«Accanto al Papa, in Spagna, ho visto rinascere il mio Paese»
Parla il cardinale Ángel Fernández Artime, spagnolo, già rettor maggiore dei Salesiani, arrivato in Italia con l’aereo che re Felipe ha offerto a Leone. «La folla che ha abbracciato il Pontefice cerca testimoni di gioia»

«Sono stato con il Santo Padre a incontrare i migranti nelle Isole Canarie. Mentre aspettavamo che arrivasse il Papa ho voluto raggiungere quei ragazzi venuti dall’Africa sui barconi. Sono stati i 20 minuti più preziosi di tutto il viaggio così come lo sono state le parole ferme del Papa ai trafficanti di uomini e donne: “Fermatevi, convertitevi”. Non sappiamo se lo faranno ma il grido che il Santo Padre ha lanciato a nome dell’umanità e della Chiesa non lo dimenticheremo mai».

Sono parole del cardinale Ángel Fernández Artime che abbiamo incontrato sabato 13 giugno a Torino, appena tornato da Tenerife. Il guasto dell’aereo che venerdì sera ha fatto ritardare il ritorno di papa Leone dalle Canarie a Roma non ha sconvolto i suoi piani: il cardinale era atteso ieri mattina alle 11 nella Basilica di Maria Ausiliatrice per un convegno sul futuro della vita religiosa. Artime, originario delle Asturie, già Rettore dei Salesiani per due mandati, pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica, è stato invitato dal Papa a seguire il viaggio apostolico in Spagna ed è atterrato con il suo seguito più stretto a Fiumicino, dopo aver volato con il Falcon messo a disposizione da re Felipe. Un treno all’alba per Torino ed eccolo a Valdocco, nella Casa Madre dei Salesiani dove centinaia di persone, giovani, confratelli e religiose hanno accolto «il Rettore emerito» e sono stati i primi ad ascoltare le sue prime impressioni sul viaggio di papa Leone nel suo Paese.
Il cardinale è stato invitato nella Basilica di Maria Ausiliatrice, nel 158° anniversario della consacrazione per mano di don Bosco, a parlare del futuro della vita consacrata a partire dal suo libro-intervista con il confratello don Giuseppe Costa, “Un futuro senza numeri e senza mura: conversazione sulla vita consacrata” (San Paolo).

La sua riflessione ha preso molti spunti dal viaggio appena concluso. Come la necessità del nostro mondo, alla ricerca di senso, di testimoni autentici. «Come tutti, io in particolare che conosco bene la Spagna che soffre come tanti altri paesi gli effetti della secolarizzazione – riflette il cardinale – siamo rimasti molto colpiti dalle migliaia, milioni di persone che in questi giorni hanno seguito il Papa. Allo Stadio Bernabeu di Madrid c’era una moltitudine di persone moltissimi giovani... quello stadio si riempie così soltanto per la finale dei Mondiali di calcio. Questo significa che il mondo ha bisogno di testimoni. Oggi parliamo di vita religiosa: ecco, la nostra gente, anche quella più lontana dalle nostre chiese, ha bisogno di trovare religiosi e religiose che nella loro semplicità vivono felici quello per cui hanno speso la loro vita. Se sei salesiano, per esempio, chi ti incontra nei cortili dell’oratorio, i giovani, devono avere la sensazione di incontrare un uomo che sia felice allora saremo contagiosi e la gente tornerà a cercare risposte di senso nella fede come è accaduto in questi giorni in Spagna».

Che messaggio lancia dalla Spagna Papa Leone all'Europa?
«Mi permetto di dire – è la risposta di Artime – che quello che il Papa ha detto in Spagna vale per tutta l’Europa. In particolare il richiamo alla comunione, all’ascolto, al mutuo rispetto, al ritorno a una società dei grandi valori messi in atto, a non avere paura delle nostre radici cristiane. Credo che l’Europa abbia una parola significativa da dire al mondo se si muove nella giustizia, nella solidarietà e nei grandi valori che l'hanno costruita. Perdere tutto questo significa fare soltanto accordi economici. E l’Europa non è stata fondata per questo».

Qual è stata la tappa del viaggio che più l’ha colpita?
«Sono stati tantissimi i momenti che mi hanno emozionato: come dicevo prima la folla per la Messa allo stadio di Madrid che mi ha dato l’impressione di una moltitudine che lancia un grido del bisogno di fede e di sete di Dio. E poi l'intervento del Santo Padre al Congresso dei Deputati, il Parlamento, un momento di una grande altezza intellettuale e umana. Come spagnolo ringrazio che abbiamo concesso questa opportunità al Papa di parlare come capo di stato, ma anche Vescovo di Roma e della Chiesa universale: i sette minuti di applausi sono stati persino più significativi dei discorsi. Ma soprattutto mi hanno colpito gli incontri con i migranti, con il mondo delle persone scartate, sofferenti, come la visita al carcere in Barcellona. Il Papa ascoltato il grido e il dolore dei più sofferenti del nostro mondo e li ha consolati».
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