Azzardo e violenza domestica. La doppia dipendenza femminile

Se le donne provano a prendersi cura di un partner patologico, il tentativo di gestire le finanze le espone a maggiore coercizione; se vivono il problema in prima persona, subiscono stigma e isolamento
April 4, 2026
Azzardo e violenza domestica. La doppia dipendenza femminile
/Foto Icp
Prima e durante, aspettando un dopo che potrebbe non arrivare mai, il gioco d’azzardo al femminile è legato alla violenza di genere più di quanto si possa immaginare. Le donne che affrontano da caregiver (formali o informali) la problematica ricadente sul partner (o familiare), provando ad assumere il controllo delle finanze e delle risorse familiari, rischiano di aumentare il rischio di subire violenza domestica. Quante presentano un disturbo da gioco d’azzardo (Dga) in prima persona, la subiscono perché solitamente la problematica è accolta con biasimo, rabbia, pretesa da parte dei loro partner maschi di porre fine alla condotta in tempi brevi e definitivi. Il Dga, dunque, sembra agire da rinforzo rispetto a una violenza già presente nel ménage familiare o all’apparenza ingannevolmente conseguente all’instillarsi della dipendenza patologica nell’uomo o nella donna, al controllo economico esercitato dall’uomo, non giocatore, sulla donna giocatrice e a quello della donna, non giocatrice, sull’uomo giocatore. Non di meno, la situazione non potrebbe che complicarsi ulteriormente in presenza di due partner entrambi giocatori e in concomitanza anche di uso di sostanze psicoattive.
Di fatto non si può definire una causa diretta ma certamente contribuisce ad accentuare frequenza e gravità della violenza agita contro la donna, spesso, in concomitanza con abusi e maltrattamenti economici. Da una ricerca dell’Australian Institute of Family Studies del Governo australiano del 2020, quasi unica sul tema, emerge che le donne vittime di violenza utilizzano le sale da gioco come spazi sicuri per sfuggire fisicamente ed emotivamente a coercizioni di varia tipologia. Tuttavia, ciò aumenta il rischio di sviluppare una dipendenza dal gioco d’azzardo, così come le perdite al gioco esitano, spesso, in ulteriori episodi di violenza da parte del partner, amplificati da tutto quel corollario proprio della dipendenza patologica quali l’indebitamento, la necessità di mentire, lo stigma, il disvalore di sé. Ad ampliare la possibilità dell’instillarsi della dipendenza da gioco d’azzardo patologico nell’universo femminile, vi sono anche la violenza e gli abusi minorile. L’essere stata vittima di violenze e abusi, soprattutto nell’infanzia, infatti, determina, secondo la letteratura scientifica, un maggior rischio per le donne di sviluppare dipendenza comportamentale e ancora più specificatamente da sostanze.
Non si tratta, dunque, di situazioni uniche o di episodicità, ma come precisa Diane Riley, a proposito episodi avversi dell’infanzia (adverse childhood experiences), di un reiterarsi continuo di esperienze vittimogene, dove cambiano gli aggressori, ma non il copione, conducendo da una vittimizzazione primaria ad un vero e proprio determinismo sociale. È stato inoltre riscontrato che schemi disadattivi precoci basati sulla sottomissione e sulla percezione di inadeguatezza possono rappresentare un fattore di vulnerabilità rispetto al gioco d’azzardo come mezzo per far fronte alle emozioni negative prodotte dalla violenza di genere. Come suggerito da un équipe di studiosi dell’Università di Bilbao nel 2024 e da un’ampia ricerca realizzata nel 2022 in Australia, da un punto di vista clinico, la conoscenza dei fattori di rischio legati alle motivazioni del gioco d’azzardo nelle donne è fondamentale per sviluppare programmi di prevenzione e di intervento efficaci in grado di tener conto dell’intersezionalità della violenza domestica legata al gioco d’azzardo e della necessità di supporto tangibile come l’alloggio di emergenza e l’assistenza finanziaria, orientato all’autonomizzazione della vittima e, dove presente, al sostegno e alla valorizzazione del ruolo genitoriale.
L’Osservatorio Nazionale contro il gioco d’azzardo patologico, istituito nel 2015, con un fondo dedicato di 50 milioni di euro e il compito di monitorare il fenomeno, valutandone le più pertinenti politiche di contrasto e tutela per i soggetti a rischio, è stato cancellato dalla Legge di Bilancio del 2025 e sostituito dalla “Consulta permanente dei giochi pubblici ammessi in Italia”, organismo istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) dal D.lgs. 41/2024 (riordino del settore). L’art.66 della L.207 del 30 dicembre 2024, dunque, ha abrogato l’Osservatorio, facendo confluire le risorse economiche, precedentemente dedicate, in un non ben definito Fondo unico per tutte le dipendenze. Dieci anni non sono bastati a ridurre la crescita dell’offerta, anzi. La stessa Legge ha concesso una nuova proroga per le concessioni di giochi in scadenza, introducendo un’ulteriore estrazione settimanale di Lotto e Superenalotto. Nonostante il fenomeno sia in espansione tra le giovani giocatrici d’azzardo online, uno studio Ipsad dell’Ifc-Cnr (2022) osserva che nell’universo femminile all’aumentare dell’età aumenti anche la problematicità legata al gioco d’azzardo online e fisico. Si tratta di donne adulte con una condizione economica più svantaggiata (disoccupata, inoccupata, sottoccupata o percipiente pensione minima, badanti), una maggiore percezione/condizione di solitudine (vedova, separata/divorziata, con figli e nipoti da altre parti del Paese o all’Estero).
Il gioco è frequentemente associato a disturbi di ansia e dell’umore e finalizzato a momenti di ricompensa dopaminergica, ma nel loro riportato anche e soprattutto per cambiare la propria condizione economica o quella della propria famiglia (figli, nipoti). Difronte all’esperienza della perdita di denaro provano senso di colpa, vergogna, fallimento e non per ultimo rischiano di subire più di frequente la rottura del legame familiare (attuale o di origine). Hanno una maggiore propensione per giochi a “strategia zero” (gratta e vinci, le slot machines o il lotto, Bingo). Mentre, tra i giochi online preferiti, vanno ricordati: Among Us, Minecraft, Animal Crossing e Stardew Valley (genere life-sim), Candy Crush Saga. Approcci colorati e rilassanti proprio come quest’ultimo che consiste nello scambiare caramelle adiacenti per allinearne tre o più, centrando specifici obiettivi come raccogliere ingredienti o rompere ghiaccio. Il tutto nel numero più limitato di mosse e con l’ambizione di superare, via via, livelli sempre più difficili. Questi ultimi sono continuamente aggiornati per rendere remota ogni possibile definitiva conclusione del gioco. Generalmente si tratta di giochi gratuiti che non pagano in denaro reale né richiedono specifiche competenze o abilità. Sono strutturati, però, per offrire acquisti in-app (microtransazioni) opzionali per facilitare il gioco comprando vite extra, mosse aggiuntive, potenziamenti speciali (booster). Nei giochi come nella società dei consumi, di cui l’azzardo non è che una delle tante opzioni, si finisce per indebitarsi nel tentativo di avere o anche solo sperare in una nuova vita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA