Adoratori riuniti a San Pietro, la forza silenziosa della fede
Grande partecipazione alla Giornata nazionale degli adoratori eucaristici, nella Basilica papale. Le riflessioni dei cardinali Sarah, Reina e Comastri, le testimonianze e la preghiera comune

A distanza di qualche giorno, quando l'intensità dell'evento ha lasciato spazio alla riflessione, spiegano gli organizzatori, è soprattutto un sentimento di gratitudine ad accompagnare il ricordo della Giornata nazionale degli adoratori, celebrata venerdì 23 ottobre nella Basilica di San Pietro. Una grande partecipazione di fedeli, giunti da differenti parte d'Italia, ha caratterizzato una giornata di ascolto, testimonianze e preghiera, accomunati dall'amore per l'Eucaristia. Persone di età e provenienze diverse, impegnate nelle cappelle di adorazione delle rispettive comunità, dove quotidianamente, e spesso anche durante la notte, si alternano davanti al Santissimo Sacramento.
«Io sono con voi tutti i giorni»: la promessa di Gesù nel Vangelo di Matteo ha accompagnato l'incontro, promosso da Adorazione Eucaristica Italia e coordinato da don Antonio Pitetto. Un appuntamento che ha voluto dare visibilità a una realtà ecclesiale discreta ma offrendo ai partecipanti l'occasione di conoscersi, condividere esperienze e riconoscersi parte di un medesimo cammino.
A inaugurare le riflessioni è stato il cardinale Robert Sarah, prefetto emerito della Congregazione per il Culto divino, con una catechesi intitolata «Io Lo guardo ed Egli mi guarda». Il porporato ha ricordato la propria infanzia in Guinea, quando osservava affascinato i missionari spiritani raccolti in preghiera nella penombra della chiesa. «Nessuno mi ha fatto un discorso sulla preghiera. Ho visto uomini che credevano davvero che Qualcuno fosse lì». Da quell'esperienza è nato un rapporto con Dio che Sarah ha indicato come il fondamento della vita cristiana. Forte il suo richiamo alla necessità del silenzio, in una società dominata dal rumore, e al legame inscindibile tra celebrazione eucaristica e adorazione: quest'ultima non è un'aggiunta alla Messa, ma ne prolunga e approfondisce i frutti.
Antonia Salzano, madre di san Carlo Acutis, ha ripercorso l'amore del figlio per l'Eucaristia, centro della sua breve esistenza, e la sua capacità di tradurre la preghiera in gesti concreti di carità. Il cardiologo Franco Serafini ha invece affrontato il rapporto tra scienza e fede attraverso le indagini condotte su cinque miracoli eucaristici, da Lanciano a Buenos Aires, da Tixtla alle località polacche di Sokołka e Legnica. Studi che sollevano interrogativi e offrono spunti di riflessione, senza pretendere di trasformare il mistero della presenza reale in una dimostrazione scientifica.











Nel pomeriggio il cardinale Baldassare Reina, vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, ha proposto una meditazione sull'Eucaristia come sorgente di santità nella vita quotidiana. Attraverso il racconto evangelico dei discepoli di Emmaus, ha sottolineato come l'incontro con Cristo non conduca a estraniarsi dal mondo, ma rimetta in cammino, rendendo più disponibili al perdono, alla carità e al servizio degli altri.
Uno dei momenti più intensi è stato quello dell'adorazione eucaristica, alle 15.30, guidata dal cardinale Angelo Comastri. Dopo le parole e le testimonianze, la Basilica si è raccolta in preghiera davanti al Santissimo Sacramento. La giornata si è poi conclusa con la Messa presieduta da monsignor Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente della Commissione episcopale per la liturgia della Cei, alla presenza di numerosi concelebranti. A condividere l'intero appuntamento anche dom Riccardo Luca Guariglia, abate di Montevergine.
Ora, spenti i riflettori sulla giornata romana, il desiderio è che quanto vissuto non rimanga soltanto un bel ricordo. «Desideriamo qualcosa di più: che questa giornata non sia soltanto memoria, ma diventi uno stimolo a custodire e far crescere questa comunione», è stato ricordato da don Pitetto nel saluto conclusivo. Un auspicio che guarda alle tante cappelle di adorazione sparse nel Paese, alla fedeltà di chi vi dedica parte del proprio tempo e alla possibilità di coinvolgere nuove persone.
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