In Brasile lo scontro per le presidenziali investe pure l’Aparecida; i vescovi chiedono «rispetto»
Replicando a chi sui social l’ha accusato di voler togliere il titolo di patrona del Paese alla Madonna, Bolsonaro jr ha puntato il dito contro la Conferenza episcopale. Che ha risposto: «Le bugie non si combattono con altre bugie»

Non è una novità. Nell’ultimo decennio, la polarizzazione è stata la costante delle campagne presidenziali brasiliane. Stavolta, però, la ferocia del dibattito non ha esitato a trascinare nell’agone perfino uno dei simboli della fede del Gigante del Sud: Nostra Signora di Aparecida, le cui celebrazioni cominciano proprio sabato, alla vigilia del primo turno di domenica. Tutto è cominciato la settimana scorsa con un messaggio social che accusava il candidato dell’ultradestra, Flávio Bolsonaro, di avere pronto un progetto di legge per togliere alla “Piccola Madre”, come la chiamano i fedeli, il titolo di patrona del Paese.
La denuncia, in realtà, prende un frammento da un video del primogenito dell’ex leader, di fede evangelicale, e lo giustappone a una proposta vecchia di vent’anni, formulata dal deputato Víctorio Galli, un centrista diventato fedelissimo del padre, Jair, e designato da quest’ultimo consigliere speciale del presidente. Bolsonaro jr ha subito smentito mentre i suoi avvocati hanno chiesto alla Corte Suprema la rimozione del post. Il massimo tribunale ha prima accettato poi, su spinta del giudice Flávio Dino, respinto la petizione. Nel frattempo, domenica, il leader conservatore ha alzato ulteriormente i toni puntando il dito contro i vescovi brasiliani durante un evento a Góias. «Queste fake news sono state diffuse dalla sinistra con l’aiuto di persone all’interno della Conferenza episcopale brasiliana», ha affermato, provocando le risposta immediata dell’organismo. «Le bugie non si combattono con altre bugie», hanno dichiarato i vescovi in una nota congiunta.
«Attribuire senza alcuna prova alla Conferenza episcopale la partecipazione alla produzione e pubblicazione di notizie false – si legge ancora –, colpisce ingiustamente l’istituzione e non contribuisce alla serenità e al senso di responsabilità che dovrebbero caratterizzare il processo elettorale». Con l’avvicinarsi dell’apertura delle urne, il clima politico si fa, ogni ora, più incandescente.
Nonostante la presenza di dodici candidati, il voto si profila come un duello serratissimo tra l’attuale capo dello Stato, il progressista Luiz Inácio Lula da Silva, e Bolsonaro jr. I sondaggi dell’ultimo mese registrano una sorta di pareggio tecnico fra i due favoriti, i cui consensi si aggirano intorno al 40 per cento, al di sotto, dunque, della metà più uno necessario per evitare il ballottaggio del 25 ottobre. Qualunque questione ormai diviene terreno di scontro. Lula è intervenuto sul “caso Aparecida” dicendo di ignorare se si tratti effettivamente di una notizia falsa e ha esortato al rispetto dei simboli religiosi. L’appello non sembra, però, avere sortito effetto. Anzi, il tema tornerà nel faccia a faccia tv organizzato da Globo Tv e a cui, al momento, solo Bolsonaro ha confermato la presenza. L’intento di capitalizzare in senso politico l’affaire è bipartisan. Lo stesso presidente ha utilizzato un brano dedicato alla patrona del Brasile per aprire il comizio di tre giorni fa a San Paolo mentre il rivale ieri, nella medesima città, si è presentato davanti ai sostenitori con statutetta della Vergine. Nella notte di ieri, inoltre, la Corte Suprema si è riunita in plenaria per pronunciarsi definitivamente sulla rimozione dei post polemici.
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