Il canto degli uccelli, l’umiltà in note. Quando la Creazione diventa musica
Il compositore francese Olivier Messiaen, che ha dedicato al Poverello la monumentale partitura "Saint François d’Assise", era anche un appassionato ornitologo. E nelle voci delle creature alate sentiva ciò che gli uomini non possono udire: la voce degli Angeli

La più grande opera musicale dedicata a san Francesco d’Assisi è la monumentale partitura Saint François d’Assise del sommo compositore francese Olivier Messiaen (1908-1992): 3 parti, 8 scene, 2.000 pagine di partitura, 4 ore di musica. Messiaen ha resistito a lungo alla commissione di Rolf Liebermann per l’Opera di Parigi. Si è infine convinto ad accettare, fondamentalmente per due motivi. Il primo è il fascino di un cammino interiore verso il felice contatto con Dio che non passa attraverso una visione del mondo e della storia che devono essere combattuti come nemici. L’umiltà e l’amore sono capaci di portare alla luce la letizia dell’atto creatore di Dio, anche in ogni evento avverso, anche in sorella Morte. Il secondo motivo – che forse fu quello decisivo – è questo: san Francesco considerava le creature alate come interlocutori sensibili della parola di Dio. Per capire la forza di questo secondo motivo, che può apparire piuttosto inconsueta, bisogna ricordare che Messiaen, studioso appassionato dell’estetica teologica di Tommaso, Bonaventura, Columba Marmion, Hans Urs von Balthasar, è stato un grande e appassionato ornitologo professionale, indirizzato soprattutto al canto degli uccelli delle diverse specie, che il musicista ha inseguito in ogni parte del mondo. Il compositore ha iscritto il frutto della sua ricerca in una grande quantità di partiture. E anche nel suo san Francesco l’eco delle loro voci accompagna costantemente l’itinerario spirituale di Francesco. Nella sua speciale visione teologico-spirituale, Messiaen considera il canto degli uccelli come un vero e proprio luogo teologico. Esso sarebbe l’espressione sonora della creazione più simile alla forma musicale dell’arte dei suoni: dunque l’approssimazione corporea più al libero canto delle creature spirituali, gli Angeli, che gli umani non potrebbero udire in altro modo.
Il filtro di questa composizione musicale è dunque l’affezione con la quale Francesco d’Assisi mi raggiunge. Come credente, ma anche come teologo. Questo transito, infatti, mi ispira l’incanto di una teologia “da” san Francesco – prima che del francescanesimo, o dei francescanesimi – che altrimenti non sarei in grado di sintetizzare (se non in virtù del mestiere, naturalmente, che però qui vorrei lasciare da parte). Messiaen è stato esplicito. Non ha inteso raccontare l’intera storia di Francesco, né insistere sugli aspetti scenografici della sua conversione (la rottura col padre Bernardone, la spoliazione pubblica delle vesti). La sacra rappresentazione è interamente concentrata sul transito spirituale-mistico di Francesco: la via purgativa, che domina la repulsione per a creatura ferita (l’amorevole abbraccio al lebbroso), la via illuminativa, che anticipa la bellezza dell’intimità divina (l’evocativa musica dell’angelo, Atto II, scena 5), la via unitiva, che rende partecipe della redenzione di Cristo (il segno crocifisso delle stimmate). La qualità “francescana” di questo transito mistico – che del resto non è imprigionato nella storia, ma è un ciclo che si ripete nell’anima – è il fatto che esso di dispiega al cospetto degli incerti compagni della prima ora: rendendoli partecipi, anche attraverso le loro ingenuità e paure, di una ricerca del Regno di Dio che coincide con il riscatto del seme di bellezza e di amore che Egli ha messo a dimora in tutta la creazione a venire: comprese le sue precarietà, le sue contraddizioni, le sue ferite. Il percorso mistico di Francesco è un percorso radicalmente discreto della sua anima bambina (nessun lato esibizionistico) e al tempo stesso sapientemente aderente alla quotidianità della convivenza con i suoi fratelli (trasparente, en plein air, come il sole, la luna, il canto degli uccelli). Questa fede – per una volta! – non si interroga angosciosamente sull’origine del male, ma si abbandona lietamente alla destinazione del bene. Nella scena 4, che insieme alla 5, dove una soave melodia anticipa la beatitudine e conduce Francesco al deliquio, forma il nucleo centrale della teologia mistica dell’opera, l’Angelo, che accetta pazientemente la disponibilità dei frati a ricevere lo sconosciuto alla porta, pone proprio la domanda sulla predestinazione: ottenendo una prima volta un ruvido rifiuto a rispondere dal fratello Elia, che lo mette alla porta, e ricevendo alla fine, da fra Bernardo un’ingenua risposta di fede, ma in realtà molto profonda, che lo soddisfa. La riposta, che strappa persino un sorriso, è questa. L’Angelo domanda: «Sei vigile per la tua destinazione? Hai deposto l’uomo vecchio, sei pronto a indossare l’uomo nuovo?». Fra Bernardo risponde: «Quando sarò al cospetto dell’Altissimo, Lui mi guarderà come aveva guardato la moneta di Cesare e mi chiederà “Di chi è l’effigie che traspare sul tuo volto?” E io risponderò: “La tua Signore! la Tua!”».
