Dal Cdm un Documento di finanza pubblica «prudente». Ridotto lo scostamento per la difesa

di Matteo Marcelli
Giorgetti: «Contesto complesso, difficile fare previsioni. Ma il deficit nel 2026 sarà sotto il 3%»
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October 2, 2026
Dal Cdm un Documento di finanza pubblica «prudente». Ridotto lo scostamento per la difesa
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti durante il Consiglio dei Ministri (Cdm) sul Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp), presso palazzo Chigi. Roma, 02 ottobre 2026. ANSA/ANGELO CARCONI
La manovra «seria» preconizzata da Giancarlo Giorgetti inizia a prendere forma con l’approvazione nel Consiglio dei ministri del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e della relazione per lo scostamento e l’attivazione della clausola di salvaguardia (Nec), da spedire a Bruxelles dopo il via libera del Parlamento. Il processo è in divenire e l’esito della richiesta di Giorgia Meloni alla Commissione per una maggiore flessibilità potrebbe ricalibrare qualche passaggio dell’ultima Legge di Bilancio del governo. Ma la direzione è abbastanza segnata e resta nell’alveo della «prudenza».
Prudenza anche politica, che si sostanzia nella riduzione alla voce difesa dello scostamento previsto. A settembre l'Italia aveva chiesto di attivare la clausola per circa 36 miliardi complessivi: 14 miliardi per l'energia, pari allo 0,6% del Pil cumulato, e circa 22 miliardi per la difesa, pari allo 0,9%. L’esecutivo, come confermato dal titolare del Mef al termine del Cdm, ha deciso di ridurre la quota destinata alla difesa allo 0,6% del Pil. Quella per l’energia resterebbe allo 0,6%, ma il totale sul Pil scenderebbe all’1,2%, cioè 28 miliardi circa. Cifre da dividere nel biennio 2027-2028.
Giorgetti ha chiarito che «il Dpfp arriva in un contesto particolarmente complesso, in cui fare previsioni è complicato». Nondimeno, ha previsto, «il deficit dovrebbe stare sotto il 3% anche nel 2026», visto che i dati vanno «depurati» dallo scostamento in deroga concesso a Roma, e questo consentirebbe l’agognata archiviazione della procedura di infrazione. Mentre nel 2027 potrebbe salire al 3,4%, per poi calare al 3,3% nel 2028 e attestarsi sul 2,4% nel 2029. Per quanto riguarda il Pil, il ministro vede l’1% nel 2026, lo 0,8% nel 2027 e lo 0,9% nel 2028. Per il debito, nel 2027 salirebbe di mezzo punto sino al 138,6%, per scendere poi l’anno successivo. Per tutti questi dati, l’esecutivo «continuerà a prestare attenzione monitorando la situazione sia dei tassi che dell'inflazione» e l’approccio ai conti, ha precisato ancora il ministro, sarà più «prudente» rispetto a quello prospettato un mese fa.
Del resto, la crescita stratosferica dell’inflazione rispetto alle stime riduce il margine di manovra e in questo senso la richiesta della premier a Bruxelles ha perfettamente senso per Giorgetti: «La proposta italiana di considerare l'impatto dell'inflazione sul sentiero di spesa non nasce per chiedere una diversa o un'ulteriore flessibilità. Viene fatta semplicemente per richiamare l'attenzione al fatto che gli obiettivi fissati non possono non considerare quell’impatto». Oltretutto, ha ricordato, si tratta di una rimostranza che accomuna molti governi europei, non solo quello italiano.
La preoccupazione è acuita anche dallo spread tra Btp e Bund (rispettivamente i titoli di Stato italiani e tedeschi). Ieri ha chiuso in calo a 114,6 punti base contro i 126 dell'apertura e un picco di 132, con il rendimento del titolo decennale italiano al 4,6%. Un fronte che resta motivo di forte attenzione a Via Venti Settembre.
Giorgetti ha colto anche l’occasione per dire la sua sulle voci di possibili dimissioni di Christine Lagarde dalla presidenza della Bce: «Non entro nella testa della governatrice, ma credo che sia opportuno, vista la situazione generale, fare chiarezza al più presto». E a scanso di equivoci, ha aggiunto, «al momento non c’è un candidato italiano: l'Italia ha già ottenuto un grande successo economico-diplomatico con Carlo Comporti, presidente dell'Esma che entrerà in carica nelle prossime settimane».
La partita sul bilancio è anche interna al centrodestra. Poco prima del Cdm, Antonio Tajani ha riunito lo stato maggiore di Forza Italia e ha annunciato che dal suo partito arriveranno solo proposte per abbassare la pressione fiscale. Nessuna, ha precisato, in chiave elettorale. Matteo Salvini ha già chiesto segnali «coraggiosi» per contrastare il caro vita. E fonti leghiste hanno salutato con favore non meglio specificati «investimenti a sostegno di cittadini, famiglie e imprese. Ora – hanno assicurato – tra le priorità del ministro Salvini, ci sono gratuità e forti sconti per mezzi pubblici e treni a favore di milioni di studenti e pendolari».

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