Garante Privacy: il servizio di Report, le indagini e le dimissioni di Scorza. Le tappe della vicenda
di Redazione romana
Dopo l'addio del componente in quota M5s a seguito all'inchiesta giudiziaria per corruzione e peculato, gli altri consiglieri, Stanzione, Ceroni e Ghiglia, fanno quadrato e accusano la trasmissione Rai: «È in evidente conflitto con il nostro operato»

Le dimissioni di Guido Scorza dal Garante della privacy, seguite all'inchiesta giudiziaria per peculato e corruzione, non smuovono gli altri componenti del collegio dell’Authority (anche loro indagati), decisi a restare saldamente al loro posto. Il presidente Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e il componente Agostino Ghiglia, lo hanno comunicato tramite i loro legali, ribadendo «la ferma volontà di proseguire nello svolgimento delle loro funzioni istituzionali», nella convinzione «di aver sempre agito in piena trasparenza e correttezza». I tre bollano le ipotesi investigative a loro carico (corruzione e peculato), come prodotto di inchieste giornalistiche «in evidente conflitto con l'operato del Garante», invocando una «particolare verifica» da parte «della magistratura», nei confronti della quale, però, confermano la loro «piena fiducia».
Le nuove rivelazioni di Report e il giallo del regolamento per le spese mai approvato
L’addio di Scorza, eletto nel collegio in quota M5s, è arrivato prima della nuova puntata di Report, andata in onda ieri sera con nuove indiscrezioni sulle presunte spese pazze dei membri dell’Authority. In particolare, nel servizio della trasmissione Rai si fa riferimento a una bozza di regolamento sui rimborsi che, secondo l’autrice dell’inchiesta, Chiara De Luca, «esisteva già nel 2021, quando l'allora segretario generale Fabio Mattei lo aveva condiviso con tutti i membri del collegio». Il testo fissava dei rigidi «tetti di spesa» per le missioni dei componenti del Garante, inevidente contrasto con quanto emerso dai servizi della trasmissione di Sigfrido Ranucci: «Non più di 190 euro a notte per dormire e un massimo di 100 euro al giorno per i pasti». Il regolamento, però, non è stato mai approvato, nonostante nel 2023 fosse anche arrivato un sollecito, «e questo ha consentito a Feroni di pernottare al 5 stelle Splendid Royal alla modica cifra di 600 euro a notte – continua la giornalista – e a Ghiglia di spendere 462 euro per una cena al Parco dei Principi». Report ha dato conto anche di un sms inviato da Scorza ai colleghi, nel quale il componente ammette di aver usato l'auto di servizio di competenza del presidente dopo averlo negato in una precedente intervista: «Mi hanno teso un agguato all'ingresso di un convegno. Essendo in ritardo ho detto che non potevo, mi hanno seguito chiedendomi come mai fossi arrivato con la macchina di servizio, che sapevano essere in uso esclusivo al presidente».
La difesa di Scorza: ricostruzione non puntuale
In un’intervista al Corriere della sera pubblicata ieri, Scorza, pur elogiando le inchieste (anche quelle giornalistiche), ha stigmatizzato «il sensazionalismo» con cui la vicenda è stata resa nota, spiegando che le cifre dei rimborsi rimbalzate sui giornali non corrispondono a quelle reali: «L’Autorità ha un budget di 50 milioni con cui per lo più vengono pagati gli stipendi alle 200 persone che vi lavorano. Non ho mai avuto l'impressione che ci fosse spazio per poter largheggiare». Le spese dunque «non sono quelle che ho letto nel decreto della Procura, che sarebbero arrivate a un milione», perché quello «è il costo dei rimborsi dell'intera Autorità che è stato attribuito a quattro soggetti». L’ex componente del collegio ha poi chiarito che a suo avviso il racconto mediatico sul suo ruolo nel Garante non è stato «puntuale», in quanto la sua iscrizione nel registro degli indagati si dovrebbe esclusivamente a una cena pagata con la carta di credito dell'Autorità a «6-7 rappresentanti di altre Authority che erano venuti a Roma per un convegno».
Opposizioni all'attacco
Nel frattempo le opposizioni tornano a chiedere l'azzeramento dell'intero Collegio, anche se tecnicamente, in base al Regolamento sull'organizzazione e funzionamento dell'Ufficio del Garante, tre componenti sono sufficienti a proseguire l'attività del Garante. In ogni caso spetta all'opposizione indicare un nuovo membro in sostituzione di Scorza. Nel 2020, come detto, Scorza fu nominato in quota M5s, Stanzione in quota Pd, Ceroni dalla Lega e Ghiglia da FdI. «Ci auguriamo che gli altri componenti seguano l'esempio di Scorza», ha detto la senatrice pentastellata Barbara Floridia, presidente della Vigilanza Rai. «Il punto politico è evidente: la credibilità dell'Autorità è compromessa nel suo complesso», ha incalzato Sandro Ruotolo, responsabile Informazione della segreteria nazionale del Pd, auspicando una riforma delle autorità di garanzia che contempli un meccanismo di revoca: «È una questione che deve entrare immediatamente nell'agenda del Parlamento». Anche Angelo Bonelli (Avs) ha annunciato «un emendamento al Milleproroghe per cambiare le norme sulla nomina e per la decadenza dell'attuale Consiglio».
Per ora nessun commento dalla maggioranza, che ha buon gioco nel ricordare come il collegio è stato eletto durante il secondo governo Conte. «Mi rimetto alla magistratura, della quale mi fido», si è limitata a dire ieri la premier Giorgia Meloni.
Per ora nessun commento dalla maggioranza, che ha buon gioco nel ricordare come il collegio è stato eletto durante il secondo governo Conte. «Mi rimetto alla magistratura, della quale mi fido», si è limitata a dire ieri la premier Giorgia Meloni.
Da dove nasce il terremoto che ha travolto l'Authority
La vicenda nasce da una puntata di Report che ha trasmesso un audio privato della conversazione tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e sua moglie, Federica Corsini, relativa all'affaire Boccia. Secondo il Garante per la privacy, quell’audio avrebbe violato il Codice della privacy e il GDPR. Motivo per cui la trasmissione è stata sanzionata con una multa di 150mila euro. Ranucci e la redazione di Report hanno accusato il Garante di usare la multa come strumento punitivo sostenendo che l’audio aveva rilevanza pubblica e che la sanzione servisse da «punizione esemplare» per le altre testate. Report ha poi rivelato altri elementi riguardo l'azione dell’Autorità, tra cui la presenza di un membro del Collegio del Garante, Ghiglia, nella sede di FdI, poche ore prima della decisione sulla multa. Circostanza che ha sollevato diversi dubbi sull'indipendenza del Authority.
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