Chi è András Baka, il nuovo presidente ungherese eletto dal Parlamento di Budapest al posto dell'orbaniano Sulyok
Ex presidente della Corte suprema, fu silurato nel 2012 dall'allora premier Viktor Orbán irritato per le sue critiche. Fidesz, il partito dell'ex leader, diserta l'aula per protesta

L’Ungheria ha un nuovo presidente della Repubblica. Dopo le dimissioni strappate con una riforma costituzionale dal nuovo premier Péter Magyar al predecessore Tamás Sulyok, da lui considerato una «marionetta» dell’ex primo ministro Viktor Orbán, ieri è stato eletto dal Parlamento di Budapest András Baka, 73 anni, ex presidente della Corte Suprema ungherese. «È una persona – ha dichiarato Magyar – degno di incarnare l’unità della nazione». Un’elezione scontata: Tisza (il partito di Magyar) aveva già scelto da giorni Baka da una rosa di tre nomi, il nuovo presidente è stato eletto con 140 sì e 6 no in un Parlamento dominato per due terzi da Tisza. Solo poche settimane fa, Magyar aveva lanciato la candidatura della super campionessa di scacchi Judit Polgar, che però aveva reclinato non senza imbarazzo per il premier.
Un nome non scelto a caso: Baka era stato di fatto licenziato dalla sua carica di presidente della Corte suprema nel 2012 per alcune critiche al governo Orbán per i suoi tentativi di influenzare i giudici. Il trucco di Orbán: l’allora premier fece passare una legge ad hoc imponendo nuovi requisiti per la carica di presidente della Corte Suprema, requisiti che neanche a dirlo Baka non soddisfaceva, oltre ad abbassare a 62 anni l’età pensionabile per i giudici, costringendo così centinaia di magistrati invisi a lasciare per far posto a colleghi più graditi al governo.
Il magistrato aveva fatto causa di fronte alla Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo (presso la quale, peraltro, aveva lavorato lui stesso come giudice dal 1991 al 2008), ottenendo nel 2016 una sentenza che gli ha dato pienamente ragione. Orbán ovviamente non se n’è assolutamente curato. Da ultimo, nel 2025, Baka era intervenuto sul podio durante una grande manifestazione dei magistrati contro il governo Orbán a difesa dell’indipendenza della magistratura.
La sua vita, ha affermato Magyar, «è un esempio di impegno verso lo Stato di diritto». La sua elezione è in effetti anche un segnale a Bruxelles e ai partner europei: con Baka torna alla presidenza magiara un uomo che incarna proprio lo Stato di diritto, agli occhi di Bruxelles e varie capitali europei calpestato per anni da Orbán. «Il sistema Orbán – ha commentato il popolare sindaco di Budapest, Gergely Karácsony – inviso all’ex premier – è cominciato con il licenziamento di Baka, e finisce con la sua nomina a presidente. Sarà un ottimo capo dello Stato che saprà aiutare il Paese a riconciliarsi».
Non la vede così Fidesz, il partito di Orbán, che considera illegittime le dimissioni forzate di Sulyok e non ha partecipato al voto per protesta. Colpisce peraltro che lo stesso Baka aveva in parte criticato la destituzione di Sulyok, da lui considerata non adeguata a un Paese governato dallo Stato di diritto, salvo aggiungere che l’Ungheria aveva cessato di esserlo diventando «uno Stato prigioniero di Orbán».
Le tensioni comunque crescono, soprattutto sul fronte dei sostenitori dell’ex premier. Questa settimana è attesa una sentenza della Corte costituzionale (ancora dominata da fedelissimi di Orbán) su un ricorso di Fidesz contro alcune leggi adottate dall’attuale maggioranza per ripristinare lo Stato di diritto, e necessarie per ottenere i 16,4 miliardi di euro in fondi Ue congelati, tra cui sul recupero di beni pubblici concessi a fondazioni private e sui poteri della nuova autorità anticorruzione. Se l’alta corte darà ragione al partito di Orbán, Magyar avrà un serio problema: il pacchetto legislativo, in base agli accordi con Bruxelles, deve essere approvato entro il 31 agosto.
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