Se un robot umanoide sale sul palco come relatore

A Rimini, durante un evento organizzato da Assoparchi alla fiera del turismo, "Agibot A2 Ultra" interverrà sul futuro del lavoro insieme a dirigenti ed esperti. Resta la domanda: vogliamo davvero affidare alle macchine anche lezioni, compagnia e affetti?
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October 14, 2026
Se un robot umanoide sale sul palco come relatore
Agibot A2 Ultra
L’oggetto dell’e-mail è accattivante e invoglia ad approfondire: «TTG 2026: un umanoide sale sul palco. Da relatore». Un clic e si apre il messaggio di posta. L’incontro, organizzato da Assoparchi nell’ambito della fiera internazionale sul turismo, è in programma venerdì 16 ottobre alle 11 a Rimini. Il titolo è: “Io esisto. E tu? Umani e umanoidi nel mondo del lavoro che verrà”. Tra i protagonisti ci sarà anche “Agibot A2 Ultra”, un robot umanoide che interverrà insieme a dirigenti ed esperti del settore. «Abbiamo voluto creare un evento in linea con il tema della fiera, dedicato all’Intelligenza artificiale e a come sta cambiando il mondo del lavoro nel turismo e nei parchi tematici», si legge. Alla richiesta di ulteriori dettagli, l’ufficio stampa non si sbottona più di tanto: «L’obiettivo è proporre una riflessione su come le innovazioni potranno affiancare le persone e contribuire all’evoluzione delle professioni. Sarà interessante ascoltare queste considerazioni proprio dalla voce di un umanoide».
Il manifesto dell'evento
Il manifesto dell'evento
Già, ma siamo sicuri che sia questo il futuro che vogliamo? Non è la prima volta che un robot umanoide sale su un palco. A fine luglio, durante una dimostrazione a Taipei, un robot umanoide alimentato da tecnologia Qualcomm è collassato sulla scena. I tecnici sono intervenuti immediatamente coprendolo con alcuni teli neri prima di rimuoverlo. Il video del “robot defunto” ha fatto il giro del Web, suscitando ilarità, ma ci ha ricordato anche quanto la tecnologia non sia infallibile. Ad Assoparchi auguriamo che l’evento di venerdì fili liscio, ma al di là della riuscita o meno delle performance degli umanoidi forse bisognerebbe riflettere seriamente sull’evoluzione del rapporto tra esseri umani e macchine.
Perché ormai è sempre più evidente: i robot stanno andando oltre i confini delle fabbriche, dove già oggi sgravano le persone dalle mansioni più faticose, dall’automotive alla logistica, per entrare sempre di più nella sfera delle relazioni quotidiane. A fine giugno, in Cina, UBTech ha presentato robot umanoidi destinati a fare compagnia a single e anziani. «Non ti tradiranno mai, ti saranno sempre fedeli e ti ameranno incondizionatamente», hanno assicurato gli ideatori al momento del lancio. Ma la risposta alla solitudine può essere davvero un robot che simula affetto anziché una rete di persone reali?
La rivoluzione tecnologica sta provando a travolgere ogni sfera. Negli Stati Uniti una scuola pubblica dello Stato di New York ha prima annunciato e poi sospeso - per fortuna - il progetto di introdurre in classe “Sally”, un umanoide fisso pensato per affiancare gli studenti nelle lezioni di robotica e informatica. A fermare l’iniziativa sono state le polemiche sulla tutela dei dati, le critiche di insegnanti e famiglie e la mancanza di prove sul fatto che la presenza del robot avrebbe migliorato l’apprendimento.
È questo il punto. Non si tratta di demonizzare l’Intelligenza artificiale, che offre già oggi opportunità straordinarie in campo industriale, medico e assistenziale. Si tratta, invece, di distinguere ciò che una macchina può fare da ciò che è davvero utile ed etico affidarle.
La questione non è se un umanoide possa tenere una conferenza, una lezione o diventare un compagno artificiale, bensì quale idea di società stiamo costruendo mentre affidiamo alle macchine spazi e compiti sempre più ampi, dal lavoro all’educazione, fino alle relazioni affettive. Non tutto ciò che è tecnicamente e tecnologicamente possibile è un progresso. Forse dovremmo chiederci se vogliamo davvero robot relatori, insegnanti o partner. E provare a rispondere da soli, senza chiedere a ChatGPT o a Gemini.

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