giovedì 20 febbraio 2020
Nel briefing sui lavori sottolineata la necessità di maggiore conoscenza tra le Chiese. Patton (custode di Terra Santa): "il documento di Abu Dhabi pietra angolare da far studiare nelle scuole"
Francesco Patton, Francesco Cacucci,  Antonio Raspanti, Juan Josè Omella y Omella, Giuseppina De Simone, Vincenzo Corrado

Francesco Patton, Francesco Cacucci, Antonio Raspanti, Juan Josè Omella y Omella, Giuseppina De Simone, Vincenzo Corrado - Siciliani

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E' una "casa comune" il Mediterraneo, ma i suoi abitanti hanno bisogno di conoscersi di più, di incrementare gli scambi culturali e di fede, in un clima di pace, di rispetto e di amicizia, sia tra le diverse Chiese cristiane, sia tra le religioni, in primis tra cristiani e musulmani. E' uno di punti fermi emersi dalla seconda giornata di lavori dell'Incontro dei vescovi del Mare Nostrum, in corso a Bari (dove domenica arriverà anche il Papa) sul tema "Mediterraneo frontiera di pace".

In merito ai rapporti tra cristiani e musulmani, padre Francesco Patton, custode di Terra Santa, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha riferito che la dichiarazione di Abu Dhabi, firmata dal Pontefice e dall'imam di Al Ahzar è stata inserita tra le materie di studio in tutte le scuole della Custodia. "E' una pietra angolare", ha detto. "I nostri studenti, sia cristiani che musulmani non possono non conoscerla. Inoltre la Dichiarazione è entrata nel curriculum dei seminaristi che si avviano al sacerdozio o alla vita consacrata".

Padre Patton ha partecipato al briefing per i giornalisti che ha fatto il punto sui lavori (i quali si svolgono a porte chiuse, nel Castello Svevo di Bari). Insieme con lui il presidente del Comitato organizzatore dell'incontro, Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, l'arcivescovo di Barcellona, cardinale Juan José Omella, l'arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci e la relatrice del mattino, la teologa Giuseppina De Simone (sul suo intervento riferiamo a parte).

Monsignor Raspanti ha rilazionato brevemente sull'andamento dei lavori. Dopo la relazione introduttiva, i 58 vescovi si sono divisi in sei tavoli di 9-10 persone cadauno e hanno approfondito il dibattito toccando temi come la trasmissione della fede ai giovani, la famiglia, il travaglio dovuto alle guerre, lo svuotamento delle comunità a causa della diapora, il rapporto con l'Islam. Soprattutto è stata sottolineata, ha notato il presule, la necessità di una maggiore conoscenza tra le diverse Chiese, anche tra quelle dei diversi riti in comunione con Roma e tra loro.

Un tema questo ripreso anche da Cacucci. "Non mancano viaggi, scambi e pellegrinaggi, ma spesso di quelle terre conosciamo solo le pietre. Occorre incrementare la conoscenza delle persone". Quelle del Mediterraneo, ha aggiunto l'arcivescovo di Bari-Bitonto, "sono Chiese di popolo molto vive, anche se a volte le nazioni del Nord Europa ci guardano con sufficienza. Invece occorre valorizzare questa ricchezza che può aiutare anche l'annuncio del Vangelo in Europa". E il cardinale Omella ha aggiunto: "La conoscenza reciproca è antidoto anche a quella che il Papa chiama globalizzazione dell'indifferenza".

Rispondendo poi a una domanda, la teologa De Simone ha detto che la strumentalizzazione della fede "non può mai farci contenti" e che "ogni forma di fondamentalismo è sempre una sconfitta".

Il direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali della Cei, Vincenzo Corrado, che moderava il briefing si è fatto portavoce, in conclusione dell'incontro, del "dolore" del cardinale Gualtiero Bassetti e dei vescovi presenti all'Incontro di Bari per l'attentato in Germania. "Esprimiamo solidarietà e preghiera per i fratelli ancora una volta colpiti dalla violenza", ha detto.

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