Sull'idea di capitalismo come โsistemaโ si concentrรฒ mezzo secolo fa, intorno al '68, tutta l'attenzione teorica dell'opposizione di sinistra: nelle rivolte degli studenti, nella classe operaia, nella sindacalizzazione politicizzata degli impiegati e dei tecnici e in un nuovo ceto intellettuale d'avanguardia. Sistema erano le singole societร dei paesi piรน sviluppati e sistema era l'insieme dei rapporti economici e politici internazionali, a cominciare dallo sviluppo dell'Occidente ricco che produceva sottosviluppo ai danni dei paesi poveri in Africa, Asia, America latina. Si parlava di un unico sistema strettamente interconnesso, in cui sfruttamento capitalistico e dominio imperialistico, alienazione dei rapporti sociali e idolatria dei consumi, istituzioni culturali e politica, si integravano reciprocamente. Sembrava che a tutto questo ci fosse una sola alternativa: la riscoperta dell'utopia comunista e della prassi rivoluzionaria, ancora secondo modelli ereditati dalla prima metร del Novecento: leninismo, anarcosindacalismo, maoismo. Una volta sconfitta, quella sinistra rinunciรฒ all'idea di sistema e di totalitร sociale, come se si trattasse di mitologie. Capitalismo e consumi erano invece anche libertร e benessere, mentre i regimi comunisti erano tutti tragicamente sprofondati nell'orrore dittatoriale. Leggo in un intervento dello storico della cultura Donald Sassoon sul โSole 24 Oreโ di domenica scorsa le seguenti parole: ยซLa maggior parte delle persone sembra accettare l'idea che l'attuale ordinamento economico della nostra societร sia l'unico possibile (...) non essendo visibili alternative, il sistema appare eterno (...) Una volta si credeva che โi dannati della Terraโ si sarebbero ribellati al sistema, ma adesso sappiamo che quando si ribellano รจ per la frustrazione di essere lasciati fuori e non perchรฉ desiderano sovvertirlo (...) Desiderano il capitalismo, o quanto meno i suoi frutti: i consumiยป. Questo quadro puรฒ sembrare pessimistico, ma non lo รจ. L'umanitร รจ in effetti culturalmente, antropologicamente mutata soprattutto da quando al consumismo delle merci tradizionali si รจ aggiunto il consumismo informatico, le cui merci interattive penetrano molto piรน a fondo nella coscienza, nell'uso della mente, del tempo, della vita di relazione. Il sistema dunque non รจ un mito defunto, รจ una realtร oggi piรน viva e potente che mai. Ha perรฒ un difetto: รจ un sistema e quindi se non esce da sรฉ rischia di autodistruggersi, distruggendo per esempio l'ambiente naturale. ร un sistema e teme anche ogni rifiuto di obbedienza. Oggi chiunque si rifiuti di essere perpetuamente โconnessoโ puรฒ diventare solo per questo un esempio di libertร . Uscire per una settimana dalla Rete anche soltanto in cento o in mille potrebbe, chissร , spaventare molto i suoi padroni.
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