Difesa ed energia priorità del 2027: ecco perché gli impegni non sono cambiati
di Marco Iasevoli
In tutto ci sono 14 miliardi per i due capitoli di spesa, che l'anno prossimo finanzieranno spese militari interamente nuove. Il minor aumento (non il taglio) negli investimenti riguarderà invece il 2028. L'eventuale possibilità di recuperare margini per interventi in altri settori dipenderà dall’uso delle risorse

Bisogna esser chiari per non cadere in trappole comunicative. Sino a poche settimane fa, l’Italia intendeva usufruire di una flessibilità sui conti pubblici pari a 36 miliardi complessivi, così suddivisi: 7 per l’energia e 7 per la difesa nel 2027, 7 per l’energia e 14 per la difesa nel 2028. Ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha comunicato che l’Italia utilizzerà i margini già previsti nel 2027 (lo 0,3% del Pil sia per l’energia sia per la difesa), mentre è nel 2028 che la flessibilità in difesa sarà dimezzata, scendendo dallo 0,6 allo 0,3% del Pil.
Fuori dalla confusione dei numeri: il Governo ieri non ha deciso un “taglio” dei soldi da mettere in riarmo e sicurezza, ma piuttosto un “minor aumento”. E tale “minor aumento” non va a cadere sul 2027, dove le poste restano identiche, ma sul 2028, il primo anno successivo alle elezioni politiche. Un chiarimento necessario, senza voler trascurare il segnale politico che il Governo Meloni ha inteso dare in una fase complicata, ovvero una parziale riduzione delle maggiori spese programmate nella produzione bellica in un momento di difficoltà del Paese.
Dal punto di vista della possibilità di recuperare risorse dalla difesa per drenarle su altre priorità, dunque, non cambia molto. Il problema non è mutato, e l’ha già spiegato in tempi non sospetti l’Osservatorio Milex. Se i 7 miliardi circa di flessibilità del 2027 finanzieranno spese militari interamente nuove, ha più volte spiegato il sito che monitora i costi del riarmo, la clausola sarà utilizzata per quelle stesse spese. Se invece l’Italia utilizzerà parte della flessibilità per sostenere programmi già inseriti nel quadro internazionale, finanziati attraverso risorse già stanziate, compensati da rimodulazioni all’interno del bilancio della Difesa, collegati ai prestiti Safe oppure contabilizzati come spesa ammissibile senza aumentare la spesa netta già prevista nei tendenziali, allora nascerà uno spazio finanziario per sostenere altri interventi economici. Non nasceranno “tesoretti” se invece la scelta dell’Italia si limiterà ad anticipare consegne militari dal 2028 al 2027.
Anche i prestiti Safe, che l’Italia ha prenotato infine per un ammontare di 8,9 miliardi anziché i 14,9 inizialmente previsti, possono tornare utili a recuperare “spazi fiscali” solo a determinate condizioni. Ed è sempre Milex a spiegarlo: se una parte delle spese Safe già comprese nel tendenziale venisse riconosciuta ai fini della deviazione autorizzata dei conti pubblici, potrebbe contribuire a creare un margine nella spesa netta, parametro primario del nuovo Patto di stabilità.
L’evidente complessità di tutti questi calcoli fa comprendere meglio come il “minor aumento” fissato per il 2028 sia, principalmente, un segnale politico che però modifica in maniera parziale gli impegni italiani sul riarmo.
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