«Signore! Musica e poesia mi hanno condotto da te! In assenza della verità abbagliami per sempre con il tuo eccesso di verità», dice Francesco. «Dio ci abbaglia per eccesso di verità, la musica ci porta a Dio per difetto di verità», dice l’Angelo: e così la musica fa posto alla trascendenza di Dio che verrà, con il suo eccesso, in un modo che all’idea è sconosciuto. Francesco non è il Santo dell’ecologia cattolica. Francesco è il Santo della creazione divina di ciò che esiste e della sua destinazione: chiunque lo metta al mondo e qualsiasi cosa lo congedi dalla vita. Nella creazione di Dio, la cui verità è l’Apocalisse e non il Big Bang, tutto si tiene, nulla va perduto: tutto quello che deve essere espiato e redento, lo sarà, tutto quello che deve essere consolato e restituito lo sarà. Dall’inizio alla fine, il testo di Messiaen, batte e ribatte sulla testimonianza “francescana” di questo amore per la creatura di Dio: che è il pensiero fisso delle sue istruzioni, delle sue orazioni, delle sue emozioni. Elementare è il lessico verbale di questa esposizione della sua ricerca del regno di Dio, il cui destino fa tutt’uno con la creazione di Dio. Elementare, certo: ma l’arcobaleno musicale delle sue sofisticate armonie rende travolgente l’intreccio fra il canto della Terra, che dobbiamo ad ogni costo avvolgere di benedizione, e gli spiragli delle musiche del Cielo, che trasfigurano di emozione anche le sue dissonanze. I loro adolescenti puntigli). E così mi sento convocato a riconoscere in Francesco – di certo non teologo – il sogno realizzato di tutta la teologia della nostra grande rottura con la benedizione del creato. La teologia moderna, ossessionata dalla emancipazione extra-ecclesiastica del mondo, si è impuntata a confermagli il suo destino “naturale” di perdizione, dal quale soltanto un insperato atto “soprannaturale” di grazia lo può risparmiare. Come se l’atto creatore non bastasse a motivare l’amore libero e sconfinato di Dio, che Gesù ha posto al centro del suo “regno”: il cui luogo è il mondo, non la religione. Questa frattura, che si è radicata nel cuore della nostra teologia e della nostra predicazione, non ha un briciolo di musicalità. Francesco era solo, nella teologia e nella cultura, quando fu folgorato dal Cantico dei contrappunti della creazione nell’unico spazio sonoro dell’intima affezione di Dio (lascia stare l’uccisione psicanalitica del padre, per favore, che non c’entra niente). Di questa teologia, ora, se ne parla, certo: ma la sua musica stenta ad arrivare.
L’Anno Giubilare Francescano, indetto da papa Leone XIV per gli 800 anni dal transito del Santo, è un tempo di grazia che invita tutti a riscoprirne il messaggio di pace, umiltà e fraternità per il mondo contemporaneo. Avvenire vuole contribuire con una serie di articoli domenicali, “San Francesco ci dice che...”, in cui voci credenti e laiche offrono il loro sguardo personale sulla figura del Poverello di Assisi.
Pierangelo Sequeri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





