Trump ad Ankara minaccia il ritiro dall'Europa ma è boom di affari

Al vertice Nato il presidente Usa irritato: «Se non fosse per Erdogan non sarei venuto» E torna a pretendere la Groenlandia. Ottimismo sulla pace per l'Ucraina
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July 8, 2026
Trump ad Ankara minaccia il ritiro dall'Europa ma è boom di affari
Trump con Erdogan ad Ankara / REUTERS/Jonathan Ernst
«Se non fosse stato in Turchia, probabilmente neanche sarei venuto». Arriva di pessimo umore il presidente Usa Donald Trump al vertice Nato, ancora furibondo per il mancato appoggio degli alleati europei alla sua guerra in Iran, il tutto mentre, poche ore prima, al Forum dell’industria della Difesa ad Ankara che ha preceduto il vertice si siglavano contratti e joint venture del valore di almeno 50 miliardi di dollari, secondo fonti Nato. The Donald, nello sfogo davanti ai giornalisti subito prima del colloquio con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, arriva a ritirare fuori, di nuovo, la questione della Groenlandia. «Dovrebbe essere controllata dagli Stati Uniti, non dalla Danimarca – torna a inveire – eppure loro (gli europei, ndr) non ne vogliono sapere. Con tutti i miliardi che spendiamo per loro per aiutarli con la Russia. Potremmo togliere tutti i soldati dall’Europa, che è ora un posto molto diverso da vent’anni fa. Se non stanno attenti all’immigrazione e all’energia non ci sarà più l’Europa».
A dire il vero, una recente legge del Congresso Usa vieta di ridurre le forze a stelle e strisce nel Vecchio Continente sotto i 76.000 militari. Ma con Trump, si sa, le regole contano poco. «La Groenlandia non è in vendita» replica intanto la premier danese Mette Frederiksen. Una sfuriata vera e propria, accompagnata invece da sviolinate per Erdogan, definito «mio amico» e «leader molto forte», con buona pace della sterzata sempre più autoritaria del presidente turco. A lui, anzi, Trump promette di rimuovere lo stop alla fornitura di caccia F-35 decisa nel 2020 da Washington (con Joe Biden) dopo che Ankara, Paese Nato, aveva comprato missili terra-aria russi S-400 (l’Alleanza teme che il sistema possa essere utilizzato per raccogliere dato sulle capacità degli F-35). «Non vogliamo sanzioni tra amici – dice Trump – è molto semplice». Israele, che ha rapporti tesissimi con Ankara per Gaza, ha già protestato.
Almeno, Trump è tornato a mostrarsi ottimista su un possibile accordo di pace per l’Ucraina, ricordando le sue telefonate con il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky. «Credo – ha detto – che avremo una soluzione, spero presto». Il presidente Usa vedrà oggi il leader di Kiev, che ieri ha già incontrato il segretario della Nato Mark Rutte. Zelensky ha sottolineato i successi sul campo contro Mosca. «Solo a giugno – ha detto – abbiamo eliminato quasi 28.000 soldati russi» e «la stragrande maggioranza è stata colpita da droni». Su questo fronte, ha sottolineato, «nessun Paese al mondo ha la capacità di difendersi dai droni d’attacco» e dunque «con noi dentro l’Europa sarebbe più sicura».
Parole che cadono mentre l’industria della difesa è in pieno fermento. La cornice è il Forum industriale Nato, sempre ad Ankara, nella mattinata di ieri. La Nato, anzitutto, ha annunciato un piano da 4,5 miliardi di dollari per sostituire i vecchi Awacs Usa per la sorveglianza aerea con dieci aerei GlobalEye della svedese Saab, scartando così il concorrente americano Boeing, con il suo E-7 Wedgetail (Trump non sarà contento). «Ciò – ha dichiarato Rutte – consentirà alla Nato di mantenere forte e credibile per decenni le capacità di sorveglianza e allerta precoce». Rutte, pensando alla possibile ira di Trump, si è comunque affrettato a sottolineare che coinvolte sono anche imprese Usa.
L’olandese ha inoltre annunciato la lettera d’intento di Germania, Finlandia, Norvegia e Danimarca per l’acquisto di fino a cinque droni di sorveglianza di grande altitudine della statunitense Northrop Grumman MQ-4C. Non finisce qui. Ancora Rutte ha annunciato il lancio da parte del Patto nordatlantico di una flotta strategica per il trasporto aereo di truppe con aerei Airbus A400M (dunque europei), coinvolti Belgio, Regno Unito, Francia, Spagna, Turchia, Polonia e Croazia. Con, in più, l’acquisto di un decimo aereo per il rifornimento in volo A330 Mrtt, più avanti si dovrebbe arrivare a dodici velivoli. «In gioco – ha detto il segretario generale – è il controllo dell’aria, essenziale per il rafforzamento della nostra deterrenza». Al progetto partecipano Germania, Olanda, Norvegia, Svezia, Belgio, Danimarca, Finlandia, Repubblica Ceca e Lussemburgo. Una mossa necessaria, dopo che gli Stati Uniti hanno preannunciato l’intenzione di ridurre la presenza di propri caccia, aerei di rifornimento, droni e navi. Ancora, Rutte ha annunciato un'iniziativa di cooperazione industriale da 2,8 miliardi tra alleati europei e Stati Uniti, in cui è coinvolta anche Roma.
Gli Stati Uniti sono pienamente coinvolti in un’altra operazione di rilievo, che riguarda il cruciale sistema di difesa antimissilistico Patriot. Ieri la statunitense Lockheed Martin e la tedesca Rheinmetall hanno siglato un memorandum d’intesa per la produzione di missili a breve gittata Atacsm in Germania, il primo caso di produzione di questi armamenti fuori dagli Stati Uniti. Non basta. Gli americani hanno preannunciato la creazione di una struttura per la manutenzione in Europa dei missili di contraerea avanzati Pac-3 sempre della Lockheed Martin, anche se ancora non è chiaro dove sarà situato l’impianto (coinvolti nel progetto sono Germania, Olanda, Polonia e Svezia). Infine, si può chiudere questa carrellata con il contratto firmato dal produttore di missili tedesco Isar Aerospace con la canadese Maritime Launch Services per una piattaforma di lancio in Nuova Scozia, nel Canada orientale. Alla vigilia, fuori dal Forum, è apparsa la notizia del contratto del Canada per l’acquisto di fino a 12 sottomarini dalla tedesca Tkms per un totale di 70 miliardi di dollari.
A sentire Rutte complessivamente le istituzioni finanziarie hanno già mobilitato un totale di 217 miliardi di dollari in sostegno della difesa e della sicurezza della Nato. «È solo l’inizio», ha aggiunto, visto che «non abbiamo il lusso del tempo. Abbiamo bisogno di capacità ora per assicurare che restiamo pronti. La situazione della sicurezza lo richiede. Il ronzio della macchina deve diventare un ruggito». Un’occasione anche per la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, presente al Forum, per sottolineare che il programma Ue Safe per crediti agevolati per investimenti in difesa coinvolge ora dieci Paesi per un importo di circa 100 miliardi di euro.

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