un'ambizione che ripaghi con sufficienti gratificazioni un dispendio pressochรฉ incalcolabile di energie. Di solito si parla di narcisismo volendo stigmatizzare qualcosa che somiglia all'individualismo egoistico fondato su una ristretta, chiusa, avara visione della vita e della realtร . I politici, chissร come, riescono a far dimenticare il loro particolare e potentissimo narcisismo occultandolo dietro la maschera della loro ininterrotta manipolazione attiva e comunicativa degli altri. Senza un'inflessibile passione competitiva e una volontร di vincere e di esercitare il potere, non si fa politica. Esiste il narcisismo passivo e sterile di chi si specchia di fronte a sรฉ; esiste poi il narcisismo attivo, influente e contagioso di chi ha bisogno di specchiarsi in una moltitudine resa attivamente passiva, docile e fedele. Il politico rivendica a sรฉ stesso la virtรน del "fare", un fare che nel suo caso si presenta come superiore e culminante rispetto a ogni altra, determinata e concreta, forma di attivitร . Il fare del politico ha bisogno di due dimensioni e strumenti: lo Stato e le masse, senza cui il prestigio, l'aureola del suo fare declinano fino a sparire nella sconfitta e nel fallimento. Senza la possibilitร di esercitare un potere superiore e generale l'attivitร politica appare insensata. Ma non esiste forse un agire eticamente positivo e socialmente utile che sia accessibile all'enorme maggioranza di coloro (masse di individui) che non fanno politica? Torno a questi interrogativi e a queste riflessioni leggendo un volumetto-intervista a Luigi Bobbio (figlio del famoso filosofo) rilasciata a Luisa Passerini e a cura di Santina Mobiglia, intitolata Il '68, prima e dopo (Edizioni dell'asino, pagine 136 , euro 12,00). Quell'anno o periodo ormai remoto resta l'ultimo in cui si tentรฒ in massa e attivamente una โridefinizione della politicaโ fuori dallo Stato, come impegno individuale di tutti e avendo in mente sia la propria personale posizione nel sistema sociale che i problemi politici dell'intero pianeta. Fu un tentativo laborioso finito male. Ma le ragioni di quel tentativo e di quel fallimento possono ancora insegnare qualcosa.
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