Da gennaio 2026 i pedaggi autostradali aumenteranno dell'1,5%
di Redazione
L'incremento al via da Capodanno, dopo la sentenza della Consulta che aveva giudicato illegittimi i rinvii degli adeguamenti operati dal 2020. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: decisione della Corte Costituzionale e dell'Autorità per i Trasporti su cui non possiamo intervenire
Dopo anni di rinvii e stop decisi dall’esecutivo, dall'1 gennaio 2026 i pedaggi autostradali torneranno ad aumentare. L'incremento tariffario previsto è dell'1,5%, in linea con l’inflazione programmata, e riguarderà tutte le società concessionarie autostradali per le quali è in corso la procedura di aggiornamento dei relativi Piani Economico-Finanziari. Quindi, l’aumento non scatterà su tutte le autostrade, ma riguarderà solo le tratte gestite da concessionarie che stanno aggiornando il loro Piano economico-finanziario, il documento che stabilisce investimenti e livello dei pedaggi. Dove il piano è già definito, i rincari non saranno automatici.
«Ciò è quanto stabilito, a seguito delle decisioni della Corte Costituzionale e di Art (l'Autorità dei trasporti, ndr), sulle quali il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non può più intervenire» ha comunicato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in una nota, che non ha stroncato le polemiche. Le opposizioni attaccano compatte il ministro Matteo Salvini: Pd e Movimento 5 Stelle parlano di un fallimento dell’azione del ministro e accusano il governo di non aver saputo evitare un aumento che peserà sulle tasche dei cittadini e sull’autotrasporto.
La Lega ha respinto le accuse ribadendo che l’aumento dei pedaggi non è una scelta politica, ma la diretta conseguenza delle sentenze della Consulta che già nell’ottobre scorso aveva giudicato illegittimi i ripetuti rinvii degli adeguamenti tariffari disposti dal 2020. Dal punto di vista normativo, la competenza sulla definizione dei pedaggi spetta oggi all’Autorità di regolazione dei trasporti, che stabilisce i criteri tariffari e approva gli aggiornamenti delle convenzioni secondo il principio del “pay per use”, riconoscendo solo gli investimenti effettivamente realizzati.
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