Le Pen condannata. «Ma ha già scontato il periodo di ineleggibilità». È pronta a candidarsi?
di Daniele Zappalà, Parigi
Sentenza "double face" a Parigi per la leader ultranazionalista: colpevolezza confermata per lo scandalo degli assistenti parlamentari fittizi, ma possibilità di partecipare alla competizione per le presidenziali nel 2027, grazie a una riduzione dei tempi di pena correlati. L'ipotesi di fare campagna elettorale per l'Eliseo con il braccialetto elettronico

Farà campagna per l’Eliseo con un braccialetto elettronico addosso? La leader ultranazionalista francese Marine Le Pen, 57 anni, lo annuncerà probabilmente ai connazionali già questa sera, nel corso del tigì più seguito di Francia.
Il dilemma è una conseguenza della sentenza double face caduta oggi all’ora di pranzo, da parte della Corte d’Appello di Parigi, per l’annoso scandalo degli assistenti parlamentari fittizi dell’ultradestra francese all’Europarlamento, emerso a partire dal 2014.
Da una parte, i giudici hanno confermato in appello la colpevolezza di Le Pen, condannata per «fatti gravi» a 3 anni, di cui 1 senza condizionale da scontare con il braccialetto elettronico. Ma al contempo, è stata ridotta la pena annessa d’ineleggibilità: solo 15 mesi senza la condizionale (su 45 in tutto), già scontati fra i due gradi di giudizio.
Per la finalista alle ultime due corse per l’Eliseo, ogni volta battuta da Emmanuel Macron, si apre dunque un dilemma. Partecipare alla competizione, ma con il rischio di condurla in gran parte con addosso un braccialetto elettronico, confidando magari anche in un’eventuale riduzione di pena? L’alternativa sarebbe di evitare una tale anomalia, del tutto senza precedenti in Francia e forse in Europa, lasciando strada al suo giovane delfino Jordan Bardella, 30 anni, che in alcuni sondaggi recenti ha già sopravanzato la propria "madrina" politica, ma che rischia di pagare la propria inesperienza.
La Francia, tanto fra i simpatizzanti dell’ultradestra, quanto fra tutti gli altri campi avversi, resta dunque con il fiato sospeso. Nelle ultime elezioni, il Raggruppamento nazionale lepenista si è confermato il primo partito del Paese e spera di approfittare la prossima primavera della fine non proprio gloriosa dell’era Macron per conquistare il potere.
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