Così la norma anti-Vannacci della legge elettorale ha cambiato i giochi. Anche nel campo largo
Passa l'emendamento di FdI che chiede ai partiti fuori dal Parlamento 6-7mila firme per collegio (prima erano 1.500-2mila). Salvi Renzi e Calenda. Da Onorato
a Ruffini, passando per Spadafora e Maraio, la lista dei «discriminati»

Nel calderone della legge elettorale passa, sia pure con un ritocchino che la addolcisce, la clausola anti-Vannacci che finisce però per danneggiare anche +Europa e soprattutto le tante formazioni centriste fuori dal Parlamento.
I gruppi “nuovi” infatti dovranno raccogliere tra le 6mila e le 7mila firme (a seconda del collegio) per presentarsi alle elezioni. Un emendamento “anti-frammentazione” che rappresenta un compromesso tra l’ipotesi iniziale – tra 9mila e 10mila firme a seconda del collegio – e il sistema attuale che chiede tra 1.500 e 2mila firme, sempre a seconda del collegio. Il via libera di Palazzo Madama all’emendamento a prima firma Antonella Zedda (FdI) arriva con 87 voti favorevoli. Resta esentato, come previsto già ora, chi ha due gruppi in Parlamento e ogni gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025. Quindi, in sostanza, esclusi dalla raccolta firme Italia Viva e Azione, Alleanza Verdi-Sinistra e Noi Moderati. Niente da fare invece per Futuro Nazionale e +Europa: essendo però già presenti in uno dei due rami del Parlamento, per loro il numero di firme da raccogliere resta tra 1.500 e 2mila. Infine, aumenta alla metà (prima era un terzo) il numero delle circoscrizioni nelle quali è necessario presentarsi.
La norma serve a evitare che concorrano per un posto in Parlamento liste “civetta” (cioè fittizie) ma requisiti così stringenti rischiano di avere conseguenze soprattutto nella formazione di una “gamba centrista” dentro il campo largo. Dovranno mettere insieme banchetti in tutta Italia – non sono previsti Spid e firme digitali – ad esempio Alessandro Onorato, il socialista Enzo Mario, Ernesto Maria Ruffini e Vincenzo Spadafora, che si trovano così in una posizione di svantaggio rispetto a Matteo Renzi. «È un emendamento anti-Progetto Civico Italia», ha sbottato proprio Onorato stimando «675mila firme» necessarie per concorrere. Mentre per il socialista Maraio «la raccolta delle firme non può trasformarsi in uno strumento per selezionare a monte chi può partecipare e chi no». A fare rumore sono stati anche i partiti di opposizione più grandi: se questa norma fosse stata «applicata nel 1976 Emma Bonino, Marco Pannella e i Radicali non sarebbero mai entrati in Parlamento», attacca il leader del M5s, Giuseppe Conte, ieri ospite proprio di Maraio alla festa dell’Avanti di Campobasso. «Quella legge dice che Progetto Civico (di Onorato, ndr ) o il Psi (di Maraio, ndr ) non entrano in Parlamento», rincara l’ex premier che, secondo molti retroscena, punta su queste liste proprio in chiave anti-Renzi e con sguardo alle primarie. Lo stesso Conte si è rivolto direttamente al presidente Mattarella, chiedendogli «di bloccare questa norma costruita per tutelare la casta che è già in Parlamento».
Netto anche il senatore dem Dario Parrini, secondo cui «si sta chiedendo a un partito non presente in Parlamento di raccogliere un numero di firme pari all’1% del totale dei voti espressi dai cittadini italiani alle ultime elezioni». Mentre in serata, parlando alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, Matteo Renzi si è detto pronto a farsi da parte in favore di un sindaco o una sindaca (i nomi che girano sono Gaetano Manfredi e Silvia Salis): in sostanza, il leader di Iv potrebbe mettere a disposizione la lista in cambio di posti per sé e alcuni dei “suoi”.
Il via libera del Senato alla legge elettorale è atteso per martedì. Ieri i senatori hanno completato l'esame degli emendamenti all'articolo 1, il più corposo, e hanno superato la metà di quelli all'articolo 2. Poi però lo Stabilicum tornerà alla Camera per la terza (e in teoria definitiva) lettura. E c’è chi guarda già avanti, come il presidente del Senato Ignazio La Russa, pronto a scommettere che con la nuova legge elettorale, nonostante i capilista bloccati, Fratelli d’Italia «avrà almeno il 60-65% degli eletti con le preferenze» dato che «Meloni e i ministri si candideranno in cinque collegi, ma solo in una potranno essere eletti. E tutti i capilista, nella lista bloccata, lasciano il posto al primo dei non eletti nelle preferenze».
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