Per Giada l'Olimpiade non รจ mai arrivata in fondo alla pista
diย Alberto Caprotti
La piรน giovane tra gli azzurri che cade un'altra volta (e si fa male) e il sudafricano che fa arrabbiare chi non c'รจ: scontento รจ la parola di oggi

Diario dai Giochi/9.
Questa mattina ho visto un bambino emozionarsi guardando la neve che scendeva finissima al di lร del davanzale della sua camera. Era una neve educata: in silenzio chiedeva il permesso di sovrapporsi a una pioggerella antipatica che sgomitava per starle davanti, o almeno per sovrapporsi a lei. Ma รจ bastato quel nevischio sottile sui tetti di Cortina per farmi capire che le leggi della natura, diversamente da quelle degli uomini, non sono calpestabili troppo a lungo. E che un inverno asciutto anzichรฉ bagnato, grigio anzichรฉ bianco, รจ il vero inverno del nostro scontento.
Scrivo questo perchรฉ โscontentoโ รจ la parola regina della giornata. Oggi gli scontenti ai Giochi sono tanti, a cominciare da chi doveva solo arrivare al traguardo per vincere comunque. Come Giada D'Antonio, 16 anni, la piรน giovane in assoluto tra gli azzurri ai Giochi. Fuori pista nello slalom della combinata a squadre all'esordio, รจ caduta anche oggi mentre scendeva in allenamento in vista delle prossime gare. La diagnosi: trauma distorsivo al ginocchio destro, con sospetta rottura del legamento crociato anteriore. Un debutto terribile: per lei le Olimpiadi non sono mai arrivate in fondo.
Eโ solo una delle mille vicende di questi Giochi. Anche minime ma straordinarie, che non si ha lo spazio per raccontarle. Come quella di Matthew Smith, 35enne sudafricano che lโaltro giorno ha gareggiato nella 10 km di sci di fondo, sport che fino a tre anni fa nemmeno sapeva cose fosse non avendolo mai praticato. Per qualcuno una bella storia, che puรฒ capitare solo qui. Per altri invece una storia sbagliata, visto che cโerano atleti molto piรน titolati di lui in nord Europa per essere selezionati a partecipare a una gara che vale una vita.
Insomma, chi protesta cโรจ sempre. Ed รจ un peccato, perchรฉ abitando esistenze meccaniche e ripetitive, abbiamo perso lโabitudine di stupirci. E la voglia di godere delle anomalie positive, come quella di un brasiliano che vince lo slalom gigante ai Giochi.
Poi perรฒ dal cielo arriva la neve sulla cittร delle Olimpiadi della neve, che assomiglia molto a una spruzzata di confortante normalitร .
A proposito, lโavevo dimenticato: non provo nessun imbarazzo nel precisare che quel bambino emozionato affacciato alla finestra della sua camera, ero io.
ยฉ RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





