Visti Usa, Africa e strategia geopolitica: il paradosso Trump
La "cauzione" di 15mila dollari stabilita per l'ingresso negli Stati Uniti riguarda 38 Paesi, di cui 28 africani. Introduce di fatto un filtro economico per gli Stati a basso e medio reddito. Al contempo, però, Washington mantiene un attivismo selettivo in dossier strategici su risorse minerarie critiche e vie di trasporto

Il presidente Donald Trump ha ulteriormente inasprito le condizioni per entrare negli Stati Uniti, estendendo l’obbligo di cauzione fino a 15.000 dollari per i visti turistici e d’affari (B1/B2), misura che riguarda 38 Paesi, di cui 24 africani. Ufficialmente finalizzata a contrastare l’immigrazione irregolare, la decisione assume un significato politico più ampio, inserendosi in una strategia dell’amministrazione volta a ridisegnare i rapporti con il continente. La cauzione, stabilita caso per caso durante il colloquio consolare, introduce un filtro economico che rende l’accesso agli Stati Uniti estremamente oneroso per cittadini provenienti da Paesi a basso e medio reddito, limitando in pratica mobilità, scambi culturali e opportunità professionali.
La concentrazione della misura sull’Africa non è casuale: Nigeria, Algeria, Senegal, Angola, Uganda, Zimbabwe, Costa d’Avorio e Gabon figurano tra i Paesi colpiti. Il criterio ufficiale è il presunto superamento della durata del visto, ma i dati precisi non sono stati resi disponibili, e molti osservatori ritengono la selezione politicamente orientata, ignorando fattori strutturali di fragilità economica, limitata mobilità globale e asimmetrie nei regimi di visto.
La scelta si inserisce in una linea più ampia di restrizioni, tra cui la tassa di centomila dollari sui visti H1B per lavoratori stranieri specializzati, duramente contestata da università e imprese americane E va aggiunto che mentre i cittadini comuni africani incontrano barriere insormontabili, i multimilionari possono ottenere la cittadinanza USA con la cosiddetta Gold Card, versando un milione di dollari. A Trump, tuttavia, un giudice federale ha riconosciuto i suoi poteri “per motivi economici e di sicurezza nazionale”.
La decisione va letta dunque alla luce dell’approccio trumpiano al continente, caratterizzato da scarso interesse per lo sviluppo strutturale e da un’attenzione quasi esclusiva alla sicurezza. L’Africa viene percepita principalmente come fonte di instabilità: terrorismo, migrazioni, crisi umanitarie. L’obbligo di cauzione trasforma la mobilità africana in un problema di sicurezza più che in un’opportunità di scambio, riducendo le possibilità di relazioni interpersonali, collaborazioni scientifiche e flussi economici legittimi.
Al contempo, Washington mantiene un attivismo selettivo in dossier strategici, come la Repubblica Democratica del Congo o il Corridoio di Lobito, per garantire l’accesso a risorse minerarie critiche e vie di trasporto alternative a quelle gestite dalla Cina. In questi casi, la politica americana non mira alla stabilizzazione politica o allo sviluppo strutturale, ma alla gestione controllata dell’instabilità, consolidando una logica asimmetrica in cui il continente diventa uno spazio da amministrare piuttosto che un partner da costruire.
Dal punto di vista geopolitico, la cauzione sui visti rappresenta una forma di esternalizzazione del controllo migratorio e un chiaro segnale politico: l’accesso agli Stati Uniti diventa un privilegio riservato a chi può permetterselo, mentre la responsabilità ricade sui Paesi africani. Ciò riduce il capitale relazionale africano negli Usa, limitando l’influenza internazionale e il soft power americano, tradizionalmente fondato sulla capacità di attrarre talenti e formare élite straniere.
Questa chiusura selettiva rischia di produrre effetti duraturi in un continente conteso da Cina, Russia, Turchia e Paesi del Golfo, che offrono modelli di cooperazione percepiti come meno condizionanti sul piano politico. Nel breve periodo, iniziative come il Corridoio di Lobito rafforzano la posizione americana; nel medio-lungo termine, però, la mancanza di fiducia, scambi umani e capitale relazionale ne mina la sostenibilità. La politica dei visti mostra così una ritirata strategica mascherata da assertività: nel tentativo di ridurre rischi percepiti, gli Stati Uniti indeboliscono la loro posizione in Africa, privilegiando soluzioni di breve respiro rispetto a partenariati duraturi.
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