La mitezza degli agnelli e la violenza del mondo

II Domenica del Tempo ordinario - Anno A
January 15, 2026
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
E se oggi io vedessi Gesù venire verso di me sarei capace di riconoscerlo? E come lo chiamerei? E se Giovanni vedesse me, o te che mi stai leggendo, cosa vedrebbe in noi: forse solo qualcosa di opaco e indistinto, chiuso e appesantito dalle paure? Vorrei poterlo riconoscere e dire come Giovanni “Ecco, è Lui.” Ecco finalmente chi abita una pienezza che non muta, che non si dissolve, che non si incrina. Ecco finalmente uno spazio in cui la vita divina trova la sua casa nello scorrere della storia; ecco l’innocente, con la sua capacità di restare intatto, limpido, non contaminato dalla paura o dal cinismo, anche se conosce tutta la durezza del mondo. Energia misteriosa è questa trasparenza dell’Agnello: una energia non deformata dalla paura, dalla violenza, dal calcolo, dal «peccato del mondo». Ma cosa è questo peccato del mondo? Forse la somma di tutte le nostre opacità: non un elenco di colpe, ma un’ombra collettiva, intessuta di violenze, egoismi, sistemi ingiusti, paure, cucita a trama fitta, che ci divide da noi stessi, che spezza la nostra unità interiore, che assorbe e dissolve la nostra luce. E Lui, ci dice Giovanni, è venuto a togliere quest’ombra: non la cancella come un errore su un foglio, ma trasforma il buio in luce, la ferita in luogo di incontro, la fragilità in forza. Perché gli agnelli sono fatti così, non fanno paura, non sono arroganti, non sbarrano, non inquietano. Per due volte Giovanni, in questo brano di oggi, ripete: «Io non lo conoscevo». Quasi a ricordarci che Dio spesso ci cammina accanto e noi Lo guardiamo, ma non Lo vediamo, Lo incontriamo, ma Lo scambiamo per qualcos’altro. Perché abbiamo occhi troppo abituati all’evidenza e non alla profondità. Ma forse ciò che Giovanni oggi ci indica non è soltanto Gesù, ma un modo di essere, un punto possibile dell’esistenza: esseri umani che finalmente permettono allo Spirito di abitarli senza essere respinto, di sostare e “rimanere” in noi, per lasciare che la vita ci passi attraverso senza essere deformata, per diventare anche noi luogo di trasparenza. È questo, forse, il mistero dell’Agnello: un’umanità che ha smesso di combattere contro se stessa, che non deve più difendersi, che può finalmente offrire ciò che è: esseri capaci di attraversare il mondo, senza aggiungere ombra. Giovanni ci dice cosa fare con una semplicità disarmante: «Io ho visto e ho testimoniato». A questo sono chiamato, a non ostacolare la luce. E, quando essa appare, avere il coraggio di dire: «Ecco».
Letture: Isaia 49,3.5-6; Salmo 39; 1 Corinzi 1,1-3; Giovanni 1,14.12

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