I giovani e il papa ad Assisi, 
l’inizio di un grande cammino

Il Papa si ritrova giovedì ad Assisi con migliaia di ragazze e ragazzi. Una domanda di religiosità autentica, non sottomissione idolatrica, ma espressione e desiderio di chi confida in una meta
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August 5, 2026
I giovani e il papa ad Assisi, 
l’inizio di un grande cammino
/ SICILIANI
La nostra società non è secolarizzata. Vorrebbero farcelo credere. Ma non è così. Il Papa si ritroverà giovedì 6 agosto ad Assisi con migliaia di giovani. Fa un gesto umano, cioè religioso. Non a caso il ritrovo di giovani è stato favorito dal Comitato nazionale pubblico che presiedo e che verrà ricevuto quella mattina stessa da Papa Leone. Una banale divisione tra laico e religioso è spesso un artificio linguistico. Come in quelli che dicono “questa è una preghiera laica”. Ma se non è rivolta a nessuno non è preghiera, e, d’altra parte, se invece sono parole rivolte a un qualche Ente per quanto misterioso è religiosa. Oppure è una preghiera idolatrica, perché si rivolge a un potente o a uno dei tanti idoli di questo tempo in cui convivono autentica religiosità e idolatria. Da un lato infatti sono molte e multiformi le vie di spiritualità metafisica cercate oggi da persone di tutti i tipi. E d’altra parte, vediamo invece una deriva idolatrica di stampo materialista che conduce a cercare l’appagamento impossibile dell’animo in cose e ricchezze. Anche questo segno è molto forte nella nostra società. Che so, l’idolo della salute, della cosmesi, della natura, della forza o del lusso o altre cose, idoli che chiedono dura devozione para-religiosa anche per evidenti interessi economici. Come è ovvio i confini tra idolatria e autentica religiosità non sono così netti, e occorre sempre rimetterli a fuoco sia nell’esperienza personale che collettiva.
In questi anni, e specialmente in questi di impegno per il Centenario della morte di Francesco, ho visto tanti segni di religiosità: dai tatuaggi simbolici ai braccialetti o collane con il tau, dai gesti durante il mondiale di calcio ai nomi dei cantanti a certi loro testi, e in mille e mille poesie di gente di ogni età. A volte si assiste a un senso religioso confuso, inselvatichito da decenni di diseducazione e anche di vacua melassa offerta da pulpiti e pubblicistica. Un senso religioso che specie tra i giovani ha forme disarticolate, a volte amorfe, quando non contraddittorie. Ma presenti, e non di rado potenti, specie quando la vita viene a bussare con le sue grandi esperienze: la nascita, l’amore, la morte. Dunque il Papa ad Assisi non incontrerà dei ragazzi che si dividono in laici e religiosi, ma ragazzi, non solo italiani, che nella testimonianza di san Francesco che si fa loro incontro “pur grondante di secoli e immagini” trovano un riferimento alla loro domanda religiosa.
Una domanda, appunto. Perché la religiosità non è una fredda acquisizione di certezze teologiche né tantomeno morali, ma è un grido, un sospiro che sospinge un cammino, accidentato e confuso quanto si vuole, ma verso quel Mistero che in Francesco si rivela Altissimo Onnipotente e Buono. Lo sa bene l’agostiniano Papa Prevost. Il cuore di un uomo è un abisso – e come lo sente una persona giovane! – che può essere colmato solo da un Abisso. La vita, diceva il santo e poeta Wojtyla, interpretando anche il percorso di san Francesco, santo e poeta, è la realizzazione della giovinezza e del suo desiderio di pienezza. La religiosità è un cammino, l’idolatria una sottomissione. Proprio all’inizio dei giorni in cui i frati Minori della Porziuncola hanno convocato le “stuoie” dei giovani, secondo lo stile e il nome dei raduni dei “bro” di Francesco, si aprirà lì vicino la sede del Cammino di Francesco (www.camminodifrancesco.it) che grazie al Comitato Nazionale e alle Regioni e ai Ministeri e alla città di Assisi rappresenta una proposta analoga e forse più suggestiva rispetto al Cammino di Santiago. L’uomo religioso cammina. Confida in una meta.

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