Cristiani perseguitati. Asia Bibi in isolamento: «Minacciata di morte»


Stefano Vecchia giovedì 15 ottobre 2015
Un funzionario del carcere: rischia di essere uccisa da detenuti o guardie. Peggiorate le sue condizioni di salute.
In attesa di un giudizio definitivo della Corte Suprema sulla sentenza capitale per blasfemia, Asia Bibi vivrebbe ora l’angoscia dell’isolamento nel carcere femminile di Multan dove trascorre la sua prigionia arrivata ormai a 2.305 giorni. Un provvedimento, non il primo del genere nei suoi confronti, che le autorità carcerarie avrebbero preso nei giorni scorsi per facilitarne la maggiore possibilità di cura date le sue precarie condizioni di salute e garantirne la sicurezza in un momento particolare della vicenda. Alla donna sarebbero arrivate minacce di morte dopo che la Corte Suprema ha confermato la condanna a morte per Mumtaz Qadri, l’ex poliziotto delle squadre speciali responsabile dell’omicidio di Salman Taseer il governatore del Punjab “colpevole” per gli estremisti religiosi, di avere auspicato la modifica della legge antiblasfemia dopo avere incontrato proprio Asia Bibi, allora nel carcere di Sheikhupura. Per il quotidiano online The Express Tribune – che un funzionario anonimo, lo stesso il quale ha dato la notizia dell’isolamento – la donna cattolica, madre di cinque figli, rischierebbe «di essere uccisa da un qualsiasi detenuto o guardia carceraria». Un altro funzionario ha confermato il trasferimento aggiungendo che vi sono timori seri per il suo stato di salute. «Temiamo per la sua vita – ha segnalato – . Il mese scorso ha vomitato sangue e ha difficoltà a camminare». Un conferma di quanto segnalato da familiari, legali e attivisti impegnati per la sua liberazione ma anche per la sua incolumità. «La sua vita è in pericolo a causa della sua salute e per le pessime condizioni carcerarie», ha detto l’attivista cristiano Shamaun Alfred Gill, riferendo di ripetute richieste per un trasferimento in ospedale della donna, sempre respinte.  Le condizioni di Asia sono «tragiche», ha aggiunto Xavier Patras William, presidente di Life for All. Nel carcere – dove secondo un rapporto pubblicato dal media online Pakistan Christian Post – i medicinali non sono disponibili o lo sono solo per «prigionieri che godono un trattamento di favore». In molti casi i detenuti muoiono per incapacità del personale oppure per semplice disinteresse verso di loro. Le condizioni igieniche, inoltre, sono pessime. Il rapporto segnala che il carcere femminile è un edificio a un solo piano con una ventilazione precaria e un sovraffollamento permanente. Almeno 150 detenute sono rinchiuse in una struttura che potrebbe ospitarne 30-40, i bagni agibili sono solo sei. La fonte del rapporto, un ex detenuto, segnala che «il sovraffollamento associato a carenze sanitarie, scarsa illuminazione e aerazione trasforma le celle – anche quelle dell’isolamento – in un luogo di grande sofferenza». A accentuare la prostrazione di Asia Bibi anche la distanza da una famiglia che riesce a incontrare solo saltuariamente e da dietro le sbarre. Un marito e cinque figli costretti a una vita in clandestinità per sfuggire alla vendetta degli estremisti religiosi. Questi Hanno da anni posto una fatwa di condanna sulla donna e una taglia equivalente a 5mila dollari. Un doppio rischio concreto, dunque per una cristiana coraggiosa che ha finora affrontato con tenacia e fede le prove da quando è stata incarcerata su falsa denuncia di alcune vicine di casa, con la complicità dell’imam del villaggio, Ittanwali, in Punjab. Accuse infamanti che mettono a rischio la vita di chi la riceve prima ancora che i giudici ne stabiliscano – in tutti i casi finora, con l’eccezione di Asia Bibi – l’innocenza in prima istanza o in appello.
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