La mente non รจ mero elaboratore di dati

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December 3, 2020
Il tema centrale dellโ€™ultimo numero di โ€œInternazionaleโ€ รจ definito in copertina Il valore dellโ€™incertezza e viene riassunto cosรฌ nellโ€™incoraggiante sottotitolo: โ€œSiamo rassicurati dalle situazioni che possiamo prevedere e controllare. Ma la nostra vera forza รจ la capacitร  di affrontare quello che non ci aspettiamoโ€. Parole in cui si riassume il cuore morale della questione, straordinariamente attuale nellโ€™anno terribile che il genere umano sta vivendo contro ogni precedente aspettativa. La pandemia non era affatto prevista e mette in discussione lโ€™ottimismo tecnoโ€“progressista secondo il quale le minacce della natura planetaria potevano apparire (ma non erano) largamente neutralizzate. La situazione della salute e della sopravvivenza umana non รจ affatto โ€œsotto controlloโ€. Non lo era mai stata e certo non lo era per i Paesi piรน poveri, eppure certe illusioni superomistiche erano cresciute. Oggi il problema รจ la nostra capacitร  psicologica, mentale, sociale di affrontare una catastrofe. Tutto รจ in questione: soprattutto lโ€™antropologia fondata su un modello capitalistico che pretende una crescita ininterrotta della produzione e dei consumi, senza aumento della giustizia sociale e i cui effetti sulla abitabilitร  del pianeta si sono giร  rivelati irreversibili. Chi opta per lโ€™ottimismo a proposito del futuro รจ anche perchรฉ immagina una sfida che perรฒ richiede risorse di resistenza, luciditร  e coraggio a cui il nostro โ€œstile di vitaโ€ tende invece a lasciare poco spazio. In realtร  lโ€™โ€œuomo a una dimensioneโ€ prodotto dalle nostre societร  ipermodernizzate sembra aver perso ogni capacitร  di autotrascendersi. Per questo ho trovato piuttosto deludente il lungo saggio scelto da โ€œInternazionaleโ€ per illustrare il valore dellโ€™incertezza. Si tratta di un testo dovuto a quattro filosofi britannici che studiano il nostro โ€œcervello predittivoโ€, cioรจ la capacitร  mentale di fronteggiare situazioni nuove di accresciuta incertezza. Ho trovato deprimente soprattutto il formulario concettuale adottato dagli autori, che si fa un poโ€™ fatica a immaginare come filosofi. Giร  lโ€™uso di una formula come โ€œcervello predittivoโ€, continuamente ripetuta, fa pensare piรน alla psicologia sperimentale di tipo โ€œcognitivisticoโ€ che alla filosofia. Il cognitivismo รจ una tendenza oggi prevalente in psicologia che tende allโ€™analisi e alla valutazione statisticoโ€“quantitativa della mente e della soggettivitร  umana viste come un computer, un โ€œservomeccanismoโ€ per lโ€™elaborazione delle informazioni. Insomma: il soggetto umano รจ ridotto a cervello e il cervello รจ ridotto a un elaboratore di dati. Vorrei invece sapere che cosa puรฒ succedere quando si affronta una situazione inattesa e difficile se prima abbiamo ascoltato Bach e Mozart o abbiamo letto i Libri sapienziali, i dialoghi di Platone e i drammi di Shakespeare.

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