Urgente una vera informazione indipendente sulle medicine
giovedì 16 giugno 2022

La salute è un bene fondamentale, garantito come diritto anche dalla Costituzione. Tuttavia non è un diritto per tutti, perché molti gruppi di ammalati sono abbandonati visto che la ricerca è orientata prevalentemente in aree che sono ripetitive o che danno profitto. E c’è di più: i cittadini, infatti, sono lasciati alla discrezione del 'mercato della medicina', sia diagnostico sia terapeutico e riabilitativo. Manca di fatto una vera e ampia informazione indipendente, che sia basata su dati scientifici e non su interessi economici, finanziari o ideologici. Il problema si basa, per quanto riguarda i cittadini, sulla informazione indiretta e diretta. Infatti i cittadini o gli ammalati non hanno il diritto di scegliere, ad esempio, i farmaci per la cura della propria malattia. La scelta viene fatta dal medico, e chi paga è il Servizio sanitario nazionale. Il medico riceve le informazioni fondamentalmente dall’industria farmaceutica, e questo a livello sia ospedaliero sia territoriale. L’informazione viene veicolata dall’industria in forme diverse.

Anzitutto per mezzo degli informatori farmaceutici che visitano i singoli medici per presentare i propri prodotti, ovviamente per sollecitarne la prescrizione. Le industrie, poi, finanziano anche le Società scientifiche, sostenendo i loro congressi, nonché molte delle riunioni della cosiddetta Educazione medica continua (Ecm), per non parlare delle erogazioni alle Associazioni di pazienti. È ovvio che questo tipo di intervento è fatto fondamentalmente per decantare i benefici di dati prodotti e, comunque, non certo per far sapere quali sono i limiti dei farmaci, la relativa efficacia e soprattutto la possibilità di effetti collaterali e tossici. A fronte di questa massiva informazione 'di parte', che si ritiene assommi a più di un terzo dei ricavi industriali, manca seriamente questa benedetta informazione indipendente. È sorprendente che gli Ordini dei medici non organizzino, e soprattutto non richiedano, una informazione che permetta di essere aggiornata sui risultati degli studi che si sommano a grande velocità. Ed è parimenti sorprendente che il Governo, e in particolare il Ministero della Salute e l’Agenzia italiana per il Farmaco (Aifa), non si decidano a realizzare questo tipo di informazione. Si potrebbero mobilitare alcuni Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) per diffondere informazioni in forma sintetica su argomenti che difficilmente l’industria farmaceutica porterebbe all’attenzione del medico. Questa informazione indipendente costerebbe poco, ma farebbe risparmiare molto, se realizzata in modo continuo e in varie forme, dirette e digitali. Qualcuno ritiene che i politici non siano interessati a contrastare il 'mercato della medicina' – non solo quello dei farmaci –, perché si genererebbe una perdita di posti di lavoro.

Sarebbe bene tuttavia decidere se il Servizio sanitario nazionale è fatto per mantenere a qualunque costo posti di lavoro o se vuole essere incentrato sui diritti degli ammalati e sull’aiuto ai medici a compiere in modo corretto il proprio lavoro. Basti pensare a quanto sia irrazionale l’eccesso di farmaci (anche 10-15 al giorno) che subiscono molti ammalati senza sapere quale sia la reale efficacia, considerando il gran numero di possibili interazioni. Esiste poi una forma diretta di informazione, quella che si rivolge immediatamente ai cittadini e che si realizza attraverso forme di pubblicità esplicita tramite giornali, riviste, radio e televisione, ma anche, in modo poco controllabile, attraverso internet e i social network. Questa informazione 'diretta' non può riguardare in Italia i farmaci prescrivibili ma è riservata ai farmaci da banco, agli integratori alimentari e alle terapie alternative.

Questo tipo di pubblicità è molto spesso confondente, utilizza termini che suonano bene – tipo 'naturale' – o promettono effetti su 'immunità', soprattutto nell’epoca Covid-19, 'anti-invecchiamento' e così via. Mancano completamente, tuttavia, studi clinici controllati a sostegno delle affermazioni fatte. Ed è incredibile che si possano ancora vendere prodotti omeopatici che non contengono nulla, o (purtroppo) nelle farmacie anche estratti di piante che non hanno alcun riconoscimento da parte dell’ente regolatorio. Per non parlare degli integratori alimentari, molto costosi, che contengono vitamine con aggiunta di qualche altra sostanza inutile per dare una caratteristica di diversità. Esiste un’organizzazione che difenda i cittadini da una simile pubblicità? È giusto che i cittadini siano aggrediti da un mercato che raccoglie miliardi di euro? Le associazioni dei pazienti, come pure le organizzazioni del Terzo settore, dovrebbero alzare la voce e pretendere la difesa dei loro diritti di avere informazioni obiettive. E soprattutto bisogna insistere, unire le voci perché finalmente Ministero della Salute e Aifa si decidano a intervenire in modo preciso ed efficace.

Fondatore e Presidente Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs

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