Licenziato per 1,60 euro al distributore del caffé. Il giudice: risarcitelo con 18 mensilità
di Redazione
Il dipendente di un'azienda si era ripreso la somma dal resto non consegnato alla macchinetta. Dopo la decisione dell'azienda, che lo aveva lasciato a casa, ha impugnato il provvedimento e ha avuto ragione dal Tribunale di Brescia
Un dipendente con oltre 14 anni di anzianità, con contratto da metalmeccanico, è stato licenziato a luglio 2024 per essersi ripreso 1 euro e 60 centesimi dal resto non consegnato di un caffè. Dopo aver impugnato il provvedimento, il Tribunale di Brescia gli ha dato ragione, riconoscendo il licenziamento come «del tutto sproporzionato» e condannando l'azienda a corrispondergli un indennizzo pari a 18 mensilità nonostante il lavoratore non sia stato reintegrato.
I fatti risalgono a giugno 2024. Durante una pausa, l'uomo ritira un caffè ma non riceve il resto. Il giorno successivo, all'arrivo del tecnico del distributore, prende le monete, generando una discussione con un collega che lo aveva visto. «Il tecnico - si legge nelle nove pagine di sentenza - negava di aver mai autorizzato il recupero del denaro, mentre il ricorrente riferiva di aver desunto un implicito consenso dall'assenza di diniego». Nonostante la restituzione dell'euro e 60 centesimi, non essendo certo del consenso del tecnico, due settimane dopo l'azienda lo licenzia, contestando l'appropriazione indebita e presunte minacce a un collega.
L'uomo aveva presentato ricorso, sostenendo «l'assenza di proporzionalità tra le condotte contestate e la sanzione espulsiva irrogata». Il giudice gli ha dato ragione.
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