La vera gara olimpica è un’Italia che valorizza i giovani

È ora di cambiare. Invece di preoccuparsi di rilasciare attestati succhiando tempo ed energie, gli adulti si impegnino ad insegnare davvero, a incoraggiare e a verificare, ma non in modo burocratico e confuso bensì con l’assunzione di responsabilità
February 11, 2026
La vera gara olimpica è un’Italia che valorizza i giovani
E i ragazzi italiani già venivano su, diceva una canzone dell’amico Dalla e Ron. E mentre tra pandemie e guerre li si designa spesso come sconfortati e inerti ecco i podi delle olimpiadi si riempiono di loro. Atleti meravigliosi, capaci di grandi sacrifici. Belli, meticci, lontani da ideologie e da dichiarazioni banali. E ancora una volta mi chiedo: abbiamo dei ragazzi di cui essere orgogliosi solo perché saltano, danzano, sciano mentre sembra che per realizzarsi nelle professioni occorra loro andar via, a Londra in Australia? L’Italia sembra muoversi bene sulle piste ma ferma come prospettive, guadagni, possibilità di fare famiglia, crescere. Perché? Nello sport vale un principio di realtà che spesso nella società si smarrisce. Insomma, semplificando, potremmo dire che nello sport la riga è uguale per tutti, il minuto è tale per tutti. Insomma le verifiche del merito, della capacità, dell’impegno non sono lasciate a improbabili esami definiti da associazioni di categoria, da percorsi universitari spesso fumosi e inutilmente promettenti. Inoltre, nello sport i corpi dello Stato, dai Carabinieri alle Fiamme Gialle investono sui talenti, promuovono i migliori e questo fa crescere tutto il comparto.
Applaudiamoli dunque, ammiriamo con commozione gli abbracci di questi ragazzi tra loro, con i loro coach, con i loro familiari. Sono il meglio che possiamo vedere in questa Italia che invecchia pur di mantenere rendite di posizione. Abbiamo un mondo adulto che si ripara dalla competizione, e preferisce stipendi bassi ma col fondoschiena parato e non capisce più la poesia della giovinezza, attardandosi in diatribe ideologiche che di ogni banalità fanno lo spunto di scontri grotteschi. Il vero problema che hanno i giovani sono gli adulti. Giusto bearsi, se a uno piacciono queste cose di cerimonie istituzionali. Ma abbiamo un bisogno disperato di una giovane Italia, di queste grida di gioia, di questi muscoli tesi, e delle cadute, delle fatiche, e di questi abbracci. Se vogliamo che davvero le olimpiadi siano una vetrina per un’Italia giovane che chiede più generosità, più severità, più coraggio, allora mettiamo mano alle energie ferme, facciamo saltare organismi e procedure che rallentano e impediscono ai nostri ragazzi di correre non solo in pista.
Molte cose sono da cambiare nella scuola e nell’università, ma innanzitutto credo occorra un intervento forte sull’accesso alle professioni, sui troppi inutili passaggi e certificazioni. Si liberino le energie e certo si fissino linee e tempistiche reali, non si offra una nebbiosa incertezza. Dove perdersi o scoraggiarsi. Le energie dei ragazzi ci sono, non mancano i capitali, occorre che chi governa o vuole governare scommetta su questi ragazzi. Se no le medaglie si faranno opache e gli abbracci ricadranno. Chi ha responsabilità faccia il tiro al piattello verso tutti gli orpelli, le attestazioni burocratiche, le finte assicurazioni di qualità, i percorsi inutilmente lunghi, che stanno scoraggiando i nostri giovani specie i migliori. Se no ogni medaglia conquistata brucerà come una nuova accusa. Non si abbia paura dei ragazzi, non li si sottoponga a continue certificazioni a partire da ridicoli esami di maturità, fino a surreali esami carneficina che dovrebbero garantire con un attestato la capacità di fare una professione, come se non esistessero nella realtà e nell’autocoscienza dei ragazzi le possibilità per una verifica anche dura dei propri talenti. Meglio verifiche dure e reali che percorsi fumosi.
In questi anni abbiamo visto molte delle procedure che avrebbero dovuto promuovere l’ingresso dei ragazzi alle professioni divenire teatro dell’assurdo e materia di contesa giuridica. È ora di cambiare. Invece di preoccuparsi di rilasciare attestati succhiando tempo ed energie, gli adulti si impegnino ad insegnare davvero, a incoraggiare e a verificare, ma non in modo burocratico e confuso bensì con l’assunzione di responsabilità. Laddove mancano coraggio e responsabilità, che sia in una famiglia o in una società complessa i danni li pagano più giovani. Specie quelli che non urlano, non brandiscono cartelli e slogan, ma salutano e se ne vanno. Oppure nutrono un avvilito cuore. Questo è il vero match dell’Italia, la vera Olimpiade.

© RIPRODUZIONE RISERVATA