Contagi in aumento, tracciamento quasi impossibile: l'epidemia di Ebola va sempre peggio
Con 192 morti e oltre 800 contagi accertati, nella Repubblica democratica del Congo la situazione sembra ormai fuori controllo. L’allarme degli organismi internazionali: il picco non sarebbe ancora stato raggiunto

L’allarme arriva a poco più di un mese dalla segnalazione dei primi casi. L’epidemia di Ebola in Repubblica democratica del Congo potrebbe svilupparsi fino a diventare «la più grave mai avuta nella regione». Ossia peggiore delle 11mila vittime che si ebbero in Guinea, Liberia e Sierra Leone tra il 2014 e il 2016. O dell’epidemia del 2018 nella stessa Rd Congo, che causò 2mila morti. A dirlo è stato ieri il responsabile dell’Africa Centres for Disease Control and Prevention (Cdc), agenzia di salute pubblica dell’Unione Africana, che ha rimarcato l’urgenza di destinare fondi a livello internazionale e «agire per bloccare il virus subito». Il conto ufficiale delle vittime è salito a 192 con più di 800 casi accertati secondo le autorità locali. Le segnalazioni continuano anche in Uganda: 2 decessi e 19 contagiati. Le zone più colpite rimangono quelle dell’Est: Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu. Le stesse martoriate dalla violenza dei gruppi armati. «Ci sono decine di migliaia di contatti con persone infette che non sono stati tracciati», aggiunge ancora l’Africa Cdc. «Solo il 12% dei contatti sospetti è effettivamente seguito, per noi è un indicatore molto grave».
Il tracciamento dei contatti è uno dei problemi principali, come confermano altre organizzazioni sul campo. «Nessuno conosce l’esatta diffusione della malattia», spiega Medici senza frontiere in un comunicato. «Molti dei pazienti – prosegue Msf – arrivano con la malattia in una fase avanzata e senza essere stati segnalati». In parte è perché non ci sono sufficienti presidi sanitari. In tre principali laboratori del Paese, al 10 giugno i test risultavano esauriti secondo quanto riporta l’Organizzazione mondiale della Sanità. Si stava anche aspettando un reagente senza cui non si possono analizzare nemmeno i campioni già raccolti. E il virus si è diffuso in zone impervie e in villaggi difficilmente raggiungibili dagli operatori. Sulla gestione dei pazienti subentrano altre problematiche. In molti centri abitati prevalgono ancora le pratiche di automedicazione, nonostante gli avvisi delle autorità chiedano ai cittadini di recarsi immediatamente nei centri sanitari. A incidere positivamente è solo il ritorno a casa di qualche malato guarito – per ora sono 48 le persone che hanno superato la malattia – che porta una maggiore consapevolezza tra gli altri residenti. Chi invece si reca negli ospedali spesso li trova sovraffollati. E ai malati di Ebola si affiancano i feriti da arma da fuoco: il virus non ha certo fermato la violenza delle milizie. «Pensiamo che il picco dell’epidemia debba ancora arrivare» ha rimarcato anche la Federazione della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. «L’emergenza potrebbe durare un altro anno». Gli allarmi di hanno suscitato una risposta a livello internazionale, ieri, almeno a parole. I leader del G7 si sono detti «determinati a fornire e mobilitare risorse per una risposta coordinata». Un funzionario statunitense ha dichiarato che gli Usa hanno già stanziato oltre 700 milioni di dollari per la risposta sanitaria e invitano gli altri Paesi a contribuire. Si coopera anche per lo sviluppo di un vaccino. La fase 1 della sperimentazione clinica inizierà a luglio.
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