L'automazione industriale cerca talenti. Nuovi potni per unire scuole e imprese

Si chiude a Parma la fiera Sps Italia con iniziative specifiche rivolte ai giovani e al tema della formazione. Il settore fa fatica a trovare profili adeguati sul mercato
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May 28, 2026
L'automazione industriale cerca talenti. Nuovi potni per unire scuole e imprese
Non basta più portare i ragazzi dentro una fiera per mostrare macchine, robot e software. Occorre far vedere che cosa c’è dietro l’automazione: processi che cambiano, competenze nuove, lavori che non sempre hanno ancora un nome chiaro per chi deve scegliere una scuola, un istituto tecnico o un’università. È su questo terreno che Sps Italia, la fiera dell’automazione e del digitale per l’industria che si svolge tutti gli anni a Parma (si è aperta ieri e chiuderà i battenti oggi), prova a spostare il racconto dalla tecnologia alla formazione.
Il tema non è laterale. Le imprese faticano a trovare profili adeguati e la transizione digitale alza l’asticella: le competenze richieste non riguardano più soltanto chi progetta tecnologie, ma anche chi le usa, le governa e le integra nei processi produttivi. E così il disallineamento tra scuola e industria diventa uno dei nodi decisivi per la manifattura avanzata.
Da qui nasce la Sps Italia Academy, il progetto che mette in relazione imprese, università, istituti tecnici, studenti e docenti. Da tre anni in fiera esiste un padiglione dedicato. Ogni anno oltre 5mila studenti visitano l’evento e partecipano alle “Lezioni in fiera”, incontri agli stand degli espositori pensati per trasformare l’innovazione industriale in esperienza diretta.
«Da diversi anni – spiega Donald Wich, amministratore delegato di Messe Frankfurt Italia – la necessità di integrare il mondo della formazione dei giovani all’interno di una fiera nata come tecnologica e commerciale è diventata sempre più evidente». L’Academy, sottolinea, nasce anche da un’esigenza degli espositori: «In un momento di grandi trasformazioni digitali e tecnologiche, con l’Intelligenza artificiale che apre scenari nuovi, per accompagnare l’evoluzione servono competenze adeguate. Il nostro ruolo è cercare di riallineare scuola e impresa, farle incontrare, ma anche sincronizzarle».
Il punto non è trasformare una fiera industriale in una scuola, ma renderla un luogo in cui domanda e offerta di formazione imparino a parlarsi. Le imprese portano bisogni spesso difficili da tradurre in percorsi didattici; i giovani cercano aziende avanzate non solo sul piano tecnologico, ma anche per cultura organizzativa, inclusione e sostenibilità. «L’obiettivo è creare un connubio tra questi due mondi che sia un elemento strategico per il futuro del made in Italy», precisa Wich.
L’esperienza di Messe Frankfurt richiama anche la tradizione tedesca della formazione duale, dove istruzione tecnica e industria dialogano fin dall’inizio. In Italia il terreno è ancora in costruzione: per questo Sps lavora durante l’anno con tappe nelle università, istituti tecnici e aziende, fino all’appuntamento di Parma. In fiera questo lavoro prende forme diverse: studenti che incontrano imprese, lezioni negli stand, laboratori di robotica, confronti su meccatronica, donne e Ict e molto altro. Non è l’elenco delle iniziative a contare, ma il messaggio che le tiene insieme: l’industria contemporanea non è più il luogo degli stereotipi, ma uno spazio in cui tecnologia, creatività, responsabilità e capacità relazionali si intrecciano.
Lo conferma il fatto che oggi l’industria chieda un approccio formativo totalmente diverso: accanto alle competenze tecniche compaiono sicurezza, energia, sostenibilità, soft skills, lifelong learning, equità di genere e ruolo delle famiglie. Per Wich è un passaggio decisivo: «Parlano tutti di mancanza di competenze, però se guardiamo al mondo femminile c’è un potenziale enorme che oggi viene sfruttato solo parzialmente». Le iniziative di Sps, spiega, vogliono favorire ambienti «non solo tecnologicamente performanti, ma anche socialmente sostenibili».
La stessa Intelligenza artificiale cambierà il profilo delle competenze richieste: alcune capacità tecniche verranno ridefinite, mentre crescerà il valore di competenze sociali e trasversali. È qui che la fiera diventa più di una vetrina: un mediatore culturale tra chi innova, chi forma e chi deve scegliere il proprio futuro. Perché la distanza tra scuola e industria non si colma quando un’impresa cerca personale, ma molto prima: quando un ragazzo o una ragazza scoprono che dietro un robot o un algoritmo non c’è un lavoro che scompare, ma un mestiere che cambia.
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