“Pulp Fiction” scambiato per Ezechiele: come Hegseth è inciampato sulla Bibbia
di Luca Miele
Il segretario alla Difesa Usa al centro delle polemiche dopo la clamorosa gaffe. Il video che lo ritrae mentre prega al Pentagono è diventato virale, assieme alle foto dell'attore Samuel L. Jackson (che nel film pronunciava il monologo incriminato)

Quando “Star Wars” al posto di Giobbe? “Sfida all'O.K. Corral” nel bel mezzo del Deuteronomio? Un discorso del “Padrino” attribuito a Mosè? John Wayne scambiato per Giacobbe? In quello che il “Guardian” ha definito «il mondo alla rovescia del secondo mandato Trump» può accadere anche questo. Un monologo di un film – nello specifico il tarantiniano (e, diciamolo, anche un po’ tarantolato) “Pulp Fiction” spacciato per un passo della Bibbia, nello specifico il profeta Ezechiele. Ad inciampare nella citazione, mercoledì, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, nonché ex conduttore televisivo di “Fox News” e fervente nazionalista con la scritta “Deus Vult” tatuata sul bicipite destro, oggi inseguito da una richiesta di impeachment presentata da un gruppo di parlamentari democratici. Cosa è accaduto esattamente? Siamo nella cornice del Pentagono. Hegseth presiede una sessione di preghiera. Si tratta di incoraggiare le truppe statunitensi impegnate nella “guerra santa” in Iran. Il sedicente segretario della Guerra, conquistato il podio, pronuncia una preghiera, come testimonia un video poi diventato virale, specificando che le sue parole sono le stesse recitate da “Sandy 1”, una delle squadre coinvolte nel salvataggio dell’aviere americano rimasto bloccato dietro le linee nemiche in Iran all’inizio di questo mese. «Lo chiamano Csar 25:17, che credo sia pensato per richiamare Ezechiele 25:17», insiste. Come ha mostrato la stampa Usa, in realtà, quello che Hegseth pronuncia – inconsapevolmente? – è una versione del discorso reso celebre dal personaggio di Samuel L. Jackson, Jules Winnfield nel film del 1994, parole che il sanguinario killer rivolge ogni volta alle sue vittime poco prima di ucciderle, nominando il profeta Ezechiele ma citandolo infedelmente. Nella versione di Hegseth, il passo trasuda linguaggio militare, con i riferimenti obbligati al «cameratismo e al dovere». In un post, pubblicato su X giovedì, Sean Parnell, portavoce del Pentagono, ha provato a metterci una pezza, riconoscendo che la preghiera era «ovviamente ispirata a un dialogo di “Pulp Fiction”». Non pago, lo stesso Hegseth, nella conferenza di stampa, ha attaccato i media, paragonandoli ai «farisei». C’è da scommettere che il capo del Pentagono non rinuncerà a ricorrere al “grande codice” della cultura occidentale che è la Bibbia (come l’ha definita lo studioso canadese Northrop Frye) e al suo citazionismo un po’ ossessivo. Speriamo, soltanto, che la prossima volta non si confonda con dei fumetti.
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