La Casa della Tenerezza dove le coppie ritrovano se stesse

A Montemorcino (Perugia), il centro di don Carlo Rocchetta accompagna relazioni in crisi verso un nuovo equilibrio. «Separazioni e divorzi aumentano. Ma abbiamo molti esempi di rinascita. Almeno 6 unioni su 10 ripartono su un cammino lastricato di fede. Quanto ci vuole? In genere cinque-sei mesi»
April 24, 2026
La Casa della Tenerezza dove le coppie ritrovano se stesse
Uno dei momenti di incontro alla Casa della Tenerezza sulle colline di Montemorcino (Perugia)
Questa Casa in collina, e lo spirito amorevole che l’abita, avrebbe incuriosito anche Cesare Pavese. Salire sul colle perugino di Montemorcino, l’erta ammantata di alberi secolari e pacifici uliveti che porta alla “Casa della Tenerezza”, è un viaggio dell’anima, in cui spesso le coppie raffreddate dalla passione e lese dall’amore coniugale hanno avvertito un primo segno di salvezza e poi di radicale cambiamento. Qui ad accogliere i tanti cuori nella tormenta, con il suo carisma e il sorriso bonario del buon pastore, c’è don Carlo Rocchetta. Pratese, classe 1943, apre la porta del suo studiolo, dove ogni giorno riceve persone in cerca di un nuovo centro di gravità sentimentale, di una parola di conforto e l’indicazione verso un sentiero spirituale non ancora battuto dai tanti soggetti smarriti. Don Carlo mostra la stanza del refettorio, la cappellina dedicata alla Vergine della Tenerezza dove celebra la Santa Messa («tutte le mattine alle 8.30, è la Messa delle mamme che hanno appena accompagnato i figli a scuola») e la sala riunioni, in cui dal 2000, ogni venerdì si ritrovano le otto coppie cofondatrici del Centro Famigliare. Mogli e mariti di lungo corso, che quando è approdato su questo casolare, un tempo abitato da artigiani, che guarda alla città alta dell’Augusta Perusia, erano dei giovani fidanzati, poi diventati sposi («alcuni matrimoni li ho celebrati io») e oggi genitori di ragazzi e ragazze che popolano la più tenera delle comunità.
«Ci siamo dati diverse diaconie – racconta don Carlo –. Le coppie dei “consulenti” che accompagnano le coppie in difficoltà che bussano alla nostra porta sono due: Alessandra e Paolo e l’altra è Mirella e Fabio. Ognuno di loro vive nella propria casa, con le rispettive famiglie, nei dintorni, poi al venerdì ci si ritrova qui nella Casa per momenti di preghiera che diventano occasioni di ritiro spirituale, per la Santa Pasqua e anche in estate, quando si va una settimana insieme in vacanza, al mare o in montagna. Con loro, il “voto della tenerezza” si rinnova ogni anno. Chi vuole uscire dalla Casa esce liberamente, ma ne rimane comunque amico a vita». Pochi hanno lasciato questo focolare domestico che ne ha riscaldato i cuori e illuminato il tortuoso e comunque affascinante cammino laico. «Questa esperienza origina dalla mia “teologia della tenerezza”, scaturita dalle parole profetiche che papa Giovanni XXIII pronunciò l’11 ottobre del 1962 – in occasione dell’inaugurazione del Concilio Vaticano II – quando alla sera fece il famoso “Discorso alla Luna” rivolgendosi così alla folla di San Pietro: “Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: questa è la carezza del Papa”. Da questo messaggio, colmo come non mai di tenerezza, presero spunto le lezioni che tenevo a Roma all’Università Lateranense e che poi, nel 2000, sono finite nel primo dei quaranta libri che ho scritto: Teologia della tenerezza. Un Vangelo da riscoprire. Il primo a seguirmi in questa direzione fu quella mente incredibile dalla memoria invidiabile che è il cardinal Gianfranco Ravasi, allora monsignore: lo incontrai provvidenzialmente a Loreto e mi disse di voler scrivere la prefazione di quel libro che ebbe l’effetto di mettermi in crisi. Subito dopo averlo pubblicato mi chiesi: ma adesso, concretamente, cosa posso fare? La risposta me la diede l’allora arcivescovo di Perugia e Città della Pieve, monsignor Giuseppe Chiaretti, il quale sapendo che ero alla ricerca di un centro dove divulgare la tenerezza mi disse: “Vieni da noi, c’è una casa per te”».
