Iran: «Controlliamo Hormuz». In Libano ancora raid
Teheran avrebbe formato alcuni accordi con Iraq e Pakistan per garantire il transito delle loro navi. La tensione attorno allo Stretto rimane molto alta

Ieri è stata una petroli Ieri è stata una petroliera cinese che trasporta greggio iracheno. Domenica sono state due navi cariche ciascuna di 2 milioni di barili di petrolio, anch’esso iracheno. Settimana scorsa, un altro tanker. Per lo Stretto di Hormuz, qualcosa sta passando. Sono briciole rispetto a prima della guerra, quando per il corridoio transitava il 20% del commercio mondiale di greggio:_circa 3.000 navi al mese a fronte delle poche decine di queste settimane. Alcune delle ultime sarebbero riuscite ad attraversare lo Stretto per un motivo preciso. Secondo un’esclusiva di Reuters, il loro transito è frutto di un accordo siglato di recente tra Iran e Iraq, Paese che dipende fortemente da Hormuz per le sue esportazioni. L’intesa non sarebbe stata resa pubblica e non sarebbe un unicum: sempre secondo Reuters, anche il Pakistan ha firmato un accordo simile. E altri potrebbero arrivare.
Si conferma così una tattica iraniana che punta a normalizzare il controllo sullo Stretto: Teheran non vuole tanto decidere se il corridoio debba essere aperto o chiuso, ma stabilire direttamente chi può passare. «Così potremmo addirittura raddoppiare i nostri ricavi petroliferi» ha detto ieri il portavoce dell’esercito iraniano. E anche avere il potere di tenere bloccate le navi dei Paesi non in linea con gli interessi dei pasdaran. Una condizione in cui già si trovano, ormai da mesi, centinaia di mezzi. Il clima attorno ad Hormuz è sempre di tensione. Nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno sorvolato lo Stretto con un caccia F-35, cioè un mezzo in grado di trasportare fino a 18mila libbre di armamenti. Per Donald Trump, la guerra continua ad essere già vinta. Prima di partire per Pechino, il tycoon aveva detto di credere di non aver bisogno di «alcun aiuto» perché l’Iran «è già stato annientato» in termini di armamenti. Ma a smentirlo, questa volta, sono alcune valutazioni di agenzie di intelligence statunitensi. Secondo documenti interni visti dal New York Times, Teheran è in realtà riuscito a ripristinare l’accesso a 30 dei 33 siti missilistici collocati attorno ad Hormuz. Ciò significa avere la capacità potenziale di colpire le navi da guerra o le petroliere che si trovano nelle acque dello Stretto. Secondo le stesse stime, l’Iran possiede ancora il 70% dell’arsenale missilistico pre-bellico. Una funzionaria della Casa Bianca interpellata dal New York Times ha risposto a queste cifre rimarcando la linea del tycoon: gli Usa stanno vincendo. Per ora, comunque, lo stop ai bombardamenti rimane in vigore. Tregua che dovrebbe essere tale anche su un altro fronte, quello libanese. Il condizionale però è d’obbligo: ieri otto persone sono morte in un attacco israeliano su un’autostrada nel Sud del Paese. Due erano bambini.E un drone ha colpito la base italiana di Unifil. Per le Nazioni Unite, l’azione è «presumibilmente» riconducibile a Hezbollah. Nessuno è rimasto ferito. Unifil ha esortato tutte le parti a «evitare qualsiasi azione che possa mettere in pericolo i peacekeeper».
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