
Non si placano le polemiche sul "patentino antifascista" necessario per partecipare a Più libri Più liberi, la fiera della piccola e media editoria in programma a dicembre alla Nuvola dell'Eur. Domenica l'iniziativa è stata attaccata dalla premier Giorgia Meloni che via social ha scritto: «La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra. Si chiama, banalmente, censura», annunciando «un ulteriore attento approfondimento».
Accuse respinte dalla Fiera, che in una nota scrive: «La decisione di chiedere ai partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione sulla condivisione dei principi costituzionali, democratici e inderogabili non è affatto censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera».
Nel frattempo però il caso diventa anche politico. «Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini», dichiara il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, l'ultimo a intervenire sul tema.
Mentre le opposizioni attaccano la premier. Il Governo «trova il tempo per commentare le scelte delle fiere del libro o per discutere di dichiarazioni di antifascismo richieste agli espositori, ma non interviene su episodi molto più gravi» attacca da Bologna la segretaria dem Elly Schlein. Quanto a Meloni, «non l'abbiamo sentita animarsi allo stesso modo quando una parte della destra metteva adesivi per distinguere i negozi italiani da quelli gestiti da stranieri o quando venivano stilate liste di proscrizione contro professori considerati non allineati».
Mentre per Riccardo Magi (+Europa) Meloni «fa un gioco sporco ed inquietante, proprio perché lei è a capo del governo della Repubblica italiana, di tutti gli italiani mentre oggi parla come fosse solo la leader di un partito di destra in competizione sfrenata con il generale autore del "Mondo al contrario"». Sono in molti tra gli analisti a vedere nelle parole di Meloni un primo tentativo di arginare la nuova centralità politica di Vannacci, nel giorno in cui il generale concludeva l'assemblea costituente di Futuro Nazionale. Tanto che lo stessa Vannacci ha dovuto su questo tema "inseguire" la premier, dicendo di essere d'accordo con lei. L'inedita vicinanza tra Meloni e Vannacci non è sfuggita alle opposizioni. Per il leader M5s Giuseppe Conte si tratta di una «polemica domenicale surreale», Nicola Fratoianni (Avs) sottolinea come «da tempo ormai evito di chiedere all'attuale presidente del consiglio di dichiararsi antifascista. Evidentemente non lo è».
Il caso è in un certo senso la coda di quanto accaduto l'anno scorso, quando il fumettista Zerocalcare rinunciò a partecipare a Più libri, Più liberi per la presenza editore Passaggio al bosco che nel catalogo includeva libri vicini al mondo dell'estrema destra. Anche allora, fu polemica.
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