Polemica a Palermo: "Falcone strumentalizzato per il referendum"
di Redazione
Il presidente della Corte d'Appello, Matteo Frasca, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario: «Non sosteneva la separazione delle carriere di pm e giudici, chiedeva solo di rifletterci»
Nel dibattito sul referendum di riforma della Giustizia «si utilizza strumentalmente il nome di Giovanni Falcone». L'affondo arriva dal presidente della Corte d'Appello di Palermo Matteo Frasca, durante la relazione sullo stato della giustizia nel distretto durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. Secondo Frasca, il magistrato ucciso a Capaci con la moglie Francesca Morvillo e la scorta il 19 maggio 1992, «aveva posto il tema della separazione tra quelli di rilievo nel quadro della diversa professionalità richiesta alla magistratura requirente dal nuovo codice di procedura penale, ancorché, contrariamente a quanto attribuitogli con disinvoltura dai sostenitori della riforma egli non ne fosse stato apodittico sostenitore, ma l'avesse posta all'attenzione degli addetti ai lavori come argomento sul quale confrontarsi, analogamente a quello altrettanto spinoso dell'obbligatorietà dell'azione penale». Un invito, insomma, a non scomodare la memoria di Falcone per fini politici e di parte.
Ma Frasca, accompagnato da lunghi applausi, ha ulteriormente calcato la mano. «Al tempo stesso - ha aggiunto - non si fa neppure menzione del fatto che Paolo Borsellino, eretto a nume tutelare dall'attuale maggioranza di governo, aveva espresso in modo chiaro e netto la propria contrarietà alla separazione delle carriere qualificandola come una mortificazione dei magistrati del Pubblico Ministero in un discorso tenuto a Marsala l'11 dicembre del 1987. Si è pure arrivati a inserire tra i padri spirituali della separazione anche Giacomo Matteotti, decontestualizzando il suo pensiero».
© RIPRODUZIONE RISERVATA