Meloni: io insultata, ma l'offerta resta valida. Schlein: fai tutto da sola
Duro botta e risposta tra la premier e la segretaria del Partito democratico sulla possibilità di un tavolo di confronto con le opposizioni sulla politica internazionale e in particolare sulla crisi in Iran

La palla rimbalza da un campo all’altro da ieri. Prima la premier Meloni “tende” la mano alla leader di opposizione Elly Schlein per lavorare insieme sulla politica estera, a cominciare dalla crisi in Iran. Poi arriva la replica della segretaria dem e infine ancora le precisazioni della presidente del Consiglio. Poi ancora le puntualizzazioni della responsabile di largo del Nazareno Durante le dichiarazioni in Senato da Meloni ieri, mercoledì, è arrivato infatti un appello alla «coesione nazionale» e la proposta di «un tavolo con le opposizioni». Ma poi già alla Camera Giorgia Meloni conclude la giornata delle comunicazioni sulla crisi in Iran rivendicando, di essere «contenta», di «essere diversa da voi». Ossia da Pd e M5s, accusati di aver fatto «propaganda a buon mercato» quando nel 2020 gli Usa uccisero il generale iraniano Soleimani. In mezzo c'è la reazione gelida del centrosinistra all'offerta: è tardiva, dicono in sintesi. Per Giuseppe Conte, rischiava di essere solo «una sfilata a Palazzo Chigi, una presa in giro.
Stamane poi il nuovo affondo della segretaria del Pd: «L'appello all'unità è durato giusto un paio d'ore, nelle repliche alla Camera è tornata in lei, ho dovuto chiedere di posare la clava perché ha passato più tempo a parlare delle opposizioni. Io sono in costante contatto con il governo, con Crosetto e Tajani. Noi ci siamo, il mio numero ce l'ha». Inoltre, Schlein va giù diretta nell’accusare la premier di difendere troppo Donald Trump. «Noi non discutiamo il rapporto con gli Usa», ma si «deve dire no all'uso delle basi in Italia. Adesso», dice, insistendo sul fatto che «Meloni deve dire adesso che direbbe no se Trump chiedesse l'uso delle basi per questi attacchi illegali, bisogna saper dire agli alleati quando si sbagliano. Il governo deve chiedere a Trump e Netanyahu di fermarsi».
A stretto giro arriva anche la replica da Palazzo Chigi. «Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l'opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali – risponde la presidente del Consiglio - Se non vi è disponibilità da parte dell'opposizione a un coordinamento sulla crisi lo rispetto, ma non se ne dia la responsabilità a me. A dimostrazione di quello che dico, confermo che il mio invito resta valido». Inoltre, Meloni ricorda come alle sue parole «l'opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. Serva, ridicola, imbarazzante, pericolo per l'umanità, persona che striscia per non inciampare e molti altri. Questi sono stati i toni utilizzati da esponenti dell'opposizione, che mi sembrano ben lontani da un clima di confronto costruttivo». Inoltre torna anche sulle sue comunicazioni alla Camera, dopo le accuse delle opposizioni di aver usato come sempre la clava. «I toni che io ho utilizzato nella replica, invece, sono rimasti rispettosi - precisa - Mi sono limitata a chiedere all’opposizione conto della differenza tra le posizioni che chiedono di assumere a noi, oggi, e quelle che assumevano quando non erano all’opposizione. Nessuna clava, nessuna mancanza di rispetto, nessun insulto».
Ma il botta e risposta tra le due continua poco dopo, con la responsabile del Partito democratico che insiste: «Meloni sta facendo tutto da sola. Lo abbiamo detto ieri: noi ci siamo come ci siamo sempre stati. A giugno io per prima chiamai la presidente del Consiglio. Ora deve posare la clava. Gli italiani non meritano questo spettacolo». Per poco dopo ribadire che «lei il mio numero ce l'ha...».
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