«Meloni? Mi è sempre piaciuta». L'ultima giravolta di Trump: cronaca di sei mesi complicati
di Arturo Celletti
Dopo mesi di attriti e di parole grosse sul mancato sostegno alle operazioni americane in Iran, il presidente Usa inverte la rotta. Tutte le volte in cui ha cambiato idea, provocando le reazioni della premier

Poche parole. «Giorgia Meloni? Mi è sempre piaciuta... Il nostro rapporto è molto buono». Washington, 22 e 20 di venerdì ora italiana. Donald Trump, in partenza per l'Alabama, incontra i giornalisti alla Casa Bianca. Una domanda è sui rapporti con la premier italiana. Il presidente americano in quattro secondi disegna il cambio di rotta. «Mi piace, mi è sempre piaciuta». Sei parole per cancellare mesi di tensioni, di attacchi. Per archiviare parole velenose che hanno "colorato" primavera ed estate quando Trump rimproverava all'anima europea della Nato il mancato sostegno alle operazioni americane contro l'Iran e metteva Meloni sul banco degli imputati.
Non è facile capire cosa ci sia dietro la giravolta del numero uno della Casa Bianca. Solo a inizio luglio sul social Truth postava un meme che aveva gelato Palazzo Chigi: nell'immagine la premier guarda Trump con una velatamente espressione. Poi una didascalia irriverente: "serve un ordine restrittivo". La stoccata era finita anche al centro di un'analisi del "Financial Times". Secondo il quotidiano britannico la provocazione del tycoon «metteva in luce il suo persistente risentimento nei confronti della premier e di altri alleati della Nato per la loro riluttanza a consentire che le basi militari statunitensi in Europa venissero utilizzate per la campagna di bombardamenti statunitense-israeliana contro l'Iran». Mesi complicati. Mesi dove si consuma una crisi che fino a qualche mese prima sembrava impossibile.
Tanti i fronti di una crisi. Tante i momenti di tensione. Foto uno. Trump interviene "L'Aria che tira" su La7 sostenendo che Meloni lo avesse «implorato» per una foto al G7 in Francia e aggiungendo di averle parlato «per pena». Meloni replica con un video in cui rivendica il rispetto degli accordi e la sovranità nazionale: «Una cosa se la deve ricordare: io e l'Italia non imploriamo mai nessuno». Per protesta, il ministro degli Esteri Tajani annulla il suo viaggio istituzionale a Miami. Foto due: Trump attacca ancora accusando Meloni di aver «voltato le spalle» agli Stati Uniti sul dossier Iran e di aver negato l'uso delle basi strategiche italiane, a partire da Sigonella, per l'operazione contro Teheran. Ancora una replica: «Esserti amica non ha certo aiutato la mia popolarità, che non dipende dal mio rapporto con te».
Queste le ultime scintille. La vera rottura si consuma però a metà aprile con l'affondo di Trump contro il Papa "colpevole", secondo il presidente Usa, di aver condannato apertamente il conflitto con l’Iran. Giorgia Meloni si schiera con il pontefice, definendo le parole di Trump «inaccettabili». Pochi giorni dopo, il presidente americano torna ad attaccare l’Italia dicendo di essere rimasto 1scioccato e deluso» dalla premier italiana: «La pensavo diversa, sull’Iran non mi ha aiutato». Ora l'inversione di rotta. Forse non l'ultima.
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