E questa ora è la Casa che accoglie sempre più coppie di fidanzati alla ricerca di risposte per un futuro insieme o coniugi sull’orlo di crisi gravi, che tentano la carta dell’ultima speranza, quella della tenerezza ritrovata. «Separazioni e divorzi purtroppo negli anni sono aumentati, tantissimo. Ma abbiamo avuto anche altrettanti esempi di “rinascita” e questo non per merito mio ma di Dio. Almeno 6 coppie su 10 si ricongiungono, riscoprono l’amore attraverso un cammino che è lastricato di fede, che a volte va solo aggiustata, altre è necessario costruirla dalle fondamenta. Quanto tempo ci vuole? In genere cinque-sei mesi di incontri settimanali, ma dipende. Delle tante storie che potrei raccontare mi viene in mente quella di due coniugi divorziati con un figlio di 9 anni e conviventi con rispettivi partner, i quali, arrivando qui scoprirono di aver commesso un grande errore nell’essersi lasciati. Alla “Casa della Tenerezza” si sono reinnamorati e hanno rinnovato la promessa matrimoniale. Quando sono tornati insieme mi hanno fatto leggere la lettera del loro figliolo che mi commosse, perché chiudeva scrivendo: “Grazie babbo di esserti rimesso con la mamma”. Miracoli? Parola grossa forse, ma di sicuro la Grazia di Dio opera e noi ci mettiamo del nostro. Certo mi commuove tanto anche quando sento alcune coppie che una volta riconciliate hanno sospirato felici: “Benedetta crisi che ci ha fatti ritrovare”».
Alla domenica, fidanzati e sposi, «alcuni anche di una certa età», continuano ad arrivare da tutta Italia, e perfino da Malta, per ascoltare la parola di don Carlo. «La prima cosa che dico loro è: non confondete mai la tenerezza con il tenerume o il sentimentalismo. La tenerezza è una relazione d’amore che ti impegna con il sacramento matrimoniale. A una quindicina di coppie di giovani fidanzati che sto preparando al matrimonio ho detto: fare sesso senza tenerezza è un rapporto vuoto. Fare l’amore con tenerezza invece vuol dire stabilire vera intimità. Le donne capiscono prima e poi lo spiegano ai maschi. A questi ragazzi ora ho chiesto un sacrificio: provate ad astenervi dal fare sesso fino al giorno delle nozze. Hanno accettato, se ce la faranno si incammineranno davvero sulla via della tenerezza». Per rispondere alle crescenti richieste di aiuto, oltre alla Casa madre di Perugia sono sorte altre Comunità della Tenerezza ad Ancona, Trani e Caltanissetta. «Sono Comunità che nascono spontaneamente ma sempre con il benestare e l’assistenza del vescovo locale. Ci sono poi le Scuole di Tenerezza, le ultime sono state aperte a Roma e Napoli. Cresce il movimento di conoscenza e divulgazione della teologia della tenerezza che anche per la Chiesa è una scoperta recente, quanto meno dal punto di vista filologico. «Fino al 2009, nelle varie edizioni della Bibbia la parola “tenerezza” è difficile da trovare. Solo qualche timido tentativo di introdurla nei Salmi, ma per lo più si tendeva a tradurla con il termine ebraico “rachamim” che indica la misericordia o la pietà. La categoria della tenerezza non sminuisce quella della misericordia, ma la prima integra la seconda apportando il “sentire affettivo” che senza la tenerezza non verrebbe percepito».
E questo papa Francesco lo aveva compreso. «Per la Festa del papà, il 19 marzo 2013, nel discorso inaugurale del suo pontificato (era salito al Soglio pontificio il 13 marzo) disse: “Dio si è innamorato della nostra piccolezza e si è fatto tenerezza; tenerezza verso ogni fragilità, verso ogni sofferenza, verso ogni ricerca, verso ogni limite”. Ascoltando quelle parole dalla televisione mi sono emozionato e ho detto tra me e me: finalmente anche il Papa torna a parlare della tenerezza. Lo aveva già fatto papa Wojtyla, ma non da Pontefice, bensì quando era arcivescovo di Cracovia e in un passaggio del suo libro Amore e desiderio scriveva: “Viviamo in un mondo carico di violenza quanto carente di tenerezza”. Con papa Francesco la teologia della tenerezza è “rientrata” in Vaticano vivendo la sua nuova epopea e quando poi lo incontrai in udienza privata nella sala Clementina mi accolse con il mio libro in mano dicendo a tutti, con quel suo modo allegro e divertente: “Questo lo ha scritto lui” ». Sorride divertito anche don Carlo che annuncia una tre giorni a Roma, a settembre, in cui chiamerà a raccolta tutte le Comunità, e le prossime due pubblicazioni. «La prima è quanto mai inedita perché per la prima volta mi rivolgo ai preti con un saggio che si intitola L’abbraccio di Dio. La vita consacrata progetto di tenerezza (edizioni We Can Hope) che presenterò a Palermo a giugno. Il secondo libro in preparazione si intitola Abbracciami. Il diritto dei bambini alla tenerezza (scritto con il giurista Mario Esposito e lo psicologo Silvio Rossi) e parliamo del sacrosanto diritto di un bambino a vivere in una famiglia che contempla un padre e una madre. So già che per questo arriveranno attacchi feroci ma sono consapevole da sempre che il nemico giurato della tenerezza è la violenza. Io parlo esclusivamente con la forza della Bibbia, rifacendomi alla teologia della tenerezza come teologia del cuore trafitto del Crocifisso ma anche all’amore descritto da Dostoeevskij ne I Fratelli Karamazov: “L’amore umile è una forza formidabile, la più grande di tutte, come non ce n’é un’altra”».

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