Storia o ideologia? Come l’America sta insegnando l’11 settembre ai suoi ragazzi

di Elena Molinari, New York
L'orrore di 25 anni fa è ormai lontano per una generazione nata dopo quel giorno. Quasi tutti gli Stati lo affrontano a scuola, ma con approcci molto diversi: dall’eroismo dei soccorritori alle conseguenze geopolitiche, fino alla nuova spinta all’educazione patriottica voluta da Trump
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September 11, 2026
Un’immagine ormai storica: il crollo delle Torri Gemelle / ANSA
Un’immagine ormai storica: il crollo delle Torri Gemelle / ANSA
Venticinque anni dopo, l’11 settembre 2001 per gli studenti americani è diventato «storia». Circa un terzo degli americani è nato dopo gli attentati che uccisero quasi tremila persone a New York, al Pentagono e nei cieli della Pennsylvania. Più della metà dei ragazzi seduti fra i banchi quel giorno non era nata o aveva meno di dieci anni. E un sondaggio mostra che molti della Generazione Z conoscono meglio l’attacco di Pearl Harbor che gli attentati alle Torri Gemelle. La tragedia, che pure ha toccato tante famiglie, viene oggi insegnata sempre di più, ma non allo stesso modo. La scorsa estate, per tre giorni, decine di insegnanti si sono ritrovati al Flight 93 National Memorial, nella Pennsylvania rurale, per interrogarsi proprio su come raccontare l’Undici settembre a una nuova generazione, quali dettagli siano adatti ai più piccoli, che cosa le famiglie delle vittime vogliano venga detto dei loro cari. «La cosa peggiore è l’omissione totale del racconto – ha detto Gordon Felt, il cui fratello Edward morì sul volo United 93 –. È la nostra paura più grande».
La tragedia non è affatto assente dai programmi. Negli Stati Uniti l’istruzione è decisa dai singoli Stati e spesso dai distretti locali e oggi almeno quaranta Stati prevedono, in qualche forma, di trattare l’Undici settembre. Un decennio fa, il 60% degli Stati non lo menzionava neppure. Oggi le impostazioni variano moltissimo e seguono le divisioni politiche. In Alabama l’Undici settembre rientra fin dalla quinta elementare nel «coinvolgimento militare americano nei conflitti internazionali dal 1980». Il conservatore Texas lo insegna come esempio di «terrorismo islamico radicale». Il Colorado invita gli studenti ad analizzarne le conseguenze, comprese le «discriminazioni contro i mediorientali». Il New Mexico include la detenzione dei sospetti a Guantánamo e lo scandalo di Abu Ghraib. E Stati più liberal come California e New Jersey chiedono di discutere l’equilibrio tra sicurezza nazionale e libertà civili dopo gli attentati.
Dal primo insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, però, le riforme di impronta conservatrice premono dall’alto, imponendo di leggere l’11 settembre solo in chiave quasi solo celebrativa. Molti Stati le hanno già recepite. Una legge della Florida impone 45 minuti di lezione sul tema “11 settembre e patriottismo”. Il «Freedom Framework» della Louisiana introduce un tema simile in seconda elementare. Non solo. Da quando è tornato alla Casa Bianca per il secondo mandato, Trump ha rilanciato con ancora maggiore forza una linea di «educazione patriottica» contro l’«indottrinamento ideologico della sinistra», spingendo per un programma federale unico in questo senso. La narrazione dominante nei nuovi manuali e documentari dunque evidenzia l’attacco scioccante e senza precedenti, l’eroismo dei pompieri e dei soccorritori, il mondo stretto attorno agli Stati Uniti e onora le vittime, ma rischia di ridursi a una contrapposizione in bianco e nero, lasciando in ombra le radici storiche. Come il ruolo americano in Medio Oriente e in Afghanistan negli anni Ottanta, quando gli Usa armarono i mujahedin contro i sovietici e sostennero Saddam Hussein contro l’Iran, il modo in cui certe scelte contribuirono alla nascita di al-Qaeda e le decisioni controverse successive, come le prove – poi rivelatesi inesistenti – usate per giustificare l’invasione dell’Iraq nel 2003. Una versione troppo lineare, avvertono i ricercatori, può anche alimentare la retorica che dipinge tutti i musulmani come potenziali terroristi, ignorando le aggressioni xenofobe che subirono dopo gli attentati.
C’è poi l’ostacolo generazionale. Secondo il Pew Research Center, circa il 60% dei giovani adulti ha saputo degli attentati per la prima volta a scuola e per i ragazzini la tragedia è ormai lontana. «Molti la scoprono dai social, attraverso meme, battute, teorie del complotto – osserva lo storico Michael Stoff – e solo in seconda battuta dai racconti dei familiari o in classe». Megan Jones, responsabile educativa del Memoriale e Museo dell’Undici settembre di New York, ricorda che un tempo gli insegnanti temevano di riaprire ferite, ma oggi gli studenti hanno bisogno dei fatti di base, e il compito dei docente è «far capire loro come l’Undici settembre abbia plasmato il mondo in cui vivono». Tra loro Marty Runzer, ex assistente di volo della United diventata maestra che ogni Undici settembre appunta la vecchia spilla con le ali a una giacca e racconta ai bambini come quel giorno abbia cambiato la storia americana.

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