Intascava tangenti da boss: in carcere dirigente Regione siciliana

Per aver favorito lo stesso mafioso è indagato per concorso esterno anche un ex europarlamentare, il neo direttore Policlinico Messina
March 10, 2026
Un dirigente della Regione Sicilia, Giancarlo Teresi, è finito in carcere con l'accusa di aver intascato tangenti da un boss. Avrebbe fatto avere lavori alla società del mafioso in cambio di soldi. L'accusa è dunque di corruzione, aggravata dall'aver favorito Cosa nostra, e in particolare il boss di Favara (Agrigento) Carmelo Vetro. Il dirigente regionale era al vertice del Dipartimento Infrastrutture e Mobilità della Regione.
In carcere per gli stessi reati è finito anche il capomafia Agrigentino. Nell'indagine sono coinvolti tra gli altri anche i fratelli di Vetro, Salvatore e Antonio Lombardo, dipendente e amministratore formale della società dell'imprenditore mafioso. Secondo l'accusa, per anni Teresi avrebbe asservito la propria funzione agli interessi privati del boss di Favara, in passato condannato per mafia a nove anni con sentenza ormai definitiva, ricevendo in cambio diverse tangenti.
Solo tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno sarebbero almeno tre i passaggi di denaro accertati. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti sono finiti i lavori per bonifiche, dragaggi, ripascimenti costieri e per il conferimento in discariche autorizzate dei sedimenti rimossi dai fondali marini commissionati dal dipartimento di Teresi per i porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini.
Teresi avrebbe sistematicamente sponsorizzato e favorito la società gestita occultamente da Vetro, la Ansa Ambiente s.r.l., che si occupa di intermediazione e commercio di rifiuti. Il dirigente, attraverso gli accordi corruttivi, avrebbe permesso a Vetro di bypassare l' ostacolo rappresentato dalle misure di prevenzione subite e la normativa in materia di interdittiva antimafia consentendogli di svolgere di fatto l'attività imprenditoriale in un settore delicatissimo, quale quello dei rifiuti, guadagnare denaro e prestigio negli ambienti criminali, anche alla luce dei suoi rapporti con personaggi come Giovanni Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro.
Nel frattempo, per aver favorito lo stesso mafioso, Carmelo Vetro, è finito indagato anche un dirigente ospedaliero. La Procura di Palermo ha disposto una serie di perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici del direttore generale del Policlinico di Messina, l'ex parlamentare europeo del Pdl Salvatore Iacolino. Nominato alla guida del nosocomio della Città dello Stretto la settimana scorsa, Iacolino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall'aver agevolato Cosa nostra nell'ambito dell'inchiesta che oggi ha portato all'arresto per corruzione di un dirigente regionale e di un imprenditore mafioso.
Secondo i magistrati della Dda di Palermo, guidati dal procuratore Maurizio de Lucia, il manager avrebbe messo a disposizione del boss di Favara suo compaesano, Vetro già condannato per associazione mafiosa, l'influenza e la rete di relazioni costruite grazie alla posizione ricoperta alla Regione come dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell'assessorato alla Salute e la sua esperienza politica, contribuendo al rafforzamento del clan di Favara.
All'ex deputato i pm contestano di aver sostenuto gli interessi economici del capomafia e dei suoi uomini, come l'imprenditore Giovanni Aveni, dando loro informazioni su procedure amministrative in corso o agevolando incontri con importanti funzionari regionali come il manager dell'Asp di Messina Giuseppe Cuccì, la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo della Protezione civile Salvatore Cocina.
Secondo l'accusa, inoltre, Iacolino, da direttore generale della Pianficazione strategica dell'assessorato alla Salute avrebbe compiuto atti contrari ai propri doveri d'ufficio, attraverso continue sollecitazioni nei confronti dei vertici amministrativi dell'Asp di Messina su procedimenti amministrativi indicati da Vetro. L'ex eurodeputato avrebbe poi omesso di segnalare che Vetro era stato condannato per mafia e avrebbe anzi agevolato la creazione di canali riservati con figure di vertice dell'amministrazione regionale per fargli ottenere lavori nel settore pubblico. In cambio avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di lavoratori.

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