Il tema centrale dellโultimo numero di โInternazionaleโ รจ definito in copertina Il valore dellโincertezza e viene riassunto cosรฌ nellโincoraggiante sottotitolo: โSiamo rassicurati dalle situazioni che possiamo prevedere e controllare. Ma la nostra vera forza รจ la capacitร di affrontare quello che non ci aspettiamoโ. Parole in cui si riassume il cuore morale della questione, straordinariamente attuale nellโanno terribile che il genere umano sta vivendo contro ogni precedente aspettativa. La pandemia non era affatto prevista e mette in discussione lโottimismo tecnoโprogressista secondo il quale le minacce della natura planetaria potevano apparire (ma non erano) largamente neutralizzate. La situazione della salute e della sopravvivenza umana non รจ affatto โsotto controlloโ. Non lo era mai stata e certo non lo era per i Paesi piรน poveri, eppure certe illusioni superomistiche erano cresciute. Oggi il problema รจ la nostra capacitร psicologica, mentale, sociale di affrontare una catastrofe. Tutto รจ in questione: soprattutto lโantropologia fondata su un modello capitalistico che pretende una crescita ininterrotta della produzione e dei consumi, senza aumento della giustizia sociale e i cui effetti sulla abitabilitร del pianeta si sono giร rivelati irreversibili. Chi opta per lโottimismo a proposito del futuro รจ anche perchรฉ immagina una sfida che perรฒ richiede risorse di resistenza, luciditร e coraggio a cui il nostro โstile di vitaโ tende invece a lasciare poco spazio. In realtร lโโuomo a una dimensioneโ prodotto dalle nostre societร ipermodernizzate sembra aver perso ogni capacitร di autotrascendersi. Per questo ho trovato piuttosto deludente il lungo saggio scelto da โInternazionaleโ per illustrare il valore dellโincertezza. Si tratta di un testo dovuto a quattro filosofi britannici che studiano il nostro โcervello predittivoโ, cioรจ la capacitร mentale di fronteggiare situazioni nuove di accresciuta incertezza. Ho trovato deprimente soprattutto il formulario concettuale adottato dagli autori, che si fa un poโ fatica a immaginare come filosofi. Giร lโuso di una formula come โcervello predittivoโ, continuamente ripetuta, fa pensare piรน alla psicologia sperimentale di tipo โcognitivisticoโ che alla filosofia. Il cognitivismo รจ una tendenza oggi prevalente in psicologia che tende allโanalisi e alla valutazione statisticoโquantitativa della mente e della soggettivitร umana viste come un computer, un โservomeccanismoโ per lโelaborazione delle informazioni. Insomma: il soggetto umano รจ ridotto a cervello e il cervello รจ ridotto a un elaboratore di dati. Vorrei invece sapere che cosa puรฒ succedere quando si affronta una situazione inattesa e difficile se prima abbiamo ascoltato Bach e Mozart o abbiamo letto i Libri sapienziali, i dialoghi di Platone e i drammi di Shakespeare.
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