Schlein sfida Meloni ma anche Conte: «Uno non vale uno, abbiamo più voti»
di Giuseppe Muolo
La segretaria dem: o primarie o governa il leader del partito con più consensi. Il capo 5s schiva la polemica, accetta i gazebo e nei fatti apre a Renzi «se Elly fa da garante». Ma avverte: cittadini sono contro il riarmo

Un colpo agli alleati e un colpo - anzi dieci - al Governo. È una Elly Schlein a tutto campo quella che apre la direzione nazionale del Pd. Non risparmia nessuno. Né la premier Giorgia Meloni e nemmeno il leader pentastellato, Giuseppe Conte. Sbarra definitivamente la strada all’ipotesi di un federatore. Rivendica che il Pd ha «il doppio dei voti» delle altre forze del Campo largo e ribadisce il sostegno all’Ucraina. Mentre all’esecutivo dice: «Avete fallito, andate a casa».
Parla per più di un’ora la segretaria dem. Camicia blu notte, maniche arrotolate. Dietro di lei, la bandiera dell’Europa e quella della pace. Tira dritto quando arriva al Nazareno. Dribbla i cronisti e si avvia a esporre la sua relazione. Che alla fine verrà approvata all’unanimità, ma non sarà votata dall’area riformista. «Vogliamo più chiarezza sul programma e sul percorso delle primarie», spiega la senatrice Sandra Zampa, che apprezza invece la stoccata al M5s e la conferma del sostegno a Kiev. Dagli altri, invece, la segretaria riceve diversi applausi. Molti si alzano anche in piedi quando spinge sull’orgoglio Pd. L’obiettivo è compattare il partito. In funzione anti Meloni, certamente. Ma anche per mandare più di un messaggio ai Cinque stelle. Una strategia intrapresa già alla chiusura della Festa dell’Unità. Quando aveva risposto a Conte, ribadendo l’aiuto militare all’Ucraina. E aveva sfidato la premier in vista delle elezioni. Ed è proprio in direzione dell’inquilina di Palazzo Chigi che parte la prima stoccata. «Meloni mi chiede di dirle una cosa vera, io gliene dico 10», attacca Schlein, replicando alla provocazione della premier, che a Fenix, la kermesse di FdI, aveva ironizzato sulla mancanza di argomenti della leader del Pd. «Dicevano di abbassare le tasse - ricorda la segretaria - siamo al record di pressione fiscale negli ultimi dieci anni, sulla natalità la destra ha fatto retorica ma non politica, la precarietà del lavoro colpisce soprattutto le donne e i giovani». E ancora: «Più tasse, più debito, caro vita alle stelle, stipendi bassi e nessuna crescita. Questa è la loro eredità». Immediata la risposta della premier: «Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani. P.S. Ah, e ovviamente lo fa elencando dieci falsità». E la segretaria del Pd controreplica: «La premier può alzare la voce e sbraitare, ma alla fine i fatti restano, e lo sanno gli italiani che lo vivono ogni giorno sulla propria pelle».
Guarda a Palazzo Chigi Schlein. Ma allo stesso tempo sa che non può farsi scavalcare da Conte. E così prima dà appuntamento ai suoi al 18 ottobre, quando si terrà l’Assemblea in cui chiederà la proroga del suo mandato. E poi si rivolge agli alleati: «Il programma si scrive insieme, sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma che non è che uno vale uno in quella discussione», dice la leader dem, prendendo di mira lo storico mantra dei 5s. E aggiunge: «Se siamo saldamento il primo partito dell'opposizione ce lo siamo guadagnati col sudore, a convincere le persone una per una che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze. Generosi sì, ingenui no». Parole che lasciano interdetto Angelo Bonelli di Avs, che a distanza commenta: «Preoccupa se nel confronto delle idee si impone la forza dei numeri». Ma non è finita qui. La segretaria ribadisce anche la sua linea sulla scelta del capo del Campo largo. «Che guidi il partito che prende un voto in più non è egemonia è democrazia - sottolinea Schlein -. Se c'è chi non riconosce questo principio democratico faremo le primarie, le faremo e le vinceremo insieme». Parole che hanno un preciso destinatario, Giuseppe Conte, che giovedì aveva punto il Pd, dicendo di aver aperto all’idea di un federatore per evitare i gazebo, ma di essersi scontrato con il muro dei dem. E sempre in direzione dei 5s guarda Schlein, quando indica i prossimi passi: «Prima il programma comune, poi la guida - ripete la segretaria -.Noi siamo pronti». Infine, mette di nuovo i puntini sulle “i” sulla questione delle armi a Kiev, che divide la coalizione, perché i pentastellati sono contrari: «Continueremo a sostenere il popolo ucraino, sono fiduciosa che troveremo una sintesi». E invita l’Unione a «nominare un negoziatore europeo». A sera, come prevedibile, arriva la replica piuttosto piccata di Conte: «Per me uno vale uno significa che contano i cittadini, che per la stragrande maggioranza il 60 e 70% dice basta a queste escalation militari a suon di armi». Però apre su Renzi in squadra: «Schlein ne sarà diretta garante». E sulla scelta del leader delle opposizioni getta acqua sul fuoco: «Serve spirito unitario per mandare a casa Meloni. Dopo le parole di Schlein, la strada sarà quella delle primarie, ma non diventino un duello rusticano». Un no al riarmo trasversale.
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