Lo sprone di Mattarella sull'intelligenza artificiale: è un processo da governare, l'Ue prenda decisioni concrete

Il presidente della Repubblica al Simposio Cotec di Venezia fotografa la situazione mondiale: ci sono opportunità nel lavoro e in ogni altro settore, ma anche rischi. Il controllo delle nuove tecnologie, avverte, è nelle mani di pochi soggetti privati. E c'è un tema di sovranità, su questioni che coinvolgono sicurezza della società e diritti dei cittadini.
Google preferred source
June 17, 2026
Lo sprone di Mattarella sull'intelligenza artificiale: è un processo da governare, l'Ue prenda decisioni concrete
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Felipe VI, Re di Spagna e Antonio José Seguro, Presidente della Repubblica Portoghese, in occasione del XIX Simposio COTEC a Venezia /Ufficio stampa della Presidenza della Repubblica.
Nella grande sala del complesso monumentale della Fondazione Giorgio Cini, che sorge sull’isola di San Giorgio Maggiore, davanti a Venezia, il capo dello Stato Sergio Mattarella tratteggia la complessità del presente in cui viviamo: «Oggi il 99% della popolazione mondiale è un mero utilizzatore passivo delle nuove tecnologie», argomenta, mentre «la capacità di comprenderne i meccanismi, di intervenire nella loro programmazione, è di pochi». Una «tendenza, avverte il presidente della Repubblica italiana, «che va invertita con urgenza», perché ne va delle sorti dell’umanità. Mattarella parla davanti al Re di Spagna Felipe VI e al presidente del Portogallo António José Seguro, nel corso del XIX simposio Cotec Europa, che riunisce le omonime fondazioni dei tre Paesi con l’intento di sostenere la competitività tecnologica e l’innovazione. Il tema di quest’anno (sul quale è stato firmato un memorandum d’intesa trilaterale per aumentare gli investimenti nella creazione di una piattaforma “mediterraneo-atlantica” dedicata all’innovazione) è «Ripensare il lavoro nell’era dell’IA». E Mattarella lo mette a fuoco con nitore, precisando come le trasformazioni in atto interpellino «in profondità le nostre democrazie». E si tratta di un cambiamento che non va «demonizzato» ma «governato per esaltarne gli immensi effetti positivi».
Opportunità e rischi dell’avvento dell’IA
Col suo impatto e il potenziale trasformativo, osserva il presidente, l’Intelligenza artificiale sta incidendo «con una velocità senza precedenti, su processi industriali e servizi, sulla pubblica amministrazione, su ricerca scientifica, scuola, sanità, accesso ai beni della cultura e dell’informazione». Le opportunità, ragiona Mattarella, sono enormi «per istituzioni, imprese e singoli. Può accrescere la produttività, migliorare i servizi ai cittadini, rendere più efficienti i diversi passaggi, liberando quindi tempo e risorse». Tuttavia, questa metamorfosi non è esente da rischi, come «la potenziale perdita di posti di lavoro in attività esistenti» e «pone il tema del possibile allargarsi delle disuguaglianze, a livello nazionale e fra i Paesi, a partire dal monopolio e dall’accesso a competenze sempre più qualificate». L’IA diventa così «un acceleratore per chi sia dotato di capitali e di risorse energetiche, di infrastrutture tecnologiche, dati e competenze avanzate» e perciò «il divario tra chi ne dispone e chi ne rimane escluso potrà ampliarsi».
Lo spettro delle oligarchie tecnologiche
Sarebbe inquietante un futuro in cui tali tecnologie fossero esclusivo appannaggio di oligarchie ristrette. Già adesso, annota il presidente «la concentrazione del controllo delle nuove tecnologie nelle mani di pochissimi soggetti privati», che stanno invadendo «domini sino a ieri riservati a responsabilità degli Stati e delle organizzazioni internazionali, a partire dallo spazio», ne ha fatto «realtà talmente potenti da pretendere di disattendere se non di travolgere ogni regola». Ciò rischia di dare spazio a «nuovi pretesi attori di imponderabile legittimità, per un nuovo disordine internazionale». Au contraire, «qualsiasi attività umana sollecita norme di comportamento e di relazione, un codice, una grammatica».
Lo sprone al’Ue: «Decisioni concrete»
Si palesa dunque, è il filo del suo ragionamento, «un tema di sovranità, su questioni che coinvolgono sicurezza della società e diritti dei cittadini». Quilibet in domo sua dicitur rex, ciascuno è sovrano in casa sua,ammonisce il capo dello Stato, rispolverando un celebre brocardo del giurista medievale Giovanni d’Andrea. Ed è tempo che «i nostri Paesi rafforzino l’ecosistema dell’innovazione». Da qui anche l’invito alla comunità dei Ventisette: «L’Ue deve compiere un salto. Passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete. Le strategie sono state ampiamente discusse. Vanno messe in atto, adesso, le politiche opportune, con il passaggio dalla necessaria produzione di regole alla operatività». Una disamina lucida e senza giri di parole, che porta Mattarella a formulare un appello che è, insieme, uno sprone: «È indispensabile che i Governi membri dell’Unione abbandonino timidezze e riserve e che non siano di freno per l'azione comune», perché «la sfida che abbiamo dinanzi è plurale e complessa».
© riproduzione riservata

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire