L'Università del futuro è (solo) privata, il piano di OpenAI e delle Big Tech
Lontano dalle aule universitarie, colossi come OpenAI, Google e Anthropic stanno fondando le proprie accademie private. L'obiettivo? Sostituirsi al sistema pubblico e creare un nuovo monopolio globale della formazione, dove le certificazioni aziendali rischiano di pesare sul curriculum molto più di una laurea tradizionale.

La fuga in avanti di Silicon Valley verso la privatizzazione della formazione
Quando si parla di Intelligenza artificiale e formazione, in Italia prevalgono ancora dubbi, ne è la prova un recente approfondimento del Corriere della Sera dal titolo: «Studiare ai tempi dell'intelligenza artificiale: gli algoritmi sono alleati o nemici dei nostri figli?». La Silicon Valley, invece, ha già abbondantemente archiviato la questione. Lontano dalle aule scolastiche tradizionali e dalla cronica lentezza dei programmi ministeriali (soprattutto europei e ancor di più italiani), le Big Tech stanno approfittando del vuoto istituzionale per fondare le università del futuro, avviando una progressiva e inesorabile privatizzazione globale della formazione. Non c'è più il tempo di attendere che il sistema pubblico integri l'alfabetizzazione algoritmica nei propri percorsi di studio: i giganti del software hanno deciso di addestrare in casa i lavoratori di domani, orientandoli ai propri ecosistemi fin dalle fondamenta.
Anthropic e Claude 101, l'inizio dell'egemonia pedagogica
L'iniziativa di Anthropic rappresenta l'esempio perfetto di questa nascente “egemonia pedagogica”. Appoggiandosi al sistema Skilljar, l'azienda ha inaugurato un portale educativo ufficiale che si sostituisce di fatto alle università tradizionali. Attraverso percorsi accessibili come «Claude 101», il catalogo accompagna gli utenti dai primi rudimenti fino a competenze ingegneristiche iperspecializzate, insegnando l'uso di strumenti avanzati come Claude Code o lo sviluppo di server per il Model Context Protocol. Lo studente viene così immatricolato e “cresciuto” in un ambiente chiuso, dove traccia i propri progressi e segue lezioni interattive strutturate dai creatori stessi del modello, imparando a ragionare e a risolvere problemi esclusivamente secondo le logiche proprietarie dell’azienda.
OpenAI Academy: la mossa strategica verso i nuovi diplomi digitali
Sui medesimi binari si espande l'Accademy di OpenAI, presentata al mondo come un polo democratico pensato per sviluppatori, studenti, educatori e piccoli imprenditori. Dietro la promessa di un accesso gratuito e di laboratori pratici per calare l'astrazione tecnologica in soluzioni quotidiane, si nasconde però una mossa strategica ben più dirompente, che sicuramente andrà ad incidere le dinamiche dell'occupazione e quindi del mondo del lavoro. La piattaforma ha già lanciato i propri percorsi di certificazione ufficiale per attestare le competenze acquisite, dando così forma a un nuovo mercato dei diplomi digitali sull’intelligenza artificiale, accuratamente progettato per scavalcare le università tradizionali.
L'architettura didattica di Google, da Cloud Skills Boost ai modelli Gemini
Il panorama non potrebbe dirsi completo senza volgere lo sguardo verso Mountain View, dove Google ha già da tempo costruito la propria imponente “architettura didattica” per dominare la corsa alla rieducazione globale. L'azienda si muove attraverso un ecosistema formativo vasto e ramificato, che trova i suoi pilastri in piattaforme proprietarie come Google Cloud Skills Boost e nei programmi divulgativi del filone Grow with Google, appoggiandosi frequentemente a colossi dell'apprendimento digitale come Coursera per massimizzare la propria capillarità. Esattamente come i suoi diretti concorrenti, il gigante dei motori di ricerca offre un catalogo studiato per intercettare qualsiasi tipologia di utente, partendo da moduli trasversali come i corsi sulle basi dell'intelligenza artificiale, progettati per infondere l'automazione nella produttività quotidiana di studenti e impiegati, per spingersi fino a laboratori ingegneristici di altissima complessità incentrati su Vertex AI e sui modelli della famiglia Gemini.
Il rischio monopolio: le certificazioni Tech valgono più di una laurea?
Il baricentro del potere sta dunque scivolando inesorabilmente verso i server privati che si trovano in California, delineando uno scenario in cui gli attestati rilasciati da una singola azienda rischieranno di pesare sul curriculum molto più di una laurea statale. Nel momento in cui poche multinazionali si arrogheranno l'esclusiva autorità di decretare chi possiede le qualifiche necessarie per operare nel settore AI e chi è invece destinato alla rapida obsolescenza professionale, ci accorgeremo di aver ceduto non soltanto il controllo dei propri dati, ma il monopolio sulla certificazione di una parte del sapere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






