XXIV Domenica
Tempo ordinario - Anno CIn quel tempo, si avvicinavano a Gesรน tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: ยซCostui accoglie i peccatori e mangia con loroยป. Ed egli disse loro questa parabola: ยซChi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finchรฉ non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: โRallegratevi con me, perchรฉ ho trovato la mia pecora, quella che si era perdutaโ. Io vi dico: cosรฌ vi sarร gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, piรน che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. (...)Le tre parabole della misericordia sono davvero il Vangelo del Vangelo. Sale dal loro fondo un volto di Dio che รจ la piรน bella notizia che potevamo ricevere. Gesรน accoglieva i peccatori e mangiava con loro. E questo scandalizzava i farisei:
Questi peccatori sono i nemici di D
io! E Gesรน per tre volte a mostrare che Dio รจ amico di quanti gli sono nemici.
Pubblicani e prostitute sono lontani da Dio! Stai lontano da lo
ro! E Gesรน a raccontare che Dio รจ vicino a quanti si sono perduti lontano.Scribi e sacerdoti si ribellano a questa idea di Dio. Loro pensano di conoscere, di circoscrivere i luoghi di Dio: Dio รจ nel tempio, nell'osservanza della legge, nei sacrifici, nella religione, nella penitenza. Gesรน abbatte tutti questi recinti: Dio รจ nella vita, lร dove un figlio soffre e si perde, รจ nella paura della pecora smarrita, รจ accanto all'inutilitร della moneta perduta, nella fame del figlio prodigo. I farisei, i moralisti dicono: troverai Dio come risultato dei tuoi sforzi. Gesรน dice: sarร Dio a trovare te; non fuggire piรน, lasciati abbracciare, dovunque tu sia, e ci sarร gioia libertร e pienezza.Le tre parabole, mettendo in scena perdita e ritrovamento, sottolineano la pena di Dio che cerca, ma molto di piรน la gioia quando trova.Ecco allora la passione del pastore, il suo inseguimento per steppe e pietraie. La pecora perduta non torna da sรฉ all'ovile; non รจ pentita, ma รจ a rischio della vita; non trova lei il pastore, ma รจ trovata; non รจ punita, ma caricata sulle spalle, perchรฉ sia piรน leggero il ritorno.Un Dio pastore che รจ in cerca di noi molto piรน di quanto noi cerchiamo lui. Se anche noi lo perdiamo, lui non ci perde mai. Un Dio donna-di-casa che ha perso una moneta, madre in ansia che non ha figli da perdere, e se ne perde uno solo la sua casa รจ vuota; che accende la lampada e si mette a spazzare ogni angolo e troverร il suo tesoro, lo troverร sotto tutta la spazzatura raccolta nella casa. E mostra come anche noi, sotto lo sporco e i graffi della vita, sotto difetti e peccati, possiamo scovare, in noi e negli altri, un piccolo grande tesoro anche se in vasi di creta, pagliuzze d'oro nella corrente e nel fango.Tutte e tre le parabole terminano con un identico crescendo. L'ultima nota รจ una gioia, una contentezza, una felicitร che coinvolge cielo e terra, che convoca amici e vicini. Da che cosa nasce la felicitร di Dio? Da un innamoramento! Questo perdersi e cercarsi, questo ritrovarsi e perdersi di nuovo, รจ la trama del Cantico dei Cantici. Dio รจ l'Amata che gira di notte nella cittร e a tutti chiede una sola cosa: avete visto l'amato del mio cuore? Sono io l'amato perduto. Dio รจ in cerca di me. Io non fuggirรฒ piรน.
(Letture: Esodo 32, 7-11.13-14; Salmo 50; 1 Timoteo 1, 12-17; Luca 15, 1-32)
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