Oli, “miele da sballo”: sale il Thc, scende la percezione del rischio

I nuovi "preparati" a base di cannabis possono contenere quantità di principio attivo superiori all’80%. Una trasformazione che accresce i pericoli per gli adolescenti
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June 21, 2026
Oli, “miele da sballo”: sale il Thc, scende la percezione del rischio
Il "miele da sballo" sequestrato dai Carabinieri di Napoli. Una droga a base di cannabis concentrata molto potente e pericolosa /Ansa
Negli ultimi anni la cannabis è stata progressivamente percepita, soprattutto dai più giovani, come una sostanza innocua. La liberalizzazione in diversi Paesi, il crescente utilizzo a fini terapeutici e una comunicazione pubblica spesso superficiale hanno contribuito a diffondere l’idea che i rischi siano modesti o trascurabili. Ma le evidenze scientifiche raccontano una realtà più complessa, soprattutto per gli adolescenti e la salute mentale.
La cannabis resta oggi la sostanza stupefacente illegale più utilizzata dagli adolescenti europei. Preoccupa non solo la diffusione del consumo, ma la riduzione della percezione del rischio. Anche le analisi delle acque reflue effettuate in alcune scuole italiane confermano l’ampia diffusione della cannabis tra i giovani, con consumi in aumento nel tempo.
Spesso si fa confusione tra marijuana e hashish. La marijuana deriva dalle infiorescenze essiccate della cannabis, mentre l’hashish dalla sua resina. Quest’ultimo contiene oggi concentrazioni di tetraidrocannabinolo (Thc), il composto psicoattivo della cannabis, molto più elevate rispetto al passato. La concentrazione di Thc nell’hashish sequestrato è passata in pochi anni dal 7-8% a oltre il 30%.
Accanto ai prodotti tradizionali si stanno diffondendo derivati ad altissima concentrazione di Thc, come oli, cere e preparati conosciuti tra i giovani come “wax” o “miele da sballo”. In questi prodotti il Thc può superare l’80%, rendendoli molte volte più potenti della marijuana tradizionale. Pochi giorni fa tre ragazzi in provincia di Napoli sono finiti in ospedale dopo aver assunto una piccola quantità di questa sostanza acquistata online: un diciassettenne è stato ricoverato in Rianimazione in pericolo di vita. Episodi come questo mostrano quanto sia fuorviante continuare a parlare di “droga leggera”.
Il problema centrale riguarda gli adolescenti, perché il cervello continua a svilupparsi fino ai 20-25 anni, soprattutto nelle aree coinvolte nella memoria e nella regolazione delle emozioni. L’esposizione precoce ai cannabinoidi può interferire con questi processi di maturazione. Studi pubblicati su Jama Psychiatry e Jama Health Forum hanno evidenziato nei giovani consumatori difficoltà scolastiche, riduzione dell’attenzione e un aumento del rischio, anche a distanza di anni, di depressione, ansia e disturbi psicotici, soprattutto nei soggetti predisposti. Preoccupa inoltre la diffusione contemporanea di cannabis, alcol e sigarette elettroniche, la cui combinazione amplifica il rischio di dipendenza e disagio psicologico.
È importante distinguere chiaramente tra uso terapeutico e uso ricreativo della cannabis. Alcuni cannabinoidi possono avere indicazioni cliniche specifiche e rigorosamente controllate, ad esempio in rare forme di epilessia farmacoresistente o nella nausea da chemioterapia non responsiva ai trattamenti convenzionali. Ma per molte delle condizioni per cui la cannabis viene oggi proposta, dall’ansia ai disturbi del sonno fino a varie forme di dolore cronico, le prove di efficacia restano limitate o insufficienti. L’esistenza di alcuni impieghi terapeutici non autorizza però a considerare la cannabis una sostanza priva di rischi. Secondo la review The perils of marijuana use in adolescents , pubblicata nel 2026 sul Journal of Addictive Diseases , circa un adolescente su sei che utilizza cannabis rischia di sviluppare dipendenza.
L’educazione sull’uso della cannabis deve essere chiara e scientificamente fondata, evitando approcci moralistici ma anche semplificazioni che ne minimizzano i pericoli. Ogni eventuale scelta politica sulla liberalizzazione dovrebbe quindi essere accompagnata da un’informazione rigorosa e trasparente. Liberalizzare non può significare banalizzare. Quando si parla di adolescenti e salute mentale, la prudenza non è moralismo: è responsabilità sanitaria e sociale.
Già Professore ordinario di Pediatria Università di Roma La Sapienza

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