Dal Papa a Zuppi, il filo della comunione al Meeting: «La Chiesa va amata e difesa»
di Paolo Viana, inviato a Rimini
Dal richiamo di Leone XIV a quello del cardinale e presidente della Cei nell'omelia alla Messa domenicale: rompere le enclaves e tornare all'unità

Dal richiamo all’unità di Leone XIV a quello alla comunione del cardinale Matteo Zuppi. La Chiesa cerca di ricucire le ferite di una guerra mondiale che satana, il “divisore”, cerca di portare a tutti i livelli. Questa mattina, l’omelia del presidente della Cei è stata tutta in questa chiave, consegnata sabato dal successore di Pietro, che, come ha detto Zuppi, «ci ha slegato da ciò che divide per legarci al Signore, alla grande messe di questo mondo e quindi tra noi». Rompere le enclaves, dunque, e tornare alla comunità, per «combattere l’inimicizia con l’amicizia».
L’arcivescovo di Bologna ha ricordato la richiesta di Papa Francesco di essere aiutato nella conquista della pace in un mondo sempre più violento e che affidato un preciso mandato ai presenti: «Chi entra al Meeting, esce per amare tutti, a cominciare dai poveri, che richiedono la gratuità dell’amore». Molte le citazioni di Dante e di Leone XVI, per sottolineare la potenza dell’amore cristiano: «Questa forza che “move” e sazia la domanda di eterno e di infinito che tutti portiamo scritta nella nostra debolezza e caducità! Quanta gioia nello sperimentare che siamo affidati a questa Chiesa che è Madre, che raduna una famiglia, universale, tanto più preziosa in una stagione dove prevale l’insolente e pericolosa “cultura della potenza”, la Babele di “io” arroganti e imprevedibili ma anche di “noi” chiusi e contrapposti ad altri noi! Lì trova tanto spazio il divisore e quindi la violenza».
In altre parole, la guerra, ogni guerra è sempre contro Dio e la sua Chiesa, senza se e senza ma. Anche e a maggior ragione quanto il “divisore” prende di mira la Chiesa. Al popolo di Dio spetta non farsi dividere. «Amate sempre la Chiesa! Amate e preservate l’unità. Non offendiamo mai questa Madre e non indeboliamola giudicandola come il mondo, usandole malevolenza, attribuendole categorie mondane - ha commentato nell’omelia -. La Chiesa vive nel mondo ma non è del mondo e proprio perché non è del mondo ne sente la responsabilità, decisiva, per aiutare il mondo a ritrovare se stesso». Come è già emerso durante le Settimane Sociali di Trieste, emerge una sollecitudine particolare nel difendere la Chiesa come espressione cristiana di comunione e corpo mistico; difenderla in particolare dalle divisioni e le critiche mondane.
«Questa nostra Madre - ha detto Zuppi - è anche affidata a ciascuno. Come Giovanni prendiamola con rinnovata passione nella casa del nostro cuore e della nostra vita, con la originalità e la responsabilità di ciascuno, con l’interiorità indispensabile per arricchire la comunione! La Madre non è divisibile – è nostra - e amarla personalmente ci unisce ancora di più». Nello spirito di Trieste, sotto la guida di Pietro.
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