Ecco perché Le Pen nonostante la condanna si potrà candidare all'Eliseo
di Daniele Zappalà, Parigi
Sentenza "double face" a Parigi per la leader ultranazionalista: colpevolezza confermata per lo scandalo degli assistenti parlamentari fittizi, ma possibilità di partecipare alla competizione per le presidenziali nel 2027, grazie a una riduzione dei tempi di pena correlati. L'ipotesi di fare campagna elettorale per l'Eliseo con il braccialetto elettronico

Nella torrida estate francese degli incendi, il pomeriggio più lungo e rovente è toccato oggi alla leader ultranazionalista Marine Le Pen, 57 anni, dopo un verdetto giudiziario “double-face”. All’ora di pranzo Le Pen è uscita con uno status paradossale: condannata pesantemente pure in appello per «fatti gravi», eppure libera di candidarsi nuovamente, nei prossimi mesi, alla poltrona suprema di presidente. Quella, fra le mura dell’Eliseo, associata dai francesi anche al famoso bottone dell’arma atomica. Il dilemma, senza precedenti nella storia della Quinta Repubblica, si è tradotto pure in un interrogativo dai risvolti quasi grotteschi: cosa penserà la Francia di una candidata pronta a far grandi comizi con una condanna sul capo e forse un braccialetto elettronico alla caviglia? Interrogativi su cui Le Pen, impassibile durante la lettura della sentenza, si è chiusa poi a discutere per gran parte del pomeriggio con i fedelissimi del partito, dato da tempo dai sondaggi ormai alle porte del potere.
In serata, il colpo di scena che ha sciolto finalmente la suspense: un intervento al tg delle 20 di Tf1, quello di massimo ascolto, per dire ai connazionali che sì, sarà candidata all’elezione presidenziale, invitandoli persino a «partecipare attivamente alla campagna che comincia». Con una precisazione chiave: la volontà di fare ricorso in Cassazione per sospendere gli effetti del verdetto e poter dunque far «campagna senza braccialetto elettronico». Un’ostentazione di determinazione in piena regola, dunque: «Non cambierò idea», ha assicurato, preannunciando di volere come premier il suo delfino 30enne Jordan Bardella.
Sul piano giudiziario, la conferma della condanna per appropriazione indebita di fondi pubblici, da parte della Corte d’Appello di Parigi, è giunta per lo scandalo degli assistenti parlamentari fittizi dell’ultradestra francese all’Europarlamento, emerso a partire dal 2014. La durata del reato, che si è protratto per ben 11 anni, è riconosciuta come un’aggravante. Ma al contempo, per tutti gli 11 condannati in primo grado che hanno fatto ricorso, fra cui altri maggiorenti storici del partito xenofobo come Bruno Gollnisch, Nicolas Bay e Louis Aliot, è stato escluso un movente d’arricchimento personale. Anche per questo, la pena inflitta a Le Pen è stata ridotta, pur restando pesante: 3 anni, di cui 1 senza condizionale con il braccialetto elettronico, più una multa di 100mila euro. Quanto alla pena annessa d’ineleggibilità, la più temuta politicamente, è stata anch’essa alleviata: 15 mesi senza condizionale. Si tratta dunque di 15 mesi effettivi – su un totale di 45, ma 30m con la condizionale – ma di fatto già scontati dalla leader fra i due gradi di giudizio.
Il Tribunale ha precisato di non aver voluto ledere «il principio di libertà delle candidature, condizione essenziale di un’espressione democratica del suffragio universale». Il contesto dell’imminente corsa per l’Eliseo è stato dunque determinante. Agli ultimi appuntamenti con le urne, Europee comprese, il Raggruppamento nazionale lepenista si è confermato il primo partito del Paese. Uno scenario che ha accresciuto le speranze degli ultranazionalisti in vista della corsa par l’Eliseo. Tanto più sullo sfondo della fine non gloriosa dell’era Macron. Per Le Pen, il lungo pomeriggio rovente di oggi è stato certamente pure quello di un confronto diretto, in condizioni mai tanto difficili, proprio con l’ambizioso Bardella, 30 anni, di radici familiari italiane. Da tempo, i sondaggi lo indicano persino più in alto della propria “madrina” politica, esacerbando il confronto fra il “vecchio” e il “nuovo” del partito, che equivalgono pure a linee politiche non più esattamente congruenti.
Da parte di Le Pen, ad esempio, c’è l’insistenza su un ruolo forte dello Stato a proposito delle questioni più spinose riguardanti i ceti popolari. Ovvero, quel bacino elettorale del partito che coincide spesso con il Paese periferico e rurale dove sono più avvertiti i dubbi, la rabbia, le paure, le frustrazioni che attraversano il Paese. Per Bardella, invece, una linea economicamente più liberista, come mostra ad esempio l’auspicio d’introdurre un modello più privatistico delle pensioni. Intanto, pur dichiarando in genere di rispettare il verdetto, gli altri partiti, soprattutto a sinistra, non sono rimasti a guardare, additando subito la candidatura di una persona pesantemente condannata. Per la Francia, di certo, pure una giornata di riflessione sulle proprie prassi giudiziarie.
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