La Pa cambia volto grazie al Pnrr: largo a giovani e laureati

Gli under30 sono 210mila, in aumento del 33% in un anno, ma rappresentanto appena il 6% del totale. Il ricambio generazionale e non solo rappresenta un'opportunità ma resta il nodo delle retribuzioni basse
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July 7, 2026
La Pa cambia volto grazie al Pnrr: largo a giovani e laureati
Negli ultimi anni c'è stato un massiccio reclutamento di giovani per migliorare i servizi erogati dalla Pubblica amministrazione, soprattutto al Sud
Più giovani e più qualificati: i nuovi dipendenti pubblici sono lontani dallo stereotipo dell’impiegato di mezza età, che timbra il cartellino ma è poco dedito al lavoro. Merito anche del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il programma di investimenti e riforme finanziato con le risorse europee del Next Generation EU che negli ultimi anni ha agito come “acceleratore” del naturale ricambio generazionale. Per attuare i progetti previsti dal Pnrr, infatti, molte amministrazioni hanno bandito nuovi concorsi pubblici, aprendo l’accesso a tanti neo-laureati. Tra il 2023 e il 2024 i gli addetti under 30 sono passati da meno di 158 mila a quasi 210mila, con un incremento del 33%. C’è da dire che, a conti fatti, sono ancora delle mosche bianche in quanto rappresentano poco più del 6% del totale.
È questo uno dei dati più interessanti dell’analisi di Fpa, società del Gruppo Digital360, che ha elaborato i dati del Conto annuale 2024 della Ragioneria generale dello Stato.
Il numero totale di dipendenti pubblici è aumentato in un anno dell’1,8% e le previsioni per l’anno in corso sono di superare i 3,4 milioni di addetti entro fine anno. Si conferma il trend di crescita iniziato subito dopo il Covid, anche se con tassi leggermente attenuati. A guidare questa fase espansiva sono soprattutto i comparti dell’Istruzione e della Ricerca (60mila addetti in più nel biennio) e quello della sanità (+32mila). Aumentano come si diceva gli under 30 e prosegue, più in generale, il percorso di ricambio: tra il 2023 e il 2024 i nuovi ingressi sono stati circa 214mila, mentre i dipendenti usciti dagli organici sono stati 117mila, con un tasso di ricambio pari all’1,25. Il tasso di ricambio misura il rapporto tra chi entra e chi esce dal lavoro in un certo periodo: un valore superiore a 1 indica che le assunzioni superano le uscite. Nel 2023 questo valore aveva toccato un picco di 1,37, dunque nel 2024 il ritmo del ricambio resta elevato ma risulta in lieve calo rispetto all’anno precedente.
Questo avvicendamento rappresenta un’opportunità, ma anche un elemento di complessità, che pone al centro dell’agenda politica e organizzativa il tema dell’age management. Infatti, nonostante l’età media sia leggermente diminuita per via dei nuovi ingressi (49 anni e 4 mesi, contro 49 anni e 6 mesi nel 2023), la maggioranza dei dipendenti pubblici (il 54%) è tuttora composta da ultracinquantenni. Di questi oltre 121mila hanno già compiuto i 65 anni. Sono circa 813mila infine i dipendenti con oltre 25 anni di anzianità.
I laureati rappresentano ormai il 59% del personale totale. Se il 2023 era stato l’anno del sorpasso sui non laureati, oggi questo dato appare consolidato e si inserisce in un momento di grande investimento nella crescita professionale dei dipendenti pubblici. Nel 2024 è stato raggiunto il record di 4,5 milioni di giornate di formazione erogate. Un dato di grande rilievo, considerando anche che il Conto annuale fa riferimento al periodo antecedente alla Direttiva del ministero per la Pubblica amministrazione del gennaio 2025 che impone a tutte le amministrazioni di garantire almeno 40 ore annue di formazione per ciascun dipendente. Un investimento chiave per supportare un salto di qualità culturale di tutto il personale, senior inclusi, garantendo l’aggiornamento delle competenze professionali e l’innovazione costante.
«Questi dati confermano come il Pnrr abbia rappresentato una spinta senza precedenti per l’inserimento nella Pa di nuove competenze e profili professionali - sottolinea Gianni Dominici, amministratore delegato di Fpa - ma anche come questo percorso di sviluppo e cambiamento sia ancora in divenire. Tra gennaio 2024 e aprile 2025, sono stati banditi concorsi e avvisi per oltre 400mila nuove posizioni e la vera sfida sarà completare il ricambio generazionale, senza però disperdere il capitale umano esistente. Integrazione tra generazioni, investimento continuo in formazione, valorizzazione dell’esperienza e dell’anzianità saranno le parole chiave per i prossimi anni».
Nonostante i segnali positivi su organici e competenze, l’analisi evidenzia una criticità strutturale sul fronte della perdita di potere d’acquisto. Tra il 2014 e il 2024, la retribuzione reale (depurata dall’inflazione) è scesa da 34.374 euro a 32.883 euro. Una strategia efficace di age management, conclude il rapporto, non può prescindere dalla capacità di trattenere i talenti, sia giovani che senior e intervenire anche sulle leve salariali è considerato indispensabile.
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