«Don, mi hanno scaricato qui». Il modello Albania in una storia vissuta
Il racconto di un giovane senegalese trascinato da Milano al centro di Gjadër, dove ha fatto una video call con un giudice (di Milano) che l’ha rispedito in Italia, a Brindisi. La chiamano "movimentazione di persone"

«Don, mi hanno scaricato a Brindisi dall’Albania. Mi riprendi in dormitorio, che non so dove andare? E… mi paghi il biglietto del treno?». Un ragazzo senegalese, che avevo accolto dal carcere al dormitorio Domus Madre Teresa della mia Parrocchia di S.Anna, in Busto Arsizio. Aveva poi preso il largo, trovando dove dormire e un posto di lavoro. Insomma: sembrava tutto Ok.
Un giorno, a Milano, lo fermano. «Documenti?». Lui aveva appena fatto la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno. Certo, non aveva ancora avuto la convocazione per la valutazione del rinnovo. I precedenti penali hanno vinto: tradotto al centro per il rimpatrio di via Corelli. Passano due mesi e mezzo. Poi, «con l’aereo don!» viene portato nei centri in Albania. Il modello che l’Europa avrebbe appena “battezzato”. Passa una settimana. Udienza in video call con un giudice di… Milano! Sì sì: portato da Milano a Gjadër per vedere online un magistrato del tribunale meneghino. Il quale, disarmante, dice: beh, la richiesta di rinnovo di permesso di soggiorno, finché non viene validata o negata, è valevole per stare sul territorio italiano. Il nostro viene imbarcato e portato a Brindisi. Fine della storia. Meglio, la storia finisce poi nel dormitorio della Parrocchia, per un nuovo avvio.
Un giorno, a Milano, lo fermano. «Documenti?». Lui aveva appena fatto la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno. Certo, non aveva ancora avuto la convocazione per la valutazione del rinnovo. I precedenti penali hanno vinto: tradotto al centro per il rimpatrio di via Corelli. Passano due mesi e mezzo. Poi, «con l’aereo don!» viene portato nei centri in Albania. Il modello che l’Europa avrebbe appena “battezzato”. Passa una settimana. Udienza in video call con un giudice di… Milano! Sì sì: portato da Milano a Gjadër per vedere online un magistrato del tribunale meneghino. Il quale, disarmante, dice: beh, la richiesta di rinnovo di permesso di soggiorno, finché non viene validata o negata, è valevole per stare sul territorio italiano. Il nostro viene imbarcato e portato a Brindisi. Fine della storia. Meglio, la storia finisce poi nel dormitorio della Parrocchia, per un nuovo avvio.
Beh insomma, qualche domanda nasce. Sul senso della cosa. Sui suoi costi. Sul valore per la collettività di questo avanti e indietro dall’Albania. Sull’impiego di personale e quindi, ancora, sul dispendio del patrimonio pubblico per tenere in piedi un sistema… così. E quel personale ha, giustamente, una remunerazione importante, essendo lontani da casa. Se anche solo volessimo fare due conti sulla vicenda che ho raccontato, tra ingresso in via Corelli, due mesi e mezzo di permanenza, il volo aereo di andata e la nave di ritorno... Lasciandolo, per altro, ben lontano da dove era stato prelevato e quindi dai suoi centri vitali e… senza una lira. Certo, lui aveva chi chiamare. Lui.
Ora, il 17 giugno, l’altro ieri, il Parlamento Europeo ha approvato il nuovo Regolamento sui Rimpatri (Return Regulation). Questa riforma introduce ufficialmente la possibilità per gli Stati membri dell’UE di trasferire i migranti in centri situati al di fuori dei confini dell’Unione (i cosiddetti “return hubs”), in Paesi terzi disposti ad accoglierli tramite accordi bilaterali. Il Governo ha esultato. La Premier dichiarò che avrebbe inseguito i trafficanti di esseri umani «su tutto il globo terracqueo». Quegli stessi trafficanti cui papa Leone XIV ha rivolto, a Tenerife, lo stesso monito di S.Giovanni Paolo II ai mafiosi: «Convertitevi!». Sembra una linea in piena continuità. Sembra.
Eppure… la vicenda del nostro giovane amico parla di “movimentazione di persone” dal dubbio valore. Dall’indubbio costo. Venne presentato dalla Premier, il 5.06.24, quello dell’Albania, come un progetto che avrebbe avuto un «effetto deterrenza per chi vuole raggiungere irregolarmente l’Europa e di contrasto ai trafficanti». Quindi i centri dovrebbero demotivare i trafficanti o almeno le persone che scappano dai loro Paesi: «Non andare perché poi ti spediscono in Albania». Certo, mi chiedo se possa tenere ancora il fil rouge con le intenzioni del Santo Padre, che, martedì sera, fuori da Castel Gandolfo, ha dichiarato: «Dire “mandiamo via”, così ci laviamo le mani del problema, non mi sembra una risposta cristiana. Occorre vedere i casi e, soprattutto, trattare con rispetto le persone come persone».
La politica è fatta di intenzioni, di parole. Poi c’è la realtà. Fatta di storie, come quella di un giovane che viene trascinato da Milano in Albania per fare una video call con un giudice di Milano ed essere poi scaricato a Brindisi. Eh insomma… questo andirivieni… un bel traffico!
Cappellano Casa Circondariale Busto Arsizio
Fondatore La Valle di Ezechiele
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