Elezioni in Perù, sconfitta la sinistra: due leader di destra al ballottaggio

Keiko Fujimori, del partito Fuerza Popular e Rafael Lopez Aliaga, del partito di estrema destra Renovacion Popular, si sfideranno il 7 giugno
April 13, 2026
La sinistra esce sconfitta dalle elezioni presidenziali in Perù, dove due leader di destra - Keiko Fujimori, del partito Fuerza Popular e Rafael Lopez Aliaga, del partito di estrema destra Renovacion Popular - si sfideranno al ballottaggio il 7 giugno. Le proiezioni attribuiscono a Fujimori il 16,8% dei voti e a Lopez Aliaga il 12,9%, poco piu' di un punto percentuale in piu' rispetto al centrista Jorge Nieto, fermo all'11,6%. Secondo il rapporto, dopo i primi tre candidati, il candidato di destra Ricardo Belmont ha ottenuto il 10,1%; il candidato di sinistra Roberto Sanchez il 9,4%; il candidato di destra Carlos Alvarez l'8,1%; e il candidato di sinistra Alfonso Lopez Chau il 7,7%. Secondo gli esperti, sebbene i sondaggi delle ultime ore abbiano mostrato dati molto ravvicinati, ora e' possibile parlare di un quadro molto piu' chiaro. Le proiezioni confermano i risultati degli exit poll, che indicavano Fujimori, figlia ed erede politica dell'ex presidente Alberto Fujimori (1990-2000), come la candidata con le maggiori probabilità di contendersi nuovamente la presidenza del Perù. In attesa dei risultati ufficiali dell'Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE), questa sara' la quarta volta consecutiva che raggiungerà' il secondo turno, dopo essere stata eliminata in questa fase nelle tre precedenti occasioni da Ollanta Humala (2011), Pedro Pablo Kuczynski (2016) e Pedro Castillo (2021). Lopez Aliaga, dal canto suo, si presenterà' a questo turno come leader del partito di estrema destra Rinnovamento Popolare, con il quale ha ricoperto la carica di sindaco di Lima fino allo scorso ottobre, posizione che ha lasciato per candidarsi alla presidenza. La giornata elettorale è stata caratterizzata da problemi nella distribuzione del materiale elettorale in diversi distretti di Lima, che hanno causato ritardi nell'inizio delle votazioni e addirittura impedito il voto in 211 seggi della capitale, privando circa 52.000 persone del diritto di voto.

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