Foto. Profughi bloccati al gelo dove la rotta balcanica s'è interrotta


martedì 10 gennaio 2017
Circa 65mila persone, provenienti da Siria, Pakistan, Iraq e Afghanistan, sono bloccate tra Grecia e Serbia, a causa della chiusura delle frontiere e ora devono fare i conti con la neve.
Profughi in fila per il cibo a Belgrado, dove le temperature arrivano a toccare i -20°C. Le ong locali hanno stimato siano circa 2mila persone a sopravvivere in edifici abbandonati nella periferia di capitale serba. Foto: Marko Djurica/LaPresse

Profughi in fila per il cibo a Belgrado, dove le temperature arrivano a toccare i -20°C. Le ong locali hanno stimato siano circa 2mila persone a sopravvivere in edifici abbandonati nella periferia di capitale serba. Foto: Marko Djurica/LaPresse

In tutta la Serbia oltre 7.500 persone, provenienti da Siria, Pakistan, Iraq e Afghanistan, sono bloccate in Serbia a causa della chiusura delle frontiere e ora devono fare i conti con la neve e temperature sotto lo zero. Foto: Marko Djurica/LaPresse

In tutta la Serbia oltre 7.500 persone, provenienti da Siria, Pakistan, Iraq e Afghanistan, sono bloccate in Serbia a causa della chiusura delle frontiere e ora devono fare i conti con la neve e temperature sotto lo zero. Foto: Marko Djurica/LaPresse

È stato l’accordo che Bruxelles ha firmato il 18 marzo 2016 con Ankara per chiudere definitivamente la rotta che aveva portato migliaia di persone in Grecia dalle coste turche, che di fatto ha interrotto la cosiddetta rotta balcanica che collegava la Turchia con l’Europa nordoccidentale, attraverso la Grecia, la Macedonia, la Serbia, l’Ungheria, l’Austria e gli altri Paesi dei Balcani. Foto: Marko Djurica/LaPresse

È stato l’accordo che Bruxelles ha firmato il 18 marzo 2016 con Ankara per chiudere definitivamente la rotta che aveva portato migliaia di persone in Grecia dalle coste turche, che di fatto ha interrotto la cosiddetta rotta balcanica che collegava la Turchia con l’Europa nordoccidentale, attraverso la Grecia, la Macedonia, la Serbia, l’Ungheria, l’Austria e gli altri Paesi dei Balcani. Foto: Marko Djurica/LaPresse

Un migrante che cerca di scaldarsi a Horgos, in Serbia nel campo di transito al confine con l'Ungheria, da cui oltrepassano la frontiera soltanto 30 persone al giorno. Foto: Bernadett Szabo/LaPresse

Un migrante che cerca di scaldarsi a Horgos, in Serbia nel campo di transito al confine con l'Ungheria, da cui oltrepassano la frontiera soltanto 30 persone al giorno. Foto: Bernadett Szabo/LaPresse

In cambio di tre miliardi di euro in aiuti, Ankara si è impegnata con l’Unione europea a non lasciare partire i profughi dalle sue coste e ad accettare che quelli arrivati in Grecia dopo il 20 marzo 2016 fossero deportati di nuovo in territorio turco. Foto: Bernadett Szabo/LaPresse

In cambio di tre miliardi di euro in aiuti, Ankara si è impegnata con l’Unione europea a non lasciare partire i profughi dalle sue coste e ad accettare che quelli arrivati in Grecia dopo il 20 marzo 2016 fossero deportati di nuovo in territorio turco. Foto: Bernadett Szabo/LaPresse

Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato l’irregolarità dell’accordo Turchia-Ue, accusandolo di violare il diritto internazionale, e hanno presentato diversi ricorsi alla Corte europea di giustizia. Una delle conseguenze più gravi dell’accordo è stata che 55mila profughi che si trovavano in Grecia sono rimasti bloccati nei campi governativi, senza poter accedere né all’asilo né al ricongiungimento familiare. Nella foto alcuni profughi nel campo di Moria, sull'isola di Lesvos, ricoperto di neve. Foto: Ansa/Stratis Balaskas

Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato l’irregolarità dell’accordo Turchia-Ue, accusandolo di violare il diritto internazionale, e hanno presentato diversi ricorsi alla Corte europea di giustizia. Una delle conseguenze più gravi dell’accordo è stata che 55mila profughi che si trovavano in Grecia sono rimasti bloccati nei campi governativi, senza poter accedere né all’asilo né al ricongiungimento familiare. Nella foto alcuni profughi nel campo di Moria, sull'isola di Lesvos, ricoperto di neve. Foto: Ansa/Stratis Balaskas

Una conseguente crisi umanitaria si è aperta nelle isole greche: 16mila profughi sono rimasti bloccati a Lesbo, Chios e Samos, che si sono trasformate in prigioni a cielo aperto. Foto: Ansa/Stratis Balaskas

Una conseguente crisi umanitaria si è aperta nelle isole greche: 16mila profughi sono rimasti bloccati a Lesbo, Chios e Samos, che si sono trasformate in prigioni a cielo aperto. Foto: Ansa/Stratis Balaskas

Nei campi greci, i profughi vivono in tende, in situazioni igienico-sanitarie precarie, esposti al freddo e alle intemperie. La tensione all’interno dei campi ha provocato spesso scontri e rivolte, che sono pericolose soprattutto per le persone rinchiuse nei centri. Foto: Muhammed Muheisen/Ansa

Nei campi greci, i profughi vivono in tende, in situazioni igienico-sanitarie precarie, esposti al freddo e alle intemperie. La tensione all’interno dei campi ha provocato spesso scontri e rivolte, che sono pericolose soprattutto per le persone rinchiuse nei centri. Foto: Muhammed Muheisen/Ansa

Dei bambini afghani nel campo greco di Oinofyta a 58 chilometri da Atene, in Grecia, sono intenti a costruire un pupazzo di neve. Foto: Muhammed Muheisen/Ansa

Dei bambini afghani nel campo greco di Oinofyta a 58 chilometri da Atene, in Grecia, sono intenti a costruire un pupazzo di neve. Foto: Muhammed Muheisen/Ansa

Una famiglia di profughi siriani nel campo di Ritsona a 86 chilometri da Atene. Foto: Muhammed Muheisen/Ansa

Una famiglia di profughi siriani nel campo di Ritsona a 86 chilometri da Atene. Foto: Muhammed Muheisen/Ansa

Nel settembre del 2015 è entrata in vigore l’Agenda europea sull’immigrazione, approvata nel maggio del 2015, che prevede il ricollocamento dei migranti all’interno dell’Unione europea in base a un sistema di quote. Questo sistema teorizza e impone una divisione netta dei migranti in due categorie: i cosiddetti migranti economici e i profughi. La distinzione tra migranti economici e profughi, stabilisce di fatto che i migranti possano accedere a una forma di protezione in Europa in base alla loro nazionalità. Hanno diritto a essere accolti i siriani, gli eritrei e gli iracheni, quelli cioè a cui è riconosciuta una protezione nella maggior parte dei Paesi europei, mentre tutti gli altri rientrano nella categoria dei migranti economici.  In questa categoria finiscono anche coloro che scappano dalla guerra in Libia, o da quella in Afghanistan, oppure i migranti che fuggono da governi dittatoriali come quello gambiano e quello etiope. Foto: Muhammed Muheisen/Ansa

Nel settembre del 2015 è entrata in vigore l’Agenda europea sull’immigrazione, approvata nel maggio del 2015, che prevede il ricollocamento dei migranti all’interno dell’Unione europea in base a un sistema di quote. Questo sistema teorizza e impone una divisione netta dei migranti in due categorie: i cosiddetti migranti economici e i profughi. La distinzione tra migranti economici e profughi, stabilisce di fatto che i migranti possano accedere a una forma di protezione in Europa in base alla loro nazionalità. Hanno diritto a essere accolti i siriani, gli eritrei e gli iracheni, quelli cioè a cui è riconosciuta una protezione nella maggior parte dei Paesi europei, mentre tutti gli altri rientrano nella categoria dei migranti economici. In questa categoria finiscono anche coloro che scappano dalla guerra in Libia, o da quella in Afghanistan, oppure i migranti che fuggono da governi dittatoriali come quello gambiano e quello etiope. Foto: Muhammed Muheisen/Ansa

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