Il lavoro c'è, le case no: dall'Emilia al Veneto le aziende stanno costruendo alloggi per poter assumere

Nuove alleanze per affrontare crisi abitativa e carenza di manodopera. A Bologna Tper prende abitazioni per autisti; la Maeg in Veneto sviluppa foresterie per gli operai; in Calabria Virtus Lab integra lavoro e casa gratis
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June 17, 2026
Il lavoro c'è, le case no: dall'Emilia al Veneto le aziende stanno costruendo alloggi per poter assumere
Per anni abbiamo ripetuto che il lavoro è la chiave per l’inclusione e per uscire dalla povertà. Nelle grandi città, però, non basta più. Il mercato immobiliare è diventato il primo selettore sociale: decide chi può permettersi di vivere in città e condiziona direttamente la capacità delle imprese di assumere e trattenere personale. Bologna è uno dei laboratori più avanzati di questa nuova saldatura tra politiche del lavoro e politiche abitative. Il “Piano per l’Abitare”, approvato nel 2023, nasce proprio per ridurre la tensione abitativa e dedica un’intera strategia all’»attrazione e trattenimento di talenti nazionali e internazionali». Il Comune ha inoltre messo a disposizione delle imprese 25 alloggi di proprietà pubblica da concedere per circa sette anni alle realtà che si impegnano a riqualificarli e a destinarli a lavoratrici e lavoratori in mobilità geografica. L’elenco delle realtà che hanno manifestato interesse dice molto: Bonfiglioli, City Red Bus, Confcooperative Terre d’Emilia, Consorzio L’Arcolaio, Crif, Lavoropiù, la cooperativa sociale La Fraternità, Legacoop, NCV, Philip Morris, Sfoglia Rina, Tper. Non si tratta di un’operazione di welfare aziendale per pochi privilegiati, dunque, ma di un tentativo di risposta sistemica a un problema che tocca l’intero tessuto produttivo. Le aziende ristruttureranno gli alloggi a proprie spese, li utilizzeranno per un periodo limitato e poi li restituiranno, contribuendo così alla rigenerazione di un patrimonio immobiliare oggi inutilizzato.
Accanto alle politiche pubbliche si stanno muovendo anche singole aziende e cooperative, che hanno capito che la casa è ormai parte integrante del “pacchetto” con cui si prova ad attrarre lavoratori. È il caso di Tper, l’azienda del trasporto pubblico locale di Bologna, che ha avviato un vero e proprio “progetto-casa” per i nuovi autisti dei bus che, oltretutto, fatica a trovare. Oggi sono una trentina quelli a cui l’azienda ha offerto alloggio e sono destinati ad aumentare. Se ci spostiamo sulle colline bolognesi, la cooperativa sociale La Fraternità – promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII – ha costruito a Mercatale di Ozzano dell’Emilia un vero e proprio “campus” del lavoro e dell’abitare: azienda agricola biologica, servizi ambientali, ristorazione, centri socio-educativi, ma anche spazi di vita comunitaria, mensa e luoghi di socialità che accolgono lavoratori e famiglie. Qui l’alloggio non è solo un servizio, ma parte di quella “ecologia integrale” che tiene insieme lavoro, casa, ambiente, relazioni.
In Appennino, diversi Comuni – come San Benedetto Val di Sambro – stanno ripensando il proprio patrimonio abitativo in chiave sociale, leva, altresì, per contrastare lo spopolamento delle periferie. Ma non c’è solo Bologna: se guardiamo al Sud, in Calabria, incontriamo l’esperienza di Virtus Lab, progetto della Fondazione Antonio Emanuele Augurusa, che nasce per rispondere allo “skills mismatch” e offrire percorsi gratuiti di formazione pratica finalizzati all’assunzione, costruiti insieme alle aziende che cercano personale. La novità sta nel fatto che i corsi sono davvero “a costo zero”: lezioni, alloggio, attività, trasferimenti, tutto è coperto dalla Fondazione. «Riceviamo candidature da tutta Italia», spiega il presidente Francesco Augurusa. Non si tratta solo di trovare un lavoro, ma di accompagnare le persone e, quando serve, le loro famiglie in tutte le fasi della vita professionale.
Al Nord, in Veneto, una grande azienda metalmeccanica come Maeg (settore carpenteria e grandi infrastrutture) ha alle spalle quasi cinquant’anni di storia e, già dalla fine degli anni Ottanta, si è scontrata con il problema di reperire manodopera. Prima la ricerca di alberghi e case in affitto, poi la scelta di creare foresterie aziendali. Negli ultimi cinque anni l’azienda ha ristrutturato e ampliato il proprio “parco alloggi”», spiega il Presidente Alfeo Ortolan. «Oggi dispone di circa 120 posti letto attivi, con l’obiettivo di arrivare a 170, distribuiti su cinque siti produttivi. Metà dei circa 500 lavoratori complessivi (tra dipendenti diretti e indiretti) avrebbe bisogno di un alloggio». Le foresterie «offrono camere con bagno, spazi comuni, mense con cucine attrezzate, lavanderie convenzionate. Otto-dieci persone sono assunte stabilmente per occuparsi delle pulizie e della gestione degli spazi». Gli alloggi sono offerti a prezzo calmierato: un investimento che non è solo “benefit”, ma condizione per tenere insieme una forza lavoro sempre più internazionale, con culture e bisogni molto diversi. Ortolan racconta che molti operai, provenienti da Paesi diversi – dall’Est Europa all’Africa – vorrebbero acquistare una casa per portare la famiglia e stabilizzarsi. L’azienda si impegna ad aiutarli a trovare abitazioni accessibili. In tutte queste esperienze si intravede un cambio di paradigma. La casa diventa infrastruttura del lavoro, fattore competitivo per i territori, strumento di giustizia o di esclusione.